Siamo famiglie! E’ l’inizio, non la fine della battaglia

unionicivili5E’ fatta. Il Senato ha approvato la legge sulle unioni civili e presto la Camera farà altrettanto. E’ una legge che non ci piace, perché avremmo voluto molto di più. O è uguaglianza o non lo è, e questa legge non lo è assolutamente, soprattutto dopo aver immolato l’articolo 5 sulla stepchild adoption pur di avere il voto di Alfano. Ora fermiamoci un attimo, però. E ragioniamo.

In Italia mai nessuna legge che riconoscesse i diritti delle coppie omosessuali è arrivata ad essere discussa in Parlamento. Neppure i Dico del 2007, che comunque riguardavano i diritti individuali e non le coppie e suscitarono la reazione compatta della Chiesa che riuscì a farli morire prima di nascere.

Monica Cirinnà e il Pd, con un colpo di mano che ha del coraggioso e dell’incosciente hanno portato a casa un risultato storico. Il Senato ha riconosciuto l’esistenza del nostro amore e lo disciplina in modo molto simile a come fa con quello eterosessuale. E’ uguaglianza? No. E’ una discriminazione? Sì, ma siamo pratici, il rischio di rimanere fantasmi per tanti anni ancora era davvero concreto e se non fosse stato per la determinazione di persone come Monica Cirinnà, la quale si è spesa in questi anni come nessun altro e che ora è ingiustamente insultata, sarebbe finito tutto nel modo peggiore.

Il Pd è riuscito a portare all’approvazione un testo dignitoso, che contiene tutte le tutele che una coppia unita civilmente deve avere e con aperture che aiuteranno parecchio i tribunali e lo stesso Parlamento nel raggiungere quanto prima la piena uguaglianza.

Per costringere Alfano e il suo insignificante NCD a votare il DDL 2081 la legge è stata mutilata di una parte importante, quella delle adozioni, un buco nel cuore, come lo ha definito una commossa Cirinnà, a cui però si può e si deve porre rimedio al più presto. La stessa senatrice ha promesso che lo farà e considerato il suo impegno non ho dubbi che riuscirà a ridefinire la legge sulle adozioni rendendola inclusiva per i figli delle famiglie omogenitoriali.

Sacrificato l’obbligo di fedeltà nella coppia, ma nonostante la fantagiurisprudenza che ha contagiato buona parte della comunità LGBT, è acclarato che si tratta di un danno minimo, anzi, forse spingerà il legislatore a rimuoverlo anche dall’istituto del matrimonio, è un retaggio maschilista che un tempo giustificava i delitti per adulterio.
Per il resto c’è tutto: reversibilità pensionistica, assistenza sanitaria, congedo matrimoniale, comunione dei beni, doppio cognome, assistenza sanitaria, diritto al mantenimento, ricongiungimento familiare, obbligo alimenti post separazione, riconoscimento dello stato di famiglia e anche un’esplicitazione rivolta ai tribunali per agevolare l’adozione speciale secondo la legge del 1983.

unionicivili4Non è un matrimonio, ma garantisce le stesse tutele soprattutto nei momenti meno felici della vita, quando una coppia è alle prese con la malattia, la vecchiaia, e la morte. E‘ un passo epocale per questo Paese e ha anche il retrogusto dolciastro della vendetta, visto che Alfano pur di mantenere le poltrone al Governo è stato costretto a votarla. Nonostante le sue squallide dichiarazioni volte a ricompattare quell’elettorato ultracattolico spaesato che ora giura di non votarlo più, è evidente che ha sputato in faccia proprio ai bigotti che pretendevano abbandonasse il governo. Alfano si è rassegnato al presente, all’Europa dove questa legge sfigura davanti ai matrimoni egualitari, a un’evoluzione sociale e culturale che ormai nessuno può fermare.

unionicivili1Dobbiamo festeggiare. Comprendo il subbuglio della comunità LGBT e condivido rancori e indignazione, ma il brindisi è d’obbligo. Prima non esistevamo proprio. Eravamo definiti amici, o coinquilini come in celebri casi, e ora siamo accesi come tante lampadine che tutti possono vedere e non più ignorare. Credono che essendo una minoranza facciamo poca luce, che non cambierà nulla, ma noi siamo fari nella notte e abbagliamo il mondo. Ancora qualche settimana, il tempo di passare dalla Camera e poi dalla firma di Mattarella e potremo urlare “ECCOCI”, senza che nessuno potrà alzare il ditino per zittirci. Esistiamo, il nostro amore è riconosciuto e tutelato dallo Stato del quale siamo cittadini.

E’ solo un primo passo, d’accordo. Zoppicante sul terreno accidentato di una politica che fa ribrezzo, ma è stato compiuto. Ora sta a noi prendere per mano le famiglie arcobaleno, essere compatti come abbiamo dimostrato di essere in questi mesi e pretendere l’uguaglianza che ci spetta di diritto.

Questa non è la fine.

E’ il principio di tutto.

 

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