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A. è oggetto di continue prese in giro da parte dei suoi compagni di scuola, anche sui social. Lo aiutano a risolvere il problema i nostri avvocati.

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Mi chiamo A., ho 14 anni, sono di Verona e faccio la terza media. (…) Mi sono accorto allora che alcuni miei compagni di classe con cui non vado d’accordo e che a volte ci litigo, insieme ad altri di altre classi hanno fatto un gruppo su Facebook dove mi prendono in giro, scrivono che sono ricchione e mettono anche delle mie foto. Non posso parlare con i miei genitori sennò scoprono che forse sono gay, anche se magari se ne sono già accorti perchè si vede ma non lo so se voglio parlare con loro. Su questo gruppo non ‘ che ci sono tanti iscritti ma comunque non è giusto e in classe lo capisco che ridono alle mie spalle di nascosto allora ora cerco sempre di sedermi dietro così li vedo. Forse devo solo sopportare oppure esiste un avvocato per queste cose senza che però serva parlare con i miei? Per favore non pubblicate la mia email e il mio nome tanto non l’ho messo e l’email è anonima, se potete rispondermi per favore grazie.

Carissimo,

Purtroppo la tua è una situazione comune e diffusissima, sei a tutti gli effetti vittima di cyberbullismo: in particolare, da quello che leggo, i tuoi “amici” ti stanno diffamando e, caricando online le tue foto, stanno violando la legge sul trattamento dei dati personali (c.d. legge privacy). Atteso il fatto che hai compiuto 14 anni puoi proporre personalmente querela: tuttavia ti consiglio di portare a conoscenza dei tuoi genitori la Tua situazione anche per trovare il modo più opportuno per gestirla con l’aiuto di un avvocato (anche considerando il fatto che i tuoi compagni, dei quali non indichi l’età, potrebbero non avere ancora 14 anni e quindi non essere imputabili del reato).

La cosa che ti consiglio di fare, prima di iniziare qualsiasi tipo di attività legale, è di segnalare il gruppo a Facebook affinché verifichi la violazione della tua privacy e provveda ad oscurare il gruppo (e chiedi ai tuoi amici di fare altrettanto). Credo che in casi come questi, poi, sia fondamentale interessare della grave situazione il Dirigente scolastico e i tuoi professori che possono senz’altro fornirti un aiuto e prendere provvedimenti anche disciplinari nei confronti di questi ragazzi.

Non devi restare e sentirti solo in circostanze come queste, chiedi aiuto a chi ti è vicino!

Un caro saluto.

A cura dell’ Avv. Barbara Indovina, dello studio legale Berti/Ginosa

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Eredità: per le unioni civili valgono le stesse regole del matrimonio?

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Buongiorno, io e il mio compagno stiamo decidendo di unirci civilmente. La mia domanda è la seguente: il mio compagno ( divorziato ) ha una figlia avuta dal matrimonio precedente. Mi spiegate in parole semplici cosa prevede l’unione per quanto riguarda i diritti successori?

Cordialmente, Riccardo

Caro Riccardo,

ti informo che in ambito successorio, l’unione civile è assimilata al matrimonio.

Pertanto, nel caso di decesso (senza testamento) della persona unita civilmente, alla figlia unica spetta metà dell’eredità e l’altra metà spetta alla parte sopravvissuta.

Con il testamento (olografo o pubblico) tali quote dell’eredità possono essere modificate, ma in ogni caso alla figlia deve essere riservata un terzo dell’eredità e un altro terzo alla parte unita civilmente (in altri termini, con un testamento si può disporre liberamente di un terzo dell’eredità, c.d. quota disponibile).

Auguri per la tua futura unione civile.

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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"L'avvocato lo sa" è la rubrica legale con cui gli avvocati di Gay.it rispondono ai vostri quesiti. Ecco la storia di Lorenzo.

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Ciao, mi chiamo Lorenzo, ho 32 anni e sono un trans FM. (…) Ormai da un po’ ho quindi iniziato la mia transizione da femmina a maschio, con tutti i suoi alti e bassi che vi lascio immaginare. Ma sono deciso e convinto, però ora ho deciso di non fare l’operazione perché ho letto e saputo in giro che è una cosa molto invasiva, cioè non so poi tra l’altro come mi troverei una volta operato. (…)

 

Mi spiego, io mi sento maschio e voglio essere maschio e sono maschio! ma per l’operazione vorrei prendermela con più calma. Ora però io vorrei capire se posso comunque fare il cambio anagrafico di genere anche se non effettuo l’operazione oppure lo stato non ti fa cambiare sesso all’anagrafe se non ti operi prima? Su internet non sono riuscito tanto a capire, forse dovrei sentire un legale ma ho pensato di scrivervi prima a voi di Gay.it.


Lorenzo (Firenze)

Caro,

innanzitutto ti invito, qualora non fosse così, a farti seguire da uno psicologo o psichiatra, la cui relazione è in ogni caso imprescindibile per l’iter giurisdizionale.

E’ bene che tu sappia che l’operazione chirurgica di adeguamento di FtM consiste, per giurisprudenza consolidata, esclusivamente nella isterectomia bilaterale (rimozione chirurgica dell’utero). La falloplastica non è ritenuta necessaria ma è semplicemente opzionale.

In forza della sentenza della Corte di Cassazione del 2015 poi, non è più obbligatoria per ottenere il cambio anagrafico (ossia nel tuo caso il cambio del sesso da femminile a maschile e del prenome), l’operazione chirurgica di adeguamento di genere. Sarà, però, necessario instaurare – con tutta la relativa documentazione – un procedimento presso il Tribunale del luogo di residenza che, dopo rigorosi accertamenti, provvederà sulla tua richiesta. Ti devo informare, però, che, una volta ottenuta la sentenza, il risultato è irreversibile, nel senso che sarà molto arduo in un secondo tempo richiedere giudizialmente l’autorizzazione per l’operazione chirurgica, a meno di rivolgersi a strutture private estere.

Una valida alternativa, nel dubbio se ricorrere o meno all’operazione chirurgica, sarebbe richiedere al Tribunale contestualmente sia l’autorizzazione all’operazione sia il cambio anagrafico. Tuttavia, tieni presente che al momento solo alcuni Tribunali consentono il cumulo delle due domande.

Ti faccio i miei migliori auguri per il tuo percorso.

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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Il caso di due pensionati indecisi sul da farsi.

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Siamo due pensionati. Dopo 16 anni insieme, vorremmo unirci civilmente ma ci è stato detto che anche se facessimo un’unione con separazione dei beni, uno dei due – che dovrebbe percepire la pensione sociale non avendo raggiunto i contributi minimi necessari nonostante i suoi 68 anni – perderebbe questo diritto, in quanto viene applicato come dichiarazione il cumulo dei redditi  È proprio così o possiamo trovare un’altra via? Ringrazio anticipatamente per l’eventuale risposta. 

Distinti saluti, 

Lamberto

 

Caro Lamberto,

la legge Cirinnà estende implicitamente le norme sugli assegni sociali previste per i coniugi a coloro che si sono uniti civilmente. Di conseguenza, il diritto a percepire l’assegno sociale sorge, tra gli altri, se si percepisce un reddito al di sotto di una determinata soglia prevista per legge che cambia a seconda che la persona sia coniugata/unita civilmente o meno. Se la persona non è unita civilmente il limite di reddito previsto per l’anno 2016 è pari a euro 5.824,91. Se, invece, il richiedente è unito civilmente il limite di reddito è raddoppiato, ossia pari a euro 11.649,82 e in tal caso si fa riferimento al reddito di entrambe le parti unite civilmente. Le confermo, pertanto, che i redditi sono cumulati. Tuttavia, si potrebbe valutare se optare per una convivenza di fatto. In tale ipotesi, mi dovrebbe fornire ulteriori elementi per vagliare l’idoneità del menzionato l’istituto al suo caso.

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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Se una delle due ricorre alla procreazione assistita, l'altra vedrà riconosciuta la propria genitorialità? Non è automatica, ma una possibilità c'è.

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Gentile avvocato, mi chiamo Tiziana e con Milena siamo una coppia. Stiamo insieme da 11 anni e presto ci sposeremo con le Unioni Civili della legge Cirinnà, ma le scriviamo per un’altra cosa. Sappiamo di coppie lesbiche che vanno all’estero e ricorrendo all’inseminazione artificiale hanno dei bambini. Siccome sia io che la mia compagna vorremmo avere dei figli, stiamo prendendo in considerazione questa possibilità. In particolare pensavamo agli Stati Uniti anche se il problema forse è il costo. Le chiedo questo: ma se una coppia non ha i soldi non può avere figli in questo modo? E poi, se dovessimo riuscire a fare l’inseminazione e la mia compagna avesse quindi questa gravidanza mi pare di capire che io non avrei alcun diritto su nostro figlio? E se facessi un figlio anch’io, i due bambini potrebbero considerarsi fratelli tra loro? Come funziona in questi casi?

Care,

le questioni che mi sottoponete sono tante e complesse. Come noto in Italia solo le coppie di sesso diverso possono attualmente ricorrere alla procreazione medicalmente assistita, di conseguenza, è inevitabile che vi rechiate all’estero.Vi rammento, però, che ci sono diversi paesi europei che permettono alle coppie dello stesso sesso l’inseminazione artificiale.

Con riferimento alla tua domanda, ti evidenzio che il nostro ordinamento non permette il riconoscimento del legame familiare tra il figlio e il genitore non biologico (o genitore sociale). La c.d. stepchild adoption (l’adozione del figlio del partner) inizialmente inserita nella Cirinnà e poi stralciata, avrebbe risolto questa lacuna giuridica. Attualmente,  non contemplando il nostro ordinamento una norma specifica, il genitore sociale può unicamente richiedere, con un procedimento giudiziale, la c.d. adozione in casi particolari. L’adozione in casi particolari, però, produce effetti diversi e più limitati rispetto a quelli di un’adozione legittimante. In particolare e con riferimento alla tua domanda, l’adottato non acquista alcun legame di parentela rispetto ai familiari dell’adottante e quindi i vostri futuri due bambini non sarebbero, dal punto di vista giuridico, fratelli.

Non scoraggiatevi dell’attuale situazione italiana e realizzate il vostro progetto, con la speranza che nel prossimo futuro a suon di battaglie, che sono già in atto, si riesca a tutelare, senza pregiudizi ideologici, l’interesse primario dei bambini.

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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La rubrica legale di Gay.it.

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Gent.le avvocato, io e il mio compagno vogliamo unirci civilmente, io sono di Napoli e lui di Sassari, ancora non viviamo assieme e siamo ancora residenti nelle rispettive città. Leggevo riguardo il cumulo dei redditi: io sono invalido e disabile al 100% e quindi percepisco la pensione di invalidità e inabilità con accompagnamento mentre lui lavora presso privati ma per problemi di salute è a rischio licenziamento e quindi non avrà più redditi e non possiede altro. Se ci uniamo civilmente con la comunione dei beni questa unione mi creerebbe problemi alla pensione? E se è così, come e cosa dovremmo fare? Aspettando una sua cortese risposta la ringrazio anticipatamente,

Domenico

 

Caro Domenico,

con riferimento al tuo quesito, ti informo che in passato era molto dibattuta la questione se il limite di reddito per la corresponsione della pensione di inabilità si riferisse esclusivamente al reddito coniugale o solo a quello personale del soggetto invalido. Il problema è stato risolto (dopo aspri contrasti tra l’INPS e la prevalente giurisprudenza) dal Legislatore del 2013 che ha espressamente stabilito che il limite di reddito per il diritto alla pensione di invalidità debba essere determinato con riferimento al reddito ai fini dell’Irpef, con esclusione del reddito percepito da altri componenti del nucleo familiare di cui il soggetto interessato fa parte. La menzionata norma è applicabile anche per le parti di un’unione civile.

Non mi resta che farti i miei più sinceri auguri.

 

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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"L'avvocato lo sa" è la rubrica legale con cui gli avvocati di Gay.it rispondono ai vostri quesiti. Ecco Filippo, 16 anni, che vuole cambiare sesso prima di diventare...

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Ciao sono Filippo e ho 16 anni sono di Gaeta. Sono molto effeminato da sempre perché da sempre in realtà sono donna, non ricordo mai un momento in cui io sia stato maschio. (…) Quindi da due anni ho deciso che voglio cambiare sesso, solo che c’è un problema: la famiglia. I miei genitori hanno detto che non è un problema se sono gay e se sono effeminato, ma non sono d’accordo sul cambio di sesso ora e dicono che devo aspettare almeno quando compio 18 anni. Secondo me però lo fanno per prendere tempo, e anche quando avrò 18 anni non saranno d’accordo, e poi io non voglio più aspettare. (…) Ogni volta che provo a toccare l’argomento litighiamo e non risolvo niente. Non so se mi potete aiutare…

Caro Filippo,

mi dispiace che i tuoi genitori non siano d’accordo, ma spesso gli stessi hanno bisogno di tempo per metabolizzare una situazione così particolare. Certamente, però, da quanto hai scritto traspare una tua ferma determinazione e questa, sicuramente, ti sarà di aiuto.
Ti invito, innanzitutto, a contattare una struttura specializzata, anche pubblica. Nelle diverse sedute potresti tentare di coinvolgere anche un genitore o entrambi. Tieni presente che, in ogni caso, la perizia psicologica o psichiatrica è necessaria per intraprendere, poi, il percorso giurisdizionale.
Nel caso in cui entrambi i genitori dovessero persistere nel negare il loro consenso al tuo percorso (che inizialmente consisterà nella cura ormonale), potresti richiedere all’Autorità giudiziaria la nomina di un curatore speciale, il quale curerà giudizialmente i tuoi interessi in conflitto con i tuoi genitori.
Purtroppo i tempi della giustizia non sono celeri e quindi armati della necessaria pazienza.

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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Juan ci ha chiesto se, dopo l'unione civile col suo compagno italiano, otterrà automaticamente la cittadinanza. Gli rispondono i nostri avvocati.

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Ciao, sono un ragazzo cubano che vive in Italia da due anni. Tempo fa ho conosciuto un ragazzo italiano e ci siamo innamorati. (…) Ci siamo già informati e abbiamo scoperto che l’Unione Civile si può fare e che grazie alla Cirinnà io potrò anche diventare cittadino italiano. Il mio fidanzato dice che però forse servono molti anni prima di diventare cittadino italiano, ma quindi anche se facciamo l’Unione Civile io comunque devo giustificare la mia permanenza in Italia o la cosa è immediata?

Abbiamo deciso che forse la prossima primavera facciamo l’Unioni Civile in ogni caso, ma intanto volevamo informarci di questa cosa della cittadinanza, poi magari andremo da un avvocato ma intanto abbiamo pensato di scrivere a qualche avvocato online come voi. Juan

Caro Juan,

in forza della c.d. clausola di equivalenza contenuta nella legge Cirinnà, le norme sulla cittadinanza previste per i coniugi si estendono anche a coloro che si sono uniti civilmente.

Pertanto, una volta dichiarata la tua unione civile, hai diritto al rilascio di un permesso di soggiorno per motivi familiari, anche se prima dell’unione eri un cittadino clandestino o irregolare.

Per ottenere, invece, la cittadinanza italiana, grazie a un’unione civile con un cittadino italiano, i tempi variano in base al luogo di residenza. Se siete entrambi residenti in Italia, il periodo richiesto è di 2 anni di residenza dopo la dichiarazione dell’unione civile; se, invece, siete residenti all’estero, devono trascorre 3 anni dalla data della menzionata dichiarazione.

Per qualsiasi ulteriore domanda sono a tua disposizione.

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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Che possibilità ci sono in Italia?

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Salve avvocato, siamo una coppia in provincia di Ferrara ci siamo sposati un mese fa, siamo tornati ora da un bel viaggetto di nozze siamo molto contenti! Vorremmo però realizzare un sogno che abbiamo da tanto ma è difficile: avere un bambino!!! che possibilità abbiamo di avere un figlio? Anche andando all’estero e uno di noi lo adotta? Oppure con la maternità surrogata?Ma poi quando torniamo in Italia che succede al figlio? Abbiamo tante domande e nessuna risposta… vi prego aiutateci!! grazie mille

Innanzitutto auguri per la costituzione della vostra unione civile.

Come sapete, in Italia le parti di un’unione civile non possono adottare un bambino né ricorrere alla gestazione per altri (vietata anche per i coniugi di sesso diverso). Di conseguenza, dovete rivolgervi all’estero per valutare l’una o l’altra strada.

Tenete presente che, considerato lo spazio esiguo della presente rubrica, le possibilità sono molteplici e le stesse devono essere valutate attentamente per ogni singolo casoPer quanto concerne, poi, il riconoscimento in Italia di un bambino adottato all’estero o la trascrizione di un atto di nascita di un bambino nato all’estero, vi evidenzio che si pongono, secondo il caso, diverse problematiche, anche se, fortunatamente, la giurisprudenza è ancora in evoluzione.

In ogni caso non demordete e vi auguro di realizzare il vostro progetto.

 

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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"Sta alla discrezionalità del giudice decidere se un padre transessuale può causare disagi ai figli?"

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Ciao, ho 42 anni e dopo una vita passata mentendo a me stesso e agli altri adesso vorrei iniziare un percorso di transizione per diventare donna. Sono stato sposato, ora sono separato da mia moglie e ho due bambini piccoli avuti con lei. Proprio per i miei figli ho deciso di scrivervi: ho paura che la mia ex con la scusa di non traumatizzarli possa cercare di non farmeli vedere più. Ci sono delle norme che mi tutelano o sta alla discrezionalità del giudice decidere se un padre transessuale può causare disagi ai figli? Grazie, G.

Cara G.,

innanzitutto auguri per il tuo percorso. La tua decisione non fa venir meno il tuo ruolo genitoriale né il diritto dei tuoi figli di averti come genitore. In tutti i casi di separazione bisogna sempre considerare l’interesse primario dei bambini che sono titolari di diritti inviolabili riconosciuti da diverse convenzioni internazionali e dalla medesima normativa italiana. Pertanto, nel primario interesse dei tuoi figli e a prescindere dal tuo percorso, verrà valutata la tua capacità genitoriale, ossia la tua funzione di cura e protezione dei figli.

In bocca al lupo.

A cura dell’ Avv. Giuseppe Enrico Berti, dello studio legale Berti/Ginosa

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