Elezioni 2018, i diritti LGBT nel programma PD – ecco cosa c’è e cosa manca

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Matteo Renzi ha presentato i 100 punti del programma elettorale del Pd. Tra questi trovano spazio i diritti LGBT. Ma non tutti.

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‘Più forte, più giusta. L’Italia’. Questo lo slogan elettorale del Partito Democratico, che a un mese dal voto ha quest’oggi presentato l’atteso programma elettorale.

Una presentazione in streaming da un’ora e mezza, in cui snocciolare i 100 punti delle 42 pagine del programma. In una di queste, la trentanovesima, si fanno spazio i diritti LGBT, ufficialmente assenti dai 10 punti del programma del centrodestra e dai 20 punti del programma del Movimento 5 Stelle, che non una parola hanno dedicato all’argomento.

Il Partito Democratico ne ha invece utilizzate 2492, sotto la voce ‘Per una cultura dei diritti civili e delle pari opportunità‘.

La legislatura che sta per concludersi ha rappresentato una grande stagione dei diritti civili‘, rimarca il programma, ‘nella quale hanno visto finalmente la luce provvedimenti rimasti finora solo tra le buone intenzioni‘. Ma tanto c’è ancora da fare, con il partito di Matteo Renzi  che promette una battaglia contro l’omofobia con una legge ad hoc.

Nella violenza e nella discriminazione di stampo omofobico e transfobico la peculiarità dell’orientamento sessuale della vittima, ovvero l’essere omosessuale oppure l’essere transessuale, così come l’essere donna nella violenza sessuale contro queste ultime, non sono neutrali rispetto al reato, del quale costituiscono il fondamento‘.

Si torna poi ad una riforma delle adozioni e alla stepchild adoption, rimasta fuori dalle unioni civili a causa del mancato accordo con i grillini e ai diktat degli alfaniani.

Il riconoscimento dei diritti dei bambini e la relativa riforma delle adozioni: tutti i bambini sono uguali, hanno pari diritti dinanzi alla legge a prescindere dalle famiglie nelle quali sono nati. Occorre modificare la legge sulle adozioni ferma al 1983, in quanto non tiene conto delle evoluzioni sociali e del diritto di famiglia‘.

Non una parola sui diritti delle persone transgender, sul divieto assoluto alle teorie riparative, sulla GPA e sul matrimonio egualitario, che a detta di Monica Cirinnà e Tommaso Cerno dovrebbe essere il principale obiettivo del Pd, che invece rilancia sullo ius soli, sulla  parità di genere, in particolare nelle retribuzioni su cui troppo spesso esiste un divario ingiustificato, e sul rifinanziamento del fondo per i centri antiviolenza e per i centri per le vittime della tratta delle donne con incentivazione dei centri protetti, l’inserimento delle donne vittime nel mondo del lavoro, la formazione specifica delle forze dell’ordine e del personale sanitario sugli aspetti della violenza di genere.

Un programma al ribasso, visto quanto c’è ancora da fare in quest’Italia che sui diritti LGBT ha soltanto ora iniziato a smuoversi dall’immobilismo più totale, o un programma centrato su un’ipotetica concretezza, senza promettere i soliti mari e monti per poi ritrovarci con il nulla tra cinque eventuali anni. Agli elettori l’ardua sentenza.

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