Rising Star Interview #1: Michaela May, cantante ed autrice

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Come ogni salotto che si rispetti, ogni tanto è giusto avere un ospite d’onore. E’ un grande piacere per noi presentare ai lettori italiani Michaela May, e a tutti gli amanti della musica pop, un’artista di origini scozzesi, naturalizzata canadese che nella nostra opinione, e come speriamo concorderete, ha molto da dire.

Un’autrice di canzoni ed una cantante che ha, dopo anni, trovato la sua strada artistica. I suoi pezzi parlano di libertà, di affrontare le restrittive norme sociali, della non accettazione di alcun pregiudizio sulle persone. Iniziando dalle donne, Michaela May, 29 anni, debutta come cantante con il singolo “1954” (il primo Ep dallo stesso titolo seguirà a breve): ritmo incalzante, testo provocatorio e una musica che sa di liberazione dal giudizio altrui e di autodeterminazione. Il pezzo è prodotto da Thomas McKay.

 

Ciao Michaela! E’ un piacere parlare con te!

Lo stesso vale per me!

Il tuo nome è Michaela May o Michaela Wright?

Il mio cognome è Wright, ma il mio nome d’arte è Michaela May che sono i miei primi due nomi.Michaela_May_singer

Chi è Michaela May artisticamente e come persona? Descriviti al pubblico italiano.

Sono un’autrice di canzoni e una cantante pop. Originariamente sono scozzese ma ora vivo in Canada, a Toronto. La patria di Drake, The Weeknd,  Justin Bieber ed altre star. La mia vita artistica è iniziata come autrice di canzoni per altri, ho passato gli ultimi anni a scrivere per altri artisti, migliorando le mie capacità, condensando un lavoro di otto o dieci anni in pochissimo tempo. Come artista indipendente non sapevo quale direzione prendere in realtà, ero abbastanza giovane e non sapevo bene cosa fare, non avevo il controllo della mia arte, di ciò che sentivo o di come mi volevo mostrare e descrivere al pubblico, chi volessi essere. Mi considero prima un’autrice di canzoni che una cantante. Mi sento più a mio agio in studio ad incidere e creare. Pensavo che il mio percorso fosse quello di autrice ed ero grata di ciò perché non è cosa facile lavorare nel mondo della musica. Ma quando scrissi “1954” è successo qualcosa di nuovo: sapevo che era un pezzo speciale e che nessuno avrebbe potuto interpretarlo ad eccezione di me.

Possiamo dire che ti sei riconosciuta come artista con quella canzone.

Assolutamente. Credo di non essere diventata un’artista prima di aver scritto quella canzone, attraverso la quale ho realizzato chi volevo essere. Tutte le altre mie canzoni (che ascolterete molto presto) sono forti e vogliono incoraggiare le persone ad essere ciò che sono. Penso di aver trovato la mia nicchia, il mio posto, la mia voce, cosa voglio comunicare al pubblico e come voglio connettermi con loro. Tutto ciò proviene da una forza dentro di me, perciò supporto anche il vostro lavoro o quello che dite; perché ognuno dovrebbe sentirsi bene nell’essere ciò che è, colore della pelle, modo di vestire. Tu sei tu, autenticamente e nessuno può fare te. Mi ci è voluto molto tempo per capirlo. Ed è così che è nata “1954”, dalla frustrazione che sentivo nella mia vita, per via delle norme sociali e della pressione che ne deriva. Ad un certo punto mi sono chiesta: viviamo nel 2016 come può ancora esistere tutto questo? Da lì ho iniziato a scrivere tutte queste altre canzoni come Michaela May l’artista e non Michaela May l’autrice di altre popstar.

 

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Sei affiliata ad una casa discografica al momento?

No, sono un’artista completamente indipendente.

All’inizio del tuo pezzo “1954” tu canti “Don’t mean to preach but I’ve got a lot to say”. Ti sei rotta dei predicatori, dei giudizi e dei pregiudizi?

Sì, è per questo che è nata la canzone. L’ho scritta da una prospettiva femminile, cose che ho provato per via dell’essere donna: certe forzature sociali. Comunque sia vorrei che ognuno possa leggerci quello che vuole nella canzone, sono tante e diverse le persone che subiscono discriminazioni. So che la canzone può dire diverse cose a persone in differenti condizioni.  Provenienza, orientamento sessuale, razza, genere.  So che le altre persone hanno provato ciò che ho provato anche io. La canzone parla a chiunque è stato ingiustamente giudicato.

Possiamo considerare la tua canzone un nuovo anthem sull’autodeterminazione. Tu pensi che la comunità LGBT venga presa di mira per come si veste o si comporta?

Non sono sicura di conoscerne abbastanza per rispondere alla domanda visto che non sono gay. Non ho fatto esperienza di ciò che avete passato voi. Ma direi che la società ha degli stereotipi su come un gay dovrebbe apparire, di come una donna dovrebbe apparire, dunque credo che sì:  la comunità gay è sottoposta a giudizi ingiusti per come veste o si comporta. Come ho già detto la società ha molti stereotipi al riguardo: un uomo gay si veste così, parla così, una donna lesbica ha i capelli blu o i capelli corti. Tutte idee scorrette sul mondo gay. Ma non vesto i vostri panni, non ho familiarità con queste questioni. So solo che tutto ciò è ingiusto.

E’ ovvio che una cantante canti per tutti ma ti piacerebbe essere, diventare, un giorno un’icona gay?

Oh, mio dio! Adorerei esserlo, sarebbe un sogno che diventa realtà! Tutte le mie cantanti preferite lo sono: Lady Gaga, Kylie Minogue, Madonna. La ragione per cui faccio quello che faccio è comunicare con le persone. Scrivo col cuore, scrivo per come mi sento. Non mi interessa diventare famosa. Quello che voglio è comunicare con le persone concretamente. Se mai diventassi un’icona gay vorrebbe dire che sono riuscita a connettermi con questa comunità, e ciò sarebbe fantastico.

Il tuo video è piuttosto aggressivo, ci piace.

Grazie!

Il video è di forte impatto. Parla di slut shaming? È sempre la stessa vecchia storia? Gli uomini possono fare ciò che vogliono e se lo fanno anche le donne sono delle poco di buono?

Non riguarda lo slut shaming. Riguarda il poco controllo che abbiamo su come siamo percepiti. Riguarda come le norme sociali manipolano le donne. Riguarda la richiesta di perfezione che ancora esiste. A volte sembra proprio di essere ancora nel 1954.

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Nel video alcune persone ti toccano, ti colorano, ti sputano addosso. La situazione è alquanto forte. Tu però, come una combattente, te ne stai ferma sulla tua sedia, dichiarando la tua indipendenza.

Sì, è come una sfida. A dispetto di quello che può accaderti nella vita, di come le persone cercano di manipolarti e giudicarti tu rimani te stesso, un poco ferito ma ancora tu.

Perché c’è un infermiere alla fine del video? È la società che cerca di “ripararti”?

Sì, esattamente. Rappresenta la società che cerca di riparare quello che sono e rappresenta inoltre la pressione sociale attuata sulle donne che ci richiede di apparire sempre belle. È un messaggio duplice.

Che cosa vorresti cambiasse per le donne e la comunità LGBT oggi?

Vorrei che tutti fossimo considerati alla pari. Non vorrei mai danneggiare qualcun altro, ciò che desidero è una completa tolleranza e accettazione delle differenze. Non mi sembra troppo da chiedere, al giorno d’oggi.

Dicci qualcosa riguardo “Factor”. È un fondo canadese per artisti?

Sì! Serve a finanziare gli artisti, per supportare i talenti canadesi. È incredibile. Si basa sul merito della tua musica. Il governo canadese vuole vedere i propri artisti avere successo. È davvero formidabile essere incentivati così sul proprio lavoro.

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Qual è il tuo prossimo passo (nella musica)? Un tour, registrazioni…

1954” va alle radio canadesi in aprile poi ci sarà probabilmente un tour ed è in lavorazione un secondo EP. Ma intanto facciamo uscire il primo, che uscirà quest’estate!

Verrai in Italia tipo per un evento o un Festival?

O mio dio magari!

Lo hanno fatto sia Lana del Rey che Natalia Kills all’inizio delle loro carriere.

L’Italia è il mio Paese europeo preferito! Se fossi chiamata per un festival prenderei sicuramente il primo aereo.

Vuoi aggiungere qualcosa riguardo la tematica femminile ed LGBT?

Mi rendo conto che a livello di diritti civili abbiamo fatto passi avanti ma in “1954” vorrei far capire che a volte fingiamo di aver fatto molti progressi, ma i valori arcaici, questi valori vecchia scuola esistono ancora. Credo che ci sia ancora molto da fare per la comunità LGBT e le donne: ci vogliono far credere il contrario e ci fanno l’esempio delle donne nei consigli di amministrazione, ma a mio avviso non è abbastanza. Vorrei che tutto ciò cambiasse, vorrei il meglio per tutti quanti. Solo per il fatto che siamo nel 2016 molte persone pensano che le donne si lamentino per niente, ma ciò non è vero. Abbiamo fatto dei passi avanti e lo apprezzo ma ancora non basta. Il nostro salario per le stesse mansioni di un uomo è comunque più basso e questa ingiustizia è reale, è un fatto. La comunità trans, inoltre, ha un cammino ancora più lungo. Non penso che riceva tanta attenzione quanto la popolazione gay, dunque dobbiamo fare tutto ciò che possiamo per supportarla e aiutarla.

Michaela_May_singerLa musica può fare ciò: diffondere amore e accettazione in tutto il mondo.

Credo fermamente nel potere dell’arte, nella possibilità di dare forma alla percezione delle persone. Ecco perché sono soprattutto un’autrice di canzoni, perché credo di potermi connettere con le persone e se riuscissi a diffondere amore ed accettazione lo farei per sempre. Io ci credo ancora nel cambiamento e alcuni pensano che io sia pazza. Sono loro che non capiscono che la musica mette in comunicazione le persone ad un livello tangibile. Quando ascolti la mia musica io voglio che tu ti senta più forte. Spero che il video aiuti.

Il video. Lo sputo è vero?

Sì, lo sputo è vero. Sapete perché? Perché alle persone veramente sputano addosso, ai gay veramente sputano addosso. Se non lo avessi fatto veramente mi sarei sentita un’ingannatrice. Lo spettatore ha bisogno di esperire lo sconforto, volevo che le persone si sentissero a disagio guardandolo.

Michaela_May_singerDonald Trump vincerà veramente le elezioni?

In Canada abbiamo Justin Trudeau ma abbiamo anche alcune somiglianze con la politica statunitense. Devo dire che sono interamente, al 100%, contro la visione politica di Trump. Disapprovo ogni cosa che dice.

Qua in Italia continuiamo a combattere per il matrimonio egualitario.

Io credo che non si possano giudicare le persone per come vogliono vivere le loro vite. Voi meritate un marito e una famiglia tanto quanto me. È un diritto umano. Non vi dovrebbe essere negato. Se potessi fare qualcosa, se il mio nome un giorno diventasse ben conosciuto allora farei di tutto per diffondere questo messaggio di amore e accettazione.

La conversazione via skype è durata circa un’ora, ci siamo detti tante cose e siamo finiti a cantare la sua canzone. Amiche subito. Bionda platino, rossetto viola ed una personalità scoppiettante e coinvolgente. Simpatica, umile e di talento. Michaela May, come tutti gli ospiti che vorremmo avere!

// Si ringraziano Marco Lobascio e Ilaria Vichi per l’aiuto nella traduzione dell’intervista a Michaela May. //

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