Sposati e con figli. I gay che si "scoprono" tardi
di Fabrizio Quattrini
Giovedì 25 Febbraio 2010
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Divorziato e con due figli. "Vorrei spiegargli meglio la mia scelta perché possano accettarla serenamente". Cosa fare quando bisogna rendere conto, oltre che a se stessi, anche ai propri figli? |
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Sono stato sposato e ho 2 figli. Ora sono separato e vivo con il mio compagno una storia meravigliosa da un'anno. I mie figli sono al corrente della mia scelta, ma vorrei spiegargliela meglio perché possano accettarla nel modo piu sereno. Potreste suggerirmi il titolo di un libro di qualcuno che ha già vissuto tutto questo?
Uno ha 15 anni l'altro 20. Vengono a trovarci, usciamo assieme, hanno acettato lui, ma nonostante questo non ci invitano alle loro feste perché si vergognano. Eppure io e il mio compagno, in loro presenza, non teniamo certi comportamenti. Capisco non sia il periodo migliore, prima la separazione e poi la nostra unione.
Mi piacerebbe confrontarmi con altri genitori, oggi nella stessa mia situazione.
40
Francesco
La risposta dello psicosessuologo Fabrizio Quattrini
Caro Francesco,
la tua mail propone un tema delicato, quello dell'omogenitorialità, che in Italia, a causa della difficile situazione giuridica e socio-culturale vigente presenta notevoli complessità, confusione e incomprensioni.
Spesso quando si argomentano informazioni in merito all'essere genitori con orientamento omosessuale è facile riscontrare elementi come il bisogno di paternità/maternità reale o ideale del gay e della lesbica, ovvero aspetti relativi alla fecondazione assistita, all'utero in affitto, oppure all'adozione. Poche volte viene indirizzata l'attenzione su tutti quei genitori gay e lesbiche che hanno procreato, più o meno coscientemente, prima di intraprendere relazioni di tipo omosessuali e ancora, poche parole vengono utilizzate per comprendere i vissuti dei figli di tutti quei genitori con orientamento omosessuale e che ad oggi vivono serenamente in una relazione di convivenza.
Questo è già sufficiente per comprendere le difficoltà, quando si aggiungono pregiudizi o divieti la questione diventa decisamente insostenibile.
Al fine di comprendere al meglio l'argomento vorrei proporti la lettura di un mio articolo facilmente reperibile on-line dal titolo "omogenitorialità: anatomia di una nuova famiglia" e anche di un testo scientifico scritto a due mani da Bottino e Danna: La gaya famiglia Asterios editori.
Relativamente alla tua paura di un non riconoscimento a 360° da parte dei tuoi figli in relazione alla loro esperienza di vita, vorrei che riflettessi sul fatto che, anche tra i genitori eterosessuali questa modalità accade di frequente. Infatti, non è poi così facile essere invitati alle feste dai ragazzi e ragazze adolescenti. I figli hanno bisogno e permettimi di aggiungere il diritto, di separare i ruoli dei genitori da quelli semplicemente delle amicizie. Un padre ed una madre sono fondamentalmente un padre ed una madre, quindi genitori. Non condivido l'idea che il genitore di qualsiasi sesso ed orientamento sostituisca il proprio ruolo genitoriale favorendo quello di tipo amicale: posso accettare l'integrazione delle tue parti, ma solitamente so quanto sia difficile realizzarla.
Capisco che la tua perplessità può suggerirti la paura di un giudizio in merito all'omosessualità, ma visto che, come hai evidenziato ti è chiara l'accettazione da parte dei tuoi figli in merito al tuo compagno e all'orientamento omosessuale in generale, sarebbe utile non dimenticarlo.
Ho la sensazione che la tua richiesta sia indirizzata non solo a comprendere ciò che è giusto e quello che invece potrebbe essere errato in relazione al tuo vivere con un compagno l'esperienza e il vissuto di omogenitorialità, ma soprattutto un bisogno di confronto. La necessità di rapportare le proprie emozioni e confrontarle con altri genitori che vivono la tua stessa condizione è fondamentale: ancor più nella nostra società che fa fatica ad affermare condizioni esistenti spesso accantonandole o comunque rendendole scioccamente invisibili.
A tale riguardo ti segnalo il nominativo di un'associazione nazionale che potrebbe permetterti di creare serenamente un confronto costruttivo sul tema. L'associazione è quella delle Famiglie Arcobaleno dove al suo interno uomini e donne con orientamento omosessuale e bisessuale condividono l'esperienza e il vissuto della loro omogenitorialità.
Ricordati che i figli, come spesso accade anche ai genitori, devono imparare a trasformare ciò che viene semplicisticamente rimarcato dagli stereotipi socio-culturali e l'omosessualità anche se oggi non rappresenta ufficialmente un problema, ufficiosamente continua a fare paura! Solo attraverso il dialogo, il confronto, e il rispetto è possibile riuscire a combatterla.
Ti abbraccio,
Fabrizio Quattrini
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Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum: |
| Inviato da:
aiutogay.it
Data:
5-10-2010 22:09
Nel delicato settore della maternita' e paternita' da parte di uomini e donne omosessuali esistono poche ricerche e studi e, in Italia se ne e' occupata una ricercatrice e giornalista con il saggio (il primo qui nel nostro Paese), intitolato 'Mamme e papa' omosessuali' (Bonaccorso, 1994 - ed. Riuniti). Ovviamente non sono certo mancati studi psicologici statunitensi che, pero', non sono esaurienti e forse ancora nell'ottica di combattere il pregiudizio antigay, dando troppa enfasi al discorso scientifico, quando in realta' la casistica utilizzata e' ridicolamente bassa per comprovare le loro ipotesi (ma questo e' un po' il problema delle ricerche biologiche o genetiche). Gli studi sono spesso descrittivi e raramente longitudinali. L'autrice dice: "Il punto centrale e' tentare di capire se e come l'omosessualita' genitoriale interferisca nella vita emotiva, affettiva, psicologica, sessuale e sociale di un bambino". Un ipotesi significativa, che iniziali ricerche gia' rendono attendibile, sta nel fatto che l'omosessualita' non interferisca nello sviluppo dell'identita' di genere e nell'identita' sessuale cosí come nel successivo orientamento sessuale del bambino. Alla base del cambiamento culturale in fatto di genitorialita' sta il cambiamento della struttura famiglia. E' qualcosa di diverso dallo stereotipo di dieci o piu' anni fa. Anche il linguaggio e' cambiato: si parla di donne single, di padri sostitutivi, di madri e padri non biologici e orribilmente di bambini artificiali. Negli USA almeno un terzo delle donne lesbiche sono madri. Sono donne che si sono separate/divorziate oppure che hanno scelto di rimanere single e avere un figlio, naturalmente oppure con la procreazione assistita. In Italia il fenomeno e' come ci si puo' aspettare sommerso, prolungamento naturale di quello stile di vita clandestino e che impera da anni nel nostro Paese cattolico e ipocrita e, comunque la maggior parte di queste donne non ha utilizzato il donatore di seme (Bonaccorsi, 1994). I padri gay naturali negli USA sono circa 2 milioni, senza contare quelli che hanno ottenuto l'adozione (adottivi) e quelli affidatari che forse sono numericamente poco significativi, da un punto di vista statistico. I figli sono chiaramente il risultato di una precedente relazione eterosessuale, oppure hanno preso il cosiddetto "utero in affitto" ovvero per mezzo di una madre surrogata. Dal punto di vista morale, invece, gli affidatari (uomini o donne omosessuali) sono un esempio civico per l'impegno ad accogliere/adottare bambini che in gergo vengono chiamati "spazzatura" (tresh children), cioe' quegli orfani che presentano problemi di natura fisica, handicap vari e per questo non scelti e lasciati in istituti. Per i figli, bambini o adolescenti che vivono con genitori gay o lesbiche, sono stati fatti studi che cercano di evidenziare le possibili alterazioni sulla personalita', in particolar modo sull'autostima e sul concetto di se'. I dati che emergono, anche se i campioni esaminati sono poco numerosi, indicano che non puo' essere l'orientamento sessuale della madre l'elemento disturbante. Si e' potuto riflettere anche sul fatto che la discriminazione sociale, specie nella scuola, che viene fatta verso i bambini con genitori gay o lesbiche, sono da ritenersi ne' piu' ne' meno che dei potenziali fattori di conflitto come per altre discriminazioni tipiche di quell'eta': l'essere bassi o grassi, ecc. Influenze negative potrebbero esserci prendendo in considerazione le circostanze generali, soprattutto ambientali in cui si verificano e la personalita' del bambino (Richardson, 1981). Paternita' gay Scallen (1981) ha comparato padri gay e padri non gay, utilizzando il questionario che indaga le abilita' del ruolo paterno (EFRQ). Ha notato che i padri gay sono stati piu' di sostegno con i figli e sono meno tradizionalisti nel loro approccio di genitore. Altre ricerche hanno invece messo in risalto i seguenti punti: 1) molti padri gay si relazionano in maniera positiva con i loro figli; 2) l'orientamento sessuale del padre e' poco importante all'interno della relazione padre/figlio; 3) e infine che, egli cerca tenacemente di creare una stabilitita' nella vita familiare e una positiva relazione che di solito ci si aspetterebbe da i genitori tradizionali (Harris, 1985). Altri studi (Harris & Tunner, 1986 et al.) sono arrivati alla conclusione che l'omosessualita' non e' incompatibile con l'efficacia della paternita'. Nessuna differenza e' stata trovata fra padri eterosessuali e omosessuali rispettivamente sulle questioni che riguardano: il problem solving, il provvedere alla ricreazione e al gioco con i figli, all'incoraggiamento all'autonomia e nessuna difficolta' e' emersa rispetto alle cure e all'allevamento. I padri gay riportarono di essere molto soddisfatti con i loro figli e di aver pochi dissaccordi con il proprio partner nelle questioni che riguardano la disciplina e l'educazione dei figli. I padri gay risultarono meno autoritari e piu' sensibili rispondendo piu' facilmente nel percepire i bisogni dei figli rispetto ai padri non gay. Anche per quanto rigrada l'espressione dell'intimita' con i bambini non e' emersa nessuna differenza statisticamente significativa fra i due campioni di padri, eccetto che essi appaioni meno disponibili nelle manifestazioni di intimita' con il loro partner rispetto ai padri non gay. Maternita' lesbica Storicamente i tribunali ed i principali media, hanno asserito che esistono delle differenze fra madri lesbiche e non, ed inoltre che queste differenze dimostrano che le madri lesbiche non possono essere dei buoni genitori. La piu' comune asserzione, sembra sia stata che le lesbiche non hanno attenzioni per i loro figli, che rifiutando gli uomini, negano ai loro figli l'accesso ai modelli positivi del ruolo maschile e, che il loro lesbismo le rende inadatte alla maternita', poiche' questo implica una patologia sottostante. Gli studi seguenti esaminano alcuni aspetti delle "funzioni materne" delle lesbiche e le differenze rispetto alla controparte eterosessuale. Attitudini materne e comportamento: Mucklow e Phelan (1979), esaminarono 34 madri lesbiche e 47 eterosessuali, per determinare se c'era una significativa differenza tra i due gruppi sul livello delle attitudini materne e selfconcept (concetto di se'). Essi trovavano che i due gruppi di madri non differivano nelle attitudini materne o nel self concept . Miller, Jacobsen e Bigner (1981), ottennero alcuni risultati diversi nel loro studio su 34 madri lesbiche e 47 eterosessuali. Gli studi di Miller et al., riscontrarono che le madri lesbiche erano piu' portate a centrare adeguatamente le loro risposte sui figli, rispetto alla loro controparte eterosessuale. Gli autori non trovarono differenze sostanziali nell'educazione. Forse il problema della maternita'/paternita' sta piu' nel dover affrontare, culturalmente parlando, la societa' omofoba che crea di per se' conflitto e patologia, e meno sul pregiudizio che esiste qualcosa di innaturale e pericoloso nelle persone! Forse non e' tanto la possibilita' che un uomo o una donna possano allevare bambini serenamente e senza influenze sull'orientamento sessuale, piu' di quanto genitori eterosessuali possano farlo ma, che la societa', la scuola, i vicini di casa, i mass media, ecc. possono essere cambiati e stimolati ad una cultura della diversita'; raggiungere con strategie appropriate questo obiettivo e' sicuramente un'opera di prevenzione sociale e di salute mentale!
Bibliografia
Bonaccorso, M. (1994) Mamme e papa' omosessuali. Ed. Riuniti-Roma
Harris, M.B. & Tunner, P.H., (1985-86) Gay and lesbian parents. Journal of Homosexuality, 12(2), 101-103.
Harry, J., & Lovely, R. (1979). Gay marriages and communities of sexual orientation; Alternative Lifestyles, 2(2), 177-200;
Miller, Jacobsen e Bigner (1981), The child's home environment for lesbian - heterosexual mothers: a neglected area of research. Journal of homosexality, 7 (1), 49-56.
Richardson, D. (1981) Lesbian Mothers. In: Hart J. Richardson D. The Theory and Practice of Homosexuality, London, Routledge Kegan Paul.
Scallen, R. M. (1981) An investigation of parental attitudes and behaviors in homosexual and heterosexual fathers. Dissertation abstract International, 42, 9.
Tripp, C. A. (1975). The homosexual martix. New York: Signet
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Inviato da:
neoclassico2 (Veneto)
Data:
4-08-2010 22:28
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Caro Feral , io credo ci si riconosca omosessuali quando si è fisicamente attratti da una persona del nostro stesso sesso , tutto parte da lì.......da lì poi nasce l'esigenza di creare una relazione , una vita di coppia , tutto quello che di più bello si può desiderare nel condividere la propria vita con la persona che si ama . L'immaginare la propria vita accanto alla persona che si ama presuppone che uno la scelta sulla propria identità l'abbia già fatta , naturale quindi che un etero immagini la propria vita con una donna e un omosessuale una vita condivisa con un uomo . Ma l'oggetto della nostro sogno di amore e di vita lo abbiamo già seclto , uomo o donna che sia , in base alla nostra identità sessuale . E' normale e naturale che sia così , e non mi preoccuperei più di tanto . Potrei essere più diretto e volgare , forse più esplicito e chiaro , ma non mi sembra il caso .....in poche parole se ti piace quello sei omo , se ti piace quella sei etero : poi deciderai con quale dei due immaginare il tuo futuro ....un abbraccio
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Inviato da:
Feral (Campania)
Data:
4-08-2010 17:56
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[quote="neoclassico2":2jac4cdr]Cercherò di rispondere a Feral , ovviamante basandomi sul mio percorso o meglio sul mio modo di percepire la mia identità....
Tutto nasce inizialmente dall'attrazione , che tu sia omo o etero.....se sei etero sei naturalmente attratto dal guardare una donna , in lei scorgi lineamenti , caratteristiche, movimenti , portamento che ti colpiscono inizialmente , suscitano in te curiosità , perchè è donna e perchè ha dellle particolari caratteristiche che ti suscitano emozioni ( altrimenti ci si innamorerebbe di tutte le donne che si incontrano ) . Lo stesso vale per l'omosessuale che è naturalmente attratto da una persona del suo stesso sesso , e in particolare per quelle caratteristiche fisiche e non ,( anche il tono di voce , o un odore , o un movimento o un modo di guardare ci possono trafiggere e comunicare tante cose ) .....Poi nasce il bisogno di creare una relazione ....ma questo è normale , tanto più nel mondo gay dove la fisicità assume una valenza particolare , dove l'istintività è quasi primordiale e immediata , dove spesso si inizia proprio da quello dove nel mondo etero , forse più dei miei tempi , si finiva , cioè mi spiego , spesso nel mondo gay si comincia dal sesso e poi ci si conosce e si sente il bisogno di creare una relazione e non il contrario : ma forse queste sono considerazione da un uomo di mezza età come me , che ha conosciuto prima e lungamente la vita etero e ha ricevuto e vissuto con una educazione oggi spesso dimenticata o considerata ( devo dire a volte purtroppo ) obsoleta . Ma nell'omosessualità si giustifica questo fatto proprio con la modalità tutta maschile dell'approccio al sesso , che ovviamente tra due esseri dello stesso sesso si manifesta esponenzialmente . Spero di essermi spiegato e di aver esaudito la tua richiesta Feral , e di non averti annoiato per la mia lungaggine .
Si neoclassico2, ti sei spiegato benissimo. Provo a rimodulare con parole altre quello che ci hai scritto. Mi pare di capire che nella definizione dei rapporti omosessuali, gay in particolare, tutto passa prima attraverso il corporeo fatto di lineamenti, odori, caratteristiche fisiche e movimenti. Da qui nasce un interesse che poi può portare o meno alla relazione con l'altro specifico che suscita tante emozioni che passano attraverso il corporeo.
Questo però mi pare abbia a che fare con le relazioni e le modalità attraverso cui può nascere una relazione (sessuale e/o affettiva).
Il mio interrogativo invece è un altro. Ovvero:
Quand'è che mi posso definire omosessuale?
Quando mi rendo conto che desidero con il corpo ed attraverso il corpo un altro uomo? Oppure quando inizio ad immaginare la mia vita accanto ad un uomo? (ed in questo caso non penso ad una persona in particolare ma al desiderio, ideale, di vita accanto ad una persona dello stesso sesso).
Io credo che tra il rendersi conto di essere sessualmente attratto da un uomo ed il desiderare una vita d'amore con un uomo ci sia in mezzo un percorso che può essere più o meno difficile. Quindi partendo dal presupposto che il riconoscere il desiderio sessuale per un uomo non coincide immediatamente con il desiderare una vita d'amore accanto ad un uomo mi chiedo... ci si definisce omosessuali quando si desidera sessualmente oppure quando si desidera l'amore di un uomo???
Ma mi piacerebbe sentire anche gli altri partecipanti a questa discussione che mi sembrano un pò silenziosi
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Inviato da:
neoclassico2 (Veneto)
Data:
1-08-2010 01:55
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Cercherò di rispondere a Feral , ovviamante basandomi sul mio percorso o meglio sul mio modo di percepire la mia identità....
Tutto nasce inizialmente dall'attrazione , che tu sia omo o etero.....se sei etero sei naturalmente attratto dal guardare una donna , in lei scorgi lineamenti , caratteristiche, movimenti , portamento che ti colpiscono inizialmente , suscitano in te curiosità , perchè è donna e perchè ha dellle particolari caratteristiche che ti suscitano emozioni ( altrimenti ci si innamorerebbe di tutte le donne che si incontrano ) . Lo stesso vale per l'omosessuale che è naturalmente attratto da una persona del suo stesso sesso , e in particolare per quelle caratteristiche fisiche e non ,( anche il tono di voce , o un odore , o un movimento o un modo di guardare ci possono trafiggere e comunicare tante cose ) .....Poi nasce il bisogno di creare una relazione ....ma questo è normale , tanto più nel mondo gay dove la fisicità assume una valenza particolare , dove l'istintività è quasi primordiale e immediata , dove spesso si inizia proprio da quello dove nel mondo etero , forse più dei miei tempi , si finiva , cioè mi spiego , spesso nel mondo gay si comincia dal sesso e poi ci si conosce e si sente il bisogno di creare una relazione e non il contrario : ma forse queste sono considerazione da un uomo di mezza età come me , che ha conosciuto prima e lungamente la vita etero e ha ricevuto e vissuto con una educazione oggi spesso dimenticata o considerata ( devo dire a volte purtroppo ) obsoleta . Ma nell'omosessualità si giustifica questo fatto proprio con la modalità tutta maschile dell'approccio al sesso , che ovviamente tra due esseri dello stesso sesso si manifesta esponenzialmente . Spero di essermi spiegato e di aver esaudito la tua richiesta Feral , e di non averti annoiato per la mia lungaggine .
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Inviato da:
Feral (Campania)
Data:
30-07-2010 15:24
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[quote="neoclassico2":3pjj18vs]Per quel che dice l'amico Feral sul percepire la propria omosessualità credo che confonda alcune cose . Quando sei ragazzo o adolescente , che tu sia omosessuale o etero , è l'istinto che ti spinge , è l'attrazione sessuale che ti coinvolge inizialmente . Ed è naturale che sia così : altro è che questo percepire attrazione e quindi consapevolezza della propria identità sessuale non maturi poi , naturalmente , nel desiderio di conoscenza e relazione , che è tutta un'altra storia .
Forse è vero, ho mal contestualizzato il mio discorso in riferimento alle fasi del ciclo di vita... e forse è stato fatto con gli occhi dell'adulto o nel mio caso del giovane adulto. Però credo che in qualche modo facciamo lo stesso discorso.
Il persorso che porta dalla consapevolezza dell'attrazione sessuale verso l'altro uomo, quella che chiami consapevolezza della propria identità sessuale, può maturare o meno nel desiderio di conoscenza e relazione.
Il desiderio di conoscenza e relazione riguarda forse di più l'età adulta? Non lo so... Ma quello che mi chiedo e chiedo anche a voi... quando ci si può definire omosessuali? Quando si può dire di "essersi scoperti omosessuali" semplicemente quando si prova attrazione? Oppure quando si acquisisce questa nuova consapevolezza del desiderio di conoscenza e relazione???
Sentirsi omosessuale, avere un'identità omosessuale vuol dire sentire attrazione fisica per l'altro dello stesso sesso o è forse molto di più???
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Inviato da:
neoclassico2 (Veneto)
Data:
30-07-2010 13:13
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Buon giorno a tutti....Io credo che Francesco dovrebbe essere molto contento di quello che ha...dei figli che lo hanno accettato , che non solo hanno accettato la sua omosessualità ma anche la sua relazione con addirittura la relativa convivenza , che cosa vorrebbe di più ? Parlo da padre che ha scoperto la propria omosessualità a 47 anni , dopo 26 anni di matrimonio e tre figli . A dire il vero più che di scoperta è meglio parlare di riscoperta : da ragazzo avevo la percezione di essere omosessuale , ero attratto dai ragazzi , dal loro fisico , dalla loro bellezza . Ma educazione , famiglia , genitori , religione , timore di non essere più amato e accettato dalla mia famiglia , che vedeva in me il figlio perfetto sbagliando clamorosamente , hanno fatto si che io reprimessi questa parte di me . Ho conosciuto la donna che sarebbe divenuta mia moglie a 21 anni , ci siamo innamorati , ne sono nati un sentimento ed un legame fortissimi , che ci hanno portati al matrimonio ventiduenni entrambi in attesa di un figlio . Quindi tutta una serie di eventi hanno indirizzato la mia vita verso un legame matrimoniale solido , che ha attraversato momenti terribili , dolori e dispiaceri , la scomparsa per malattia di quel primo figlio all'età di sei anni ed i problemi comuni a tante vite e tante coppie . Poi nel 2003 , dopo l'ennesimo grave lutto , la scomparsa di una nipotina di tre anni in un incidente , il nostro rapporto è entrato in crisi e dopo due anni di allontanamenti progressivi ci siamo ritrovati due estranei che 2007 hanno deciso di porre fine all'unione . In questo periodo di mancanza di affetti e di legami forti , quella parte di me che tanto era rimasta chiusa ha preso il sopravvendo rivendicando la sua esistenza e la natura ha puntualmente presentato il conto . Ora , dopo una lunga terapia , mi sono accettato . Ma non ho ancora parlato ai miei figli.....già stanno vivendo male la nuova relazione della madre , figuriamoci il digerire anche il padre gay...
Mia moglie che ora sa di me , mi invita a dirlo ai ragazzi , ma io al momento non me la sento , anche se questo comporta il non sentirmi sincero fino in fondo con loro. Ma perchè per stare meglio io devo fare soffrire loro ? E poi , non è un problema da poco , l'eventuale loro allontanamento quanto mi farebbe soffrire sia me che loro ? E' un argomento molto delicato e profondo , e sono qui per condividere e ascoltare consigli e pareri . Per quel che dice l'amico Feral sul percepire la propria omosessualità credo che confonda alcune cose . Quando sei ragazzo o adolescente , che tu sia omosessuale o etero , è l'istinto che ti spinge , è l'attrazione sessuale che ti coinvolge inizialmente . Ed è naturale che sia così : altro è che questo percepire attrazione e quindi consapevolezza della propria identità sessuale non maturi poi , naturalmente , nel desiderio di conoscenza e relazione , che è tutta un'altra storia .
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| Inviato da:
Ospite
Data:
29-07-2010 19:59
secondo me queste situazioni che si creavano molto più frequentemente in passato... ci si sposava anche quando si sapeva benissimo di essere gay... per i bisex è un discorso a parte: ma se ti sposi significa che hai compiuto una scelta alla quale in qualche modo devi ottemperare.
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