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I DIRITTI, FATTO DI CIVILTÀ
di Roberto Taddeucci
Giovedì 30 Marzo 2006

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Gay.it - I DIRITTI, FATTO DI CIVILTÀ
Intervista con il Segretario nazionale di Rifondazione Comunista, che parla di libertà, giustizia sociale e laicità. E sulla candidatura di Vladimir Luxuria non ha dubbi: è motivo di grande orgoglio.

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ROMA - Il 9 Aprile è sempre più vicino e Gay.it continua a proporvi interviste a esponenti dei partiti di entrambi gli schieramenti candidati a governare l'Italia nei prossimi anni, e che dunque si apprestano a varare leggi che avranno effetti diretti sulla nostra vita. Dopo l'On. Daniela Santanchè di Alleanza Nazionale è ora la volta di un rappresentante di spicco della sinistra italiana, l'On. Fausto Bertinotti, segretario nazionale di Rifondazione Comunista reduce con Emma Bonino da un infuocato faccia a faccia televisivo, a Ballarò, con il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.



Onorevole Bertinotti, domanda iniziale di rito: perché mai un gay, lesbica o transessuale italiano dovrebbe votare per il suo partito?

Perché si incontrerebbe in una domanda centrale di libertà e di riconoscimento dei diritti delle persone che è, insieme al tema della giustizia sociale, un fondamento della nostra politica.

Nel programma dell'Unione il riferimento al tema delle unioni civili c'è ma la sua formulazione è stata giudicata da molti a dir poco insoddisfacente. Rifondazione Comunista come giudica il compromesso raggiunto?

L'accordo afferma la necessità che il parlamento legiferi e il governo esprima la sua proposta di legge. Sulla questione delle unioni civili noi siamo totalmente impegnati nella campagna per l'affermazione dei Pacs, sulla base del quale abbiamo stabilito dei rapporti di cooperazione importantissimi con la comunità gay, lesbica e transgender. Abbiamo accettato un compromesso nel documento programmatico dell'Unione con sofferenza, per potere però impedire che la questione venisse cancellata dal programma e rinviata alla libertà di coscienza delle singole persone e delle singole forze politiche. Muoviamo dal quel compromesso, che riconosce purtroppo non giuridicamente le unioni civili ma i diritti e le prerogative delle persone che fanno parte delle unioni, e qui il punto di arretramento, con tuttavia il punto assai significativo guadagnato che le unioni non dipendono ne dal genere ne dagli orientamenti sessuali, ma soltanto dalla stabilità e dai rapporti di affettività liberamente scelti. Da qui credo si possa partire sin da ora nella campagna elettorale per individuare quei diritti e quelle prerogative che nell'accordo dell'Unione sono indicati ma non concretizzati e che invece devono esserlo, a partire dall'eredità in caso di morte, della reversibilità della pensione, del diritto alla cura e assistenza in caso di malattia di uno dei due, della voltura del contratto d'affitto e delle altre richieste che il movimento LGBT ha giustamente sottolineato in tutti questi anni in un lungo processo di crescita.

Gay.it - I DIRITTI, FATTO DI CIVILTÀDurante la stretta finale delle trattative per il testo definitivo di tale programma si è distinto il comportamento tenuto dalla rappresentanza della Rosa nel Pugno che, vedendo il compromesso insoddisfacente a cui si stava giungendo, ha per così dire battuto i pugni sul tavolo, finendo per alzarsi e uscire. Cosa nel pensa di tale comportamento?

Non voglio fare polemiche, però io sto ai risultati. Hanno "picchiato i pugni sul tavolo" e se ne sono andati, ma dove? A firmare poi il programma sul quale ci sono scritte le cose che ho detto. Penso che era più efficace discutere sul livello del compromesso per spostarlo in avanti. Alzarsi dal tavolo e andarsene per poi firmare la stessa formulazione uscita dal compromesso non capisco in cosa si distingua politicamente dal lavorare dentro al compromesso per migliorarlo. Se non per innalzare una bandiera, a cui io preferisco nettamente il lavoro per il riconoscimento dei diritti.

Secondo qualcuno chi vuole riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso mira a sfasciare la famiglia tradizionale italiana. Cosa risponde?

Tutto questo ha soltanto un rilievo polemico e non ha nessun fondamento. Se è vero che la Costituzione Italiana fa riferimento alla famiglia e al matrimonio la stessa Costituzione non preclude la possibilità di riconoscere unioni diverse e non si capisce per quale ragione il riconoscerle debba ledere la famiglia, che ha una propria autonomia e una propria possibilità di fondarsi sulle leggi. Al di là della discussione, che pure sarebbe legittima, se anche coppie omosessuali possano scegliere il matrimonio (discussione tanto legittima che in alcuni paesi, come in Spagna, viene legiferato in questo modo) in Italia si è scelta la via dei Pacs e non vedo francamente come questa, o il riconoscimento dei diritti dell'unione o il riconoscimento dei diritti delle persone che fanno parte dell'unione, possa danneggiare in alcun modo la famiglia, che semmai è minata dalla precarietà del lavoro e della vita e non certo dal riconoscimento di altre forme di convivenza.

Come mai il riconoscimento delle coppie di fatto, non è stato fatto nell'ultimo governo di centro-sinistra?

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