A o P: esistono davvero i ruoli attivo e passivo nel sesso?

A o P? Questa è la domanda che più o meno tutti gli omosessuali maschi hanno almeno una volta nella vita ricevuto o fatto. Soprattutto a chi è avvezzo all’utilizzo delle chat d’incontri gay questa non suonerà affatto una domanda nuova o “strana”.  Ma cosa vuol dire essere A o essere P?

Attivo_o_PassivoEssere A è utilizzato come sinonimo ed indicatore di mascolinità e, quindi, anche vari altri aggettivi che culturalmente sono riferiti, ma non riferibili solamente all’essere di sesso maschile come: forza, virilità, intelligenza, indipendenza ecc. Le caratteristiche di chi invece è P vengono, spesso erroneamente, pensate come più tipicamente femminili, come: sottomissione, dipendenza, facile nel concedersi sessualmente.

Insomma anche gli omosessuali non sono esenti dagli stereotipi e pregiudizi culturali riferiti all’uomo e alla donna e a ciò che è considerato maschile e ciò che è considerato femminile.  Anzi, gli stereotipi sono talmente tanti che spesso si legge su vari profili delle chat d’incontri gay cose come: “solo maschili”, “no checche”, “no effeminati” e via dicendo. La stessa parola “passivo” viene spesso utilizzata dagli stessi omosessuali in termini negativi, in quanto richiamante le caratteristiche femminili. Si suppone che l’essere passivi sessualmente sia qualcosa di sbagliato, di negativo.

Questo non fa altro che confermare i pregiudizi nei confronti delle donne e della femminilità esistenti nella nostra società, una società maschilista ed eterosessista, in cui è iper valorizzato il maschio ed il maschile e si sottovaluta ancora troppo spesso la donna ed il femminile. Le persone LGBT che tanto combattono i pregiudizi e gli stereotipi, non riescono però comunque a mettersi in salvo da essi. Quante volte tu che stai leggendo hai utilizzato uno dei seguenti termini in modo dispregiativo per riferirti ad un altro omosessuale maschio?


“Passivaccia”, “troia”, “checca”, “checca isterica”, “sfranta”, “ciucciona”, “donna”, “femmina”….

Come si può vedere, anche termini come “donna” o “femmina” vengono spesso utilizzati in maniera offensiva. Le nostre mamme, le nostre donne e femmine così vengono offese, non gli omosessuali a cui vi riferite, perché nel termine donna e in quello di femmina sono presenti qualità che molti maschi, che si definiscono uomini, non avranno mai. La donna dà vita, la donna sa dare amore, la donna sa prendersi cura, la donna sa lavorare, faticare, la donna è intelligente tanto quanto un uomo e a volte di più; può essere assertiva se vuole e saper imporsi allo stesso tempo. Il linguaggio è importante nel modificare e cambiare quegli stereotipi e pregiudizi contro cui combattete, contro cui combattiamo. Non possiamo meravigliarci se le cose non cambiano quando siamo i primi a non fare nulla perchè ciò avvenga, se nel nostro agire e parlare quotidiano rafforziamo quegli stessi pregiudizi con il nostro modo di esprimerci!

Ma A e P, quindi, cosa significano?

A è inteso come “attivo”, cioè, a livello sessuale sarebbe il partner insertivo; mentre P è inteso come “passivo”, ovvero il partner ricettivo. Ma anche in questo senso esistono davvero nel sesso i ruoli dell’attivo e del passivo?

La sessualità umana, sia eterosessuale che omosessuale, è influenzata fortemente dalla cultura. Questa ha da sempre considerato l’importanza dell’orgasmo maschile, togliendo legittimità all’orgasmo ed al piacere sessuale femminile. Questo si spiega, in termini di importanza, per la procreazione: effettivamente, senza eiaculazione di sperma non vi può essere fecondazione, invece l’assenza di orgasmo nella donna non impedisce l’ovulazione.

In questo contesto la sessualità femminile si concepisce solamente come complementare, ausiliare, all’androcentrismo, cioè la situazione in cui l’uomo e i suoi bisogni sono al centro dell’attenzione, mentre la donna ed i suoi bisogni sono relegati alla periferia.

Ma essere recettivi, avere un ruolo recettivo a livello sessuale, non deve confondersi con passività. Il termine recettività, nell’accezione corrente significa accettazione, non sottomissione e tanto meno inferiorità.

Anche se la metafisica maschilista ha sempre dato maggior importanza sul piano sessuale al forte che al debole, al soggetto invece che all’oggetto, al dare piuttosto che al ricevere, il “ricevere” della donna, e nel nostro caso dell’uomo omosessuale passivo, equivale a collaborare e dare in cambio. Per questo la persona che ha un ruolo recettivo a livello sessuale non deve limitarsi a essere disponibile, ma ha invece il compito di corrispondere con segnali positivi, con azioni e reazioni, esercitando un ruolo di partecipazione attiva. In questo senso, si è arrivati ad utilizzare l’espressione “avere un orgasmo”, che richiama un’azione attiva che si contrappone alla forma passiva di “sentire un orgasmo”.

Bisogna cancellare l’idea sbagliata che il partner recettivo, che sia in rapporti omosessuali omosessuali o eterosessuali, non debba dimostrare che prova piacere o, addirittura, che non possa prendere l’iniziativa. Bisogna comprendere, per vivere a pieno una sana sessualità, che in una relazione sessuale non esiste “l’attivo” ed il “passivo”, e che la sessualità va scoperta insieme, con la stessa disposizione, la stessa libertà, con lo stesso impegno e con la stessa partecipazione.

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