Caso Uci Cinemas: lo spot dell’associazione che vuole curare i gay resta in sala

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Le proteste da parte della comunità LGBT e non solo vengono sedate sui social. Nel frattempo lo spot continua ad essere trasmesso.

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Uci Cinemas: è scoppiato un vero e proprio caso.

Il circuito Uci Cinemas è al centro della bufera per aver ceduto ai ricatti di ProVita, associazione ultracattolica e conservatrice (che sostiene, tra le altre cose, che i gay siano pericolosi deviati per la società e vadano curati), e aver riproposto nelle proprie sale uno spot propagandistico volto a denigrare, attraverso stereotipi e luoghi comuni, la pratica dell’utero in affitto.

In seguito ad alcune segnalazioni ricevute nei giorni scorsi da alcuni clienti, Uci Cinemas ha sospeso per tre giorni la programmazione di uno spot contro l’utero in affitto nell’ambito del pre-show che precede la proiezione dei film. Effettuate le dovute e opportune verifiche, il Circuito ha deciso di riammetterla“. Questo si legge nel comunicato striminzito diffuso dalla compagnia: sulla base di quali verifiche? Sulla base di quali pressioni? Sulla base di quali segnalazioni?

Sulla base delle segnalazioni proprio di ProVita, che avrebbe realizzato lo spot: in toni vittimistici l’associazione faceva sapere che “lo spot di ProVita è stato boicottato: UCI Cinemas ne ha infatti sospeso la proiezione, violando così il contratto che prevedeva circa 190 proiezioni prima dei diversi film programmati. La motivazione di questa scelta? Non certo le proteste dei normali cittadini e dei fruitori dei cinema, bensì quella di una associazione omosessualista“.

Tralasciando la dubbia perplessità sull’aver pensato di intraprendere una campagna con un’associazione di estrema destra, proiettata in un luogo simbolo di assoluta libertà come il cinema, sconvolge l’idea di averla voluta reinserire, tra la gioia di Giovanardi e compagnia. “Grazie Uci Cinemas per la sensibilità dimostrata. La ripresa della programmazione salvaguarda la libertà di espressione, in riferimento per di più a una pratica che è penalmente perseguibile», in quanto l’art.12, comma 6, della l.40/2004 prevede l’utero in affitto come reato”.

Le associazioni LGBT non hanno tardato a replicare, organizzando un #BoycottUciCinemas: il problema è che la pagina Facebook creata è stata prontamente resa non disponibile. E come se non bastasse, alcune decine di utenti che hanno protestato attraverso commenti e messaggi sui social del circuito sono stati segnalati e in molti casi bloccati.

Nel frattempo lo spot andrà in onda fino al 5 dicembre: ancora molte persone, e cosa peggiore di tutti molti bambini, lo vedranno.

 

 

 

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