L’eterocrazia è finita: cambiamo noi stessi per poter cambiare gli altri

Una speranza che diventa un desiderio; un desiderio che diventa un obiettivo; un obiettivo che diventa una conquista; una conquista che forse diventerà la comune vita di tutti i giorni. Direi che così possiamo riassumere gli ultimi anni di storia della comunità LGBT.
Un secolo fa eravamo tutti indistintamente ‘pervertiti’, poi, lentamente, siamo riusciti a farci riconoscere come individui uguali agli etero. Da clandestini, costretti a vivere ai margini della società ora possiamo finalmente vantare diritti fino a poco tempo fa inimmaginabili. Dopo tante battaglie anche in Italia finalmente la Legge ci riconosce come cittadini a tutti gli effetti, con tutti i doveri e tutti i diritti. Questo articolo però non vuole essere una celebrazione dell’approvazione del DDL Cirinnà perché, certo, sarebbe fuori tempo massimo. No, questo pezzo vuole essere un’esortazione a portare avanti con ancora più forza la lunga lotta per la totale ed indiscriminata accettazione degli omosessuali, ed anche un invito a non piangersi più addosso.
Il tempo in cui potevamo lamentarci di quanto crudele fosse stata con noi la natura nel farci ‘sbagliati’ è finito, ed è finito anche il tempo del vittimismo: non siamo più vittime indifese in una società eterocratica; gli enormi passi avanti fatti sono la prova che è arrivato il momento di sentirci noi stessi ‘normali’. Come potremo mai essere perfettamente amalgamati al resto della società se noi stessi ci costruiamo realtà ghettizzanti e esclusive, come gruppi di amici o locali. Sembra di essere passati dall’estremo dell’esclusione da parte degli altri all’estremo opposto in cui noi stessi ci autoescludiamo. In una società ideale non esisterebbe nulla di tutto ciò, non si saprebbe nemmeno cosa sia il coming out tanto dovrebbe essere normale l’omosessualità. Certamente questi sono stati mezzi fondamentali per la nostra autodeterminazione, io stesso quando stringo amicizia con qualcuno sento la necessità di ‘confessare’ subito la mia sessualità, ma è proprio perché anche io faccio questi errori che ne colgo l’illogica assurdità. Ora che lì fuori, tra gli etero, i nostri problemi sono diminuiti credo che sia giusto iniziare a lavorare anche su noi stessi. Per il futuro mi auguro una palingenesi dell’intera comunità LGBT ed in essa mi inserisco anche io: sarebbe fantastico se smettessimo noi per primi di sottolineare il confine che corre tra etero e gay, nella speranza che anche gli altri seguano il nostro esempio.
Pensate quando siete voi gay da soli in un gruppo di ragazze e di fronte ad una ragazza oggettivamente bella vi scappa un apprezzamento: le vostre amiche molto probabilmente vi guarderanno stranite. La stessa cosa succede se siete in mezzo ad altri ragazzi a guardare la partita e sottolineate la prestanza fisica di un giocatore, i vostri amici vi guarderanno storto. Se invece non ci fosse la malizia, se non ci venissero insegnate tutte quelle odiose differenze tra esseri umani forse nessuno ricollegherebbe ogni vostro gesto o parola alla sessualità, prenderebbero un complimento ad una ragazza o ad un ragazzo come una banale osservazione. È questo il mondo che sogno io, un mondo in cui le differenze ci siano ma non ne si tenga conto.
Ed è proprio questo il momento di agire: ora che il Diritto è cambiato è tempo di far cambiare anche la più profonda coscienza degli uomini. Anche se gli etero ci accettano in cuor loro permane la consapevolezza di essere diversi: noi dimentichiamoci di queste differenze così che anche loro se ne dimentichino. In particolare a tutti noi giovani, a noi che nel rosa vediamo solo un colore, a noi che non ci stupiamo di una borsa da uomo, a noi che guardiamo con genuino disinteresse alla fluidità sessuale, a noi viene dato questo pesante compito a cui in parte però già stiamo adempiendo. I nostri genitori erano più moderni dei nostri nonni, e così noi siamo più moderni dei nostri genitori, ma come sempre accade, contro ogni logica temporale, le novità influenzano non solo le nuove generazioni ma anche, paradossalmente, le vecchie. Diamo noi il primo esempio così che la nostra visione delle cose dilagando finisca per contagiare chi ci circonda.

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