Le unioni civili e la politica che si allontana dal cuore

unioni_civili_serie_b1Un esercito di parlamentari super pragmatici sta aggredendo le vocali del ddl Cirinnà sulle unioni civili, le cancella fino a rendere alcune parole una sfilza di consonanti illeggibili. “Formazione sociale specifica” alle mie orecchie suona così. Il linguaggio dovrebbe servire a spiegare i concetti, in breve, a designare le cose. Ma in questo caso la sua funzione è opposta. “Formazione sociale specifica” non significa nulla, se non il rifiuto di accettare che una coppia di persone dello stesso sesso, magari con figli, possa dirsi famiglia. A questo punto è evidente che siamo inciampati nel paradosso di una legge che, per riconoscere dei diritti, sancisce e rinforza la diseguaglianza. La stessa sorte, in fondo, della legge contro l’omofobia corretta dall’emendamento Gitti Verini, che ne ha stravolto l’essenza.

Molti i commenti di dissenso. Sicuramente i parlamentari che fanno da ponte tra le dinamiche dei diversi gruppi in Commissione Giustizia al Senato e la realtà in crescita fuori da quella stessa aula, stanno agendo in buona fede. Ma questo a volte non basta. A questo punto serve una riflessione, ci dobbiamo chiedere se, nonostante l’investimento emotivo e intellettuale, il risultato dei nostri sforzi ci avvicini o ci allontani dal traguardo che ci eravamo posti. Negli ultimi due anni ho dedicato la mia vita a costruire alleanze sociali intorno ad atti amministrativi che spostassero l’ago della bilancia dei diritti dal concetto di tolleranza a quello di piena uguaglianza. Non è facile, perché le minoranze che cerchi di tutelare e valorizzare spesso sono le stesse che alle urne si illudono di appartenere ad una maggioranza formale che le comprenda. Non è una colpa dei singoli, è l’effetto coercitivo di una macchina del potere che premia sempre gli stessi. Gli stessi fortunati e gli amici che, pur essendolo meno, si rivelano accondiscendenti.

Ora vorrei che anche noi provassimo a cambiare la lettura assuefatta della realtà politica del nostro Paese. Vorrei che tornassimo a dare senso alle parole, insieme. Ancora oggi chi pretende che lo Stato garantisca e tuteli in eguale maniera le famiglie same-sex e le coppie eterosessuali viene in qualche modo ritenuto un disturbatore. Un’insidia per chi ci vuole al confino, una spina nel fianco per chi da vent’anni lima le parole fino a consumarle, un tormento per chi crede che i diritti si conquistino un pezzettino alla volta. Chi chiede a pieno titolo l’uguaglianza, oggi viene sistematicamente piazzato in un’ala oltranzista della sinistra utopica. Eppure, se ci fermassimo ad osservare con attenzione il depauperamento del ddl Cirinnà, la prima cosa che dovremmo notare è che le modifiche approvate ieri in commissione giustizia non rendono affatto conto di un arco di Governo troppo esteso, bensì di uno sguardo politico, a destra come a sinistra, incredibilmente vetusto e inadeguato.

diritti_civili_associazioniL’Europa che circonda il nostro Stivale riconosce il matrimonio egualitario tanto nei Paesi conservatori quanto in quelli progressisti. Ognuno ci arriva in modo diverso, chi per l’estrema tutela dell’istituto matrimoniale in sé, chi perché crede nell’universalità dei diritti. Ci arrivano tutti, ma non noi. Non qui. Qui siamo ancora un “noi” e un “loro”. La stampa di tutto il mondo ha gli occhi puntati su Venezia per via della censura dei libri di favole che raccontano le diverse realtà famigliari. Dal New York Times a The Guardian, alla Foha de San Paulo del Brasile. Il mondo intero ci sta guardando, i Paesi profondamente cattolici quanto quelli di ispirazione francamente laica. Rinunciare oggi al principio egualitario nella sua formula piena è a mio avviso decisamente rischioso. Non solo un cambiamento di forma, ma anche di sostanza. La fiducia accordata a Monica Cirinnà è fuori di discussione.

Ciò che invece va definito con chiarezza è la soglia oltre la quale la scissione tra il piano sociale e quello giuridico entra in aperta contraddizione. Come funamboli su di una corda molto sottile, siamo chiamati a seguire con estrema attenzione l’iter parlamentare di questo disegno di legge. Giudicarlo ora, quando ancora è in corso d’opera, sarebbe funesto. Pur con il cuore in subbuglio, l’auspicio è che nel corso dell’iter del ddl Cirinna’ possano essere inserite delle modifiche sostanziali sia sul piano terminologico che sul piano degli specifici contenuti in funzione di garantire un riconoscimento e una tutela effettiva della famiglia, al plurale. Il diritto deve farsi secondo rispetto alla realtà. Qualora ciò non accadesse, l’invito è che qualcuno faccia un passo indietro, perché se ne possa fare finalmente tutti insieme, uno di vero in avanti.

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