La sessualità degli italiani: il 13% ha desideri omoerotici
di Caterina Coppola
Martedì 9 Marzo 2010
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Sapevate che gli etero hanno rapporti anali 14 volte in più rispetto ai gay? E che il 13% delle persone prova attrazione per persone dello stesso sesso? Un libro svela la sessualità degli italiani. |
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E' da poco uscito nelle librerie, e fa già molto parlare di sé, il libro "La Sessualità degli Italiani" edito da "il Mulino" e scritto dai professori Marzio Barbagli, docente di Sociologia all'Università di Bologna e autore di "Omosessuali moderni", Gianpiero Dalla Zuanna, che insegna Demografia all'Università di Padova, e Franco Garelli docente di Sociologia della religione all'Università di Torino. Senza falsi pudori, il libro, frutto di uno studio durato anni e che ha coinvolto numerose persone, si propone di indagare a 360 gradi i cambiamenti nei costumi e nelle abitudini sessuali degli italiani, siano essi eterosessuali o omosessuali. Ed essendo il primo testo italiano ad affrontare in maniera così ampia l'evoluzione della cultura sessuale nel nostro paese, il confronto avviene soprattutto con studi simili svolti in altri paesi occidentali.
Abbiamo intervistato il Professor Barbagli per approfondire, soprattutto, gli aspetti legati all'omosessualità e per rispondere ad alcune domande cruciali.
Cominciamo dando i numeri, professore. Il vostro libro è considerato "il rapporto Kinsey italiano". Quanto tempo c'è voluto per realizzarlo e quante sono le persone intervistate.
In realtà, sia io che gli altri autori ci eravamo già occupati di aspetti diversi della sessualità. Per quanto mi riguarda, avevo scritto, con Asher Colombo, "Omosessuali Moderni" dedicato, appunto all'universo omosessuale, mentre gli altri due hanno studiato la sessualità dei giovani. Per questo studio, in particolare, abbiamo iniziato la progettazione e la raccolta dei dati già 4-5 anni fa.
Gli intervistati sono in totale 7300, di età compresa tra i 18 e i 70 anni, con interviste faccia a faccia, anche se la parte del questionario con le domande più delicate è stata auto compilata dall’intervistato e restituita immediatamente all’intervistatore in busta chiusa, perché si trattava di argomenti particolarmente delicati che sarebbe stato più difficile affrontare davanti ad uno sconosciuto. Poi ci sono state circa 120 interviste lunghe, definite 'in profondità', fatte a persone che hanno raccontato fatti e storie precise riguardo alla loro sessualità. E' uno studio molto corposo che è stato finanziato dalla Regione Emilia Romagna, dall'Istat, ma soprattutto dal Cofin del Ministero dell'Istruzione e dell'Università e che ha impiegato circa 380 intervistatori professionisti di Eurisko, seguiti da noi autori e da una nutrita equipe di sociologi e demografi. Ed è la prima volta che uno studio del genere riceve finanziamenti pubblici, non solo in Italia.
Quale tra i tanti dati rilevati è stato per lei il più inaspettato e imprevedibile?
I risultati che io ho giudicato più imprevedibili riguardano sicuramente le differenze tra l'Italia e gli altri paesi in cui sono stati condotti studi simili come gli Usa, la Gran Bretagna e la Francia per esempio nel diffondersi di alcune pratiche quali i rapporti anali e i rapporti orali e anche le differenze nella diffusione tra la popolazione eterosessuale e omosessuale. Una cosa curiosa, ad esempio, riguarda la frequenza dei rapporti anali nella popolazione omosessuale maschile. Contrariamente a quanto generalmente si pensa, i rapporti anali, cui spesso si fa riferimento con espressioni volgari e denigratorie riguardo proprio ai gay, non sono così comuni tra gli omosessuali maschili come invece lo sono tra gli eterosessuali. Non ci sono praticamente differenze nella percentuale di omosessuali che hanno avuto rapporti anali e nella percentuale degli etero. E siccome la popolazione eterosessuale è straordinariamente più numerosa di quella omosessuale, abbiamo calcolato che gli eterosessuali hanno rapporti anali 14 volte in più rispetto agli omosessuali maschili.
Andiamo alla questione che riguarda i nostri lettori più da vicino. La domanda a cui spesso si risponde con numeri nati da studi non italiani è: quanti sono i gay e le lesbiche? Il vostro studio che risposta dà a questa domanda?
Contrariamente a ciò che è stato fatto finora, abbiamo studiato tre diverse dimensioni: coloro che provano o hanno provato attrazione per persone dello stesso sesso, coloro che hanno avuto rappoti omoerotici e coloro che poi dichiarano a se stessi di non essere eterosessuali, ovvero che acquisiscono un'identità bisessuale o omosessuale. E' una distinzione mai fatta prima, ma è importante tenere distinti questi tre aspetti. Coloro che provano attrazione per persone dello stesso sesso sono incomparabilmente di più di chi, alla fine, si dichiara omosessuale o bisessuale. Questo è dovuto al fatto che passare dall'attrazione e dall'avere rapporti omoerotici all'acquisire un'identità non eterosessuale è un processo complesso e difficile sul quale intervegono anche aspetti sociali. In più il numero di chi arriva ad acquisire una identità bisessuale o omosessuale è decisamente maggiore tra coloro che appartengono alle ultime generazioni rispetto a chi appartiene a generazioni precedenti, per ragioni culturali facilmente immaginabili. La risposta alla domanda, quindi, è diversa a seconda che ci si riferisca a coloro che si dichiarano, acquisendo un'identità omosessuale, o che invece si includano anche coloro che provano attrazione per persone dello stesso sesso e/o hanno comportamenti omoerotici. Nel primo caso la percentuale non supera il 3 per cento, mentre nel secondo caso si parla del 13 per cento. Queste tre diverse dimensioni possono essere tappe di un percorso, se così si può chiamare, oppure no. A volte questo iter non si completa, ma non possiamo dire che se la società avesse in generale un atteggiamento molto più positivo nei confronti di chi sente attrazione per persone dello stesso sesso, allora sicuramente tutti coloro che hanno provato sentimenti omoerotici arriverebbero ad acquisire un'identità omosessuale e a dichiararsi.
Chi non fa mai coming out vive una doppia sessualità, una eterosessuale pubblica e una omosessuale nascosta, oppure reprime soltanto quella omosessuale?
Non necessariamente. Uno dei racconti, esemplificativo, raccolti dal nostro studio e che si possono leggere nel libro è quello di un uomo che ricorda di avere avuto più rapporti omoerotici nella sua vita, compresa la volta in cui, trovandosi dal barbiere ebbe un'erezione e, alla richiesta del barbiere di andare fino in fondo, rispose di sì arrivando a raggiungere l'orgasmo. Ciò nonostante, anche se nel corso della sua vita si è interrogato sulla sua identità sessuale, chiedendosi se fosse omosessuale o no, non si considera tale e non perché non ha fatto coming out. Non stiamo parlando della difficoltà di ammettere di essere omosessuali.
Tutti siamo portati a pensare che la gente possa essere omsoessuale o eterosessuale. Anche gli omosessuali spesso sono molto severi con chi si dichiara bisessuale, anche se le associazioni li accolgono tra i loro iscritti. Ci sono studi, però, che dimostrano come ci siano persone tendenzialmente bisessuali e che quindi esiste una fluidità sessuale che non definisce un limite netto tra eterosessuali e omosessuali. Succede anche in età adulta e più spesso alle donne che non agli uomini di ritrovarsi ad avere attrazione per un'altra donna anche dopo un'intera vita vissuta, serenamente, da eterosessuali.
Al Nord si fa più coming out che al Sud, ma questo non significa, stando al vostro studio, che ci siano più rapporti omosessuali o persone omosessuali in genere da Roma in su che non da Roma in giù. Dobbiamo dedurne che l'ambiente in cui si cresce e si vive influisce sul processo di acquisizione dell'identità sessuale?
In realtà questo fenomento è dovuto ai significati attribuiti ai comportamenti. Mi riferisco soprattutto all'omosessualità maschile. A lungo gli uomini hanno avuto rapporti omosessuali senza che questo significasse dichiararsi o riconoscersi, appunto, omosessuali. Questo modo diverso di intedere i rapporti con una persona dello stesso sesso è, oggi, più diffuso al Sud che al ord perché al sud le trasformazioni sono più lente. Ma se uno studio simile al nostro fosse stato fatto 50 anni fa, lo stesso fenomeno sarebbe stato osservato anche al nord. E' quello che accadeva con "i ragazzi di strada" di Pasolini che non si consideravano omosessuali. Questo vecchio rapporto tra comportamenti e identità adesso è sempre più in crisi, maggiormente al nord che non al sud. L'idea di potere avere rapporti omoerotici senza essere omosessuali perde rilievo.
Sono più stabili i rapporti di coppia gay o etero?
Non abbiamo approfondito questo aspetto, ma da quello che si riesce a capire dalle informazioni che abbiamo, credo che siano più stabili i rapporti eterosessuali perché le condizioni sociali rendono molto più difficili i rapporti omosessuali. Chi ha un rapporto omosessuale incontra difficoltà maggiori nella società. Con certezza, però, possiamo affermare che le differenze tra i due tipi di coppie sono diminuite. C'è una tendenza non nota alla convergenza tra la popolazione eterosessuale e quella omosessuale. Tra gli omosessuali si sta affermando, ad esempio, la tendenza a considerare la fedeltà al partner come un valore, cosa spesso difficile da mantenere. Tra gli etero, di contro, si stanno affermando alcuni stili praticati per primi dagli omosessuali come, per esempio, la scarsa divisione dei compiti all'interno della coppia, nella vita domoestica. E' una tendenza che sarebbe stata imprevedibile anni fa.
Non c'è dubbio che se ci fossero delle norme che attribuissero gli stessi diritti agli omosessuali, come la possibilità di sposarsi o adottare figli, unite alla trasformazione generale dell'atteggiamento della società, sicuramente favorirebbero la stabilità nelle coppie omosessuali.
Come mai non avete affrontato la questione della transessualità?
Il numero dei casi è ancora molto limitato e dovrebbero essere studiati come gruppo specifico. Ma in Italia non si studia la sessualità. Dico davvero: io e miei colleghi ce lo siamo potuti permettere perché abbiamo già studiato moltissime altre cose nella nostra carriera, ma nessuno consiglerebbe mai a un giovane ricercatore di studiare la sessualità perché significherebbe stroncarsi la carriera sul nascere. E non sto dicendo che la sessualità viene vista come una cosa peccaminosa, ma semplicemente buffa. Non è un argomento nobile: sulla sessualità si ride, si fanno battute. Anche i miei colleghi, nonostante riconoscano l'importanza di questo aspetto della vita di una società, non studierebbero mai la sessualità. Del resto, per molto tempo, nel nostro Paese più che in altri, il sesso è stato considerato un tabù. Per questo, il fatto di avere avuto anche finanziamenti pubblici per realizzare il nostro studio gli conferisce un valore in più. |
Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum: |
Inviato da:
denis89 (Campania)
Data:
14-03-2010 20:44
Guarda il mio profilo su Me2
Ciao, mi presento, sono Denis sono della provincia di Pesaro-Urbino, ho 20 anni.
Parlo da persona che è apertamente omosessuale e volevo rispondere al commento lasciato da Sergio-Roma.
Io conosco diverse persone che sono eterosessuali, che sono sposati, con figli eccetera, ma cercano di avere rapporti omoerotici, ci sono più persne di quanto ti immagini. Penso ci siano molti più eterosessuali che si "divertono" ad avere raporti anali, che invece, di omosessuali stessi.
In più tu dici che conosci donne che "NON hanno mai avuto rapporti anali, perchè gli fà male", ma ti dico che se non gli hanno MAI avuto rapporti anali non dovrebbero sapere quanto possa far male. No?
vabbè era un osseervazione di come ti eri spiegato...
comunque concordo sul fatto che ci siano molte più persone del 13% ad avere regolarmente rapporti omoerotici ma senza mai dichiararlo, specialmente nella omosessualità maschile.
Per quanto riguarda la bisessualità ti dico che ce ne sono, non moltissimi ma ce ne sono, e non come i quadrifogli!
Conosco anche diversi ragazzi bisessuali che hanno relazioni stabili con ragazze ma regolarmente vivono relazioni nascoste o anche solo puro divertimento con altri dello stesso sesso.
Alcune volte però la bisessualità è solo una fase di trasformazione, c'è chi lo è per tutta la vita ma di quelli ce ne sono non moltissimi, poi ci sono quelli che( compreso me stesso) durante la propria vita vivono un moento di crisi di identità sessuale e vivono il periodo in entrambe le sfere sessuali, fino a che la cosa non si stabilizza in una delle 2 sfere.
Quindi se calcoliamo tutti i bisessuali, che sono solamente bisessuali e lo restano durante tutto l'arco della loro vita allora concordo che siano pochi, forse anche meno dei quadrifogli, ma se si considerano tutti, sia i bisessuali apertamente bisessuali e anche coloro che vivono solo a periodi della loro vita, in maniera bisessuale, allora aumentiamo molto la percentuale.
Il fatto delle ricerche e della veridicità della stessa, concordo in parte su ciò che hai detto, perchè se tutte le persone che hanno partecipato alla riceca fossero come dici tu (e forse anche come te, dato che la cosa l'hai fatta notare tu e il modo in cui lo hai scritto sembrava quasi stessi parlando di te, come se avessi risposto tu all'intervista), che inpratica non fossero sincere e aperte, allora sono convinto che sia stata una perdita di tempo. Ma se le persone fossero un pò più aperte e sincere anche con se stesse, il mondo e vivere in questo mondo sarebbe anche più facile, il mentire di se stessi con se stessi, non è affatto bella come cosa e se accetti di fare un intervista del genere e poi temi nel scrivere ciò che sei realmente e come hai vissuto la tua esperienza e la tua vita, direi che allora si è proprio stronzi(non so se posso scriverlo) bugiadi e meschini.
Chiunque abbia fatto l'inervista penso che l'abbia fatta in maniera pressoché veritiera e in modo del tutto incondizionata e soprattutto consapevole di ciò a cui aveva pertecipato!
Ergo, ritengo per questo che l'argomento possa essere abbastanza serio ed importante e contemporaneamente veritiero(anche se sicuramente impreciso).
vabbè grazie dello spazio, e un ciao a tutti!
;b
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| Inviato da:
blabla__
Data:
10-03-2010 18:04
altro che 13%
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| Inviato da:
CorrettorOrtografico
Data:
10-03-2010 13:16
In realtà fa parte del 13% chi NON ha desideri omoerotici
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| Inviato da:
manliok
Data:
10-03-2010 09:28
Studio NOTEVOLE perché PUBBLICATO e PROVOCATORIO !
Mette in rilievo l'analità come NORMA anche tra ETERO e mette in rilievo il nostro numero : dal 3 al 15% a seconda della NOSTRA capacità di fare COMING OUT.
Vorrei discutere con gli autori a Napoli per esempio di uno studio non sulle TRANS come MONADI ALIENE ma delle trans e dei MARRAZZO cioè i loro partner...
Manlio Coonverti
www.manliok.blogspot. com
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| Inviato da:
Ospite
Data:
10-03-2010 01:28
Mi sembra che questo studio sia deboluccio sul piano metodologico . Hanno affidato alle interviste cliniche dei compiti quantitativi. Rispetto ad altri studi svolti in Inghilterra e svezia è alta la percentuale degli omo praticanti :3% ma questo puo' dipendere dalla distribuzione territoriale del campione .I gay tendono a vivere nei grandi centri dove è piu' facile l'anonimato.
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| Inviato da:
Ospite
Data:
9-03-2010 23:51
[quote="SERGIO ROMA":1ozp1a88]QUESTO STUDIO X ME NON HA NE CAPO NE CODA!
PRIMA DI TUTTO è ASSURDO SOSTENERE CHE CI SONO PIù RAPPORTI ANALI TRA ETERO CHE TRA GAY(in pratica tra gay ormai non esistono più o quasi quelli solo attivi,quindi tutti e ripeto tutti hanno rapporti anali da passivi)NON SOLO TUTTI GLI ETERO CHE SI TOLGONO LA CURIOSITà(ora la chiamano cosi)VOGLIONO IL RAPPORTO DA PASSIVI...IO STESSO CONOSCO DIVERSE DONNE CHE NON HANNO MAI AVUTO RAPPORTI ANALI Xè GLI FA MALE,E NON SONO POCHISSIME............
SECONDO , ALTRO CHE 13 X CENTO IO PENSO CHE, E PARLO SOPRATTUTTO DEGLI UOMINI,LA PERCENTUALE DI QUELLI CHE HANNO REGOLARMENTE RAPPORTI OMOSESSUALI,SENZA PERò DICHIARARLO MAI(a volte neanche a se stessi)SIA MOLTO MA MOLTO PIù ALTA PIù DEL QUADRUPLO.........
X IL CAPITOLO DELLA BISESSUALITà.....STENDIAMO UN VELO PIETOSO...............SE ESISTONO SONO COME I QUADRIFOGLI................
MA !FORSE SBAGLIERò IO....(?????????) MA QUESTI A CHI CAZZO LE FANNO STE INTERVISTE????????????????
E POI SONO CONVINTI CHE BASTA FAR SCRIVERE DELLE RISPOSTE IN BUSTA CHIUSA X AVERE LA VERITà SULL AMMISSIONE DELL OMOSESSUALITà,O DI ALTRE INTIME DOMANDE RIGUARDANTI LA SFERA SESSUALE DELLE PERSONE??????????????????
A BELLI..........PENSARE CHE LI PAGANO PURE X DIRE STE CAZZATE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Immagino che questo intervento sia di Emile Durkheim, il padre della sociologia...
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| Inviato da:
SERGIO ROMA
Data:
9-03-2010 23:34
QUESTO STUDIO X ME NON HA NE CAPO NE CODA!
PRIMA DI TUTTO è ASSURDO SOSTENERE CHE CI SONO PIù RAPPORTI ANALI TRA ETERO CHE TRA GAY(in pratica tra gay ormai non esistono più o quasi quelli solo attivi,quindi tutti e ripeto tutti hanno rapporti anali da passivi)NON SOLO TUTTI GLI ETERO CHE SI TOLGONO LA CURIOSITà(ora la chiamano cosi)VOGLIONO IL RAPPORTO DA PASSIVI...IO STESSO CONOSCO DIVERSE DONNE CHE NON HANNO MAI AVUTO RAPPORTI ANALI Xè GLI FA MALE,E NON SONO POCHISSIME............
SECONDO , ALTRO CHE 13 X CENTO IO PENSO CHE, E PARLO SOPRATTUTTO DEGLI UOMINI,LA PERCENTUALE DI QUELLI CHE HANNO REGOLARMENTE RAPPORTI OMOSESSUALI,SENZA PERò DICHIARARLO MAI(a volte neanche a se stessi)SIA MOLTO MA MOLTO PIù ALTA PIù DEL QUADRUPLO.........
X IL CAPITOLO DELLA BISESSUALITà.....STENDIAMO UN VELO PIETOSO...............SE ESISTONO SONO COME I QUADRIFOGLI................
MA !FORSE SBAGLIERò IO....(?????????) MA QUESTI A CHI CAZZO LE FANNO STE INTERVISTE????????????????
E POI SONO CONVINTI CHE BASTA FAR SCRIVERE DELLE RISPOSTE IN BUSTA CHIUSA X AVERE LA VERITà SULL AMMISSIONE DELL OMOSESSUALITà,O DI ALTRE INTIME DOMANDE RIGUARDANTI LA SFERA SESSUALE DELLE PERSONE??????????????????
A BELLI..........PENSARE CHE LI PAGANO PURE X DIRE STE CAZZATE!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
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