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Società: le Famiglie Arcobaleno rispondono al ministro Bindi
di Gay.it
Mercoledì 14 Marzo 2007

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Gay.it - Società: le Famiglie Arcobaleno rispondono al ministro Bindi
Meglio in Africa (a morire magari per guerre o fame) che con due papà o due mamme? Alle incredibili affermazioni di Rosy Bindi risponde l’associazione dei gay e lesbiche con figli.

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ROMA – Se c’è una cosa che l’Italia, o perlomeno certa politica italiana, sembra incapace di fare è quella anche solo di concepire che una persona omosessuale, uomo o donna, possa avere una famiglia. Anche il semplice accostamento dei due termini, famiglia e omosessualità, da noi sembra essere improponibile. In queste settimane il Forum delle Famiglie cattoliche, opportunamente imbeccato dal clero, cerca di contrastare in tutti i modi ogni possibile concessione ai diritti delle coppie omosessuali, affermando che questo danneggerebbe le famiglie, e fregandosene bellamente del fatto che in molte di quelle stesse famiglie che vogliono rappresentare crescono dei figli gay, lesbiche o trans. L’idea monolitica, idealizzata e immutabile della famiglia 'tradizionale' si scontra ogni giorno con la realtà della società, che non si può o non si vuole vedere. Ci sono moltissimi uomini gay e donne lesbiche che hanno figli e che li crescono, ma la cosa (normale e accettata ormai in tante altri paesi, evidentemente meno bigotti) ancora viene rigettata dalla nostra classe politica, che sembra volersi girare dall’altra parte anche di fronte all’evidenza dei fatti. Alcuni giorni fa il Ministro della Famiglia Rosy Bindi ha partecipato a un convegno intitolato “Tempi moderni e...famiglia”, dove ha categoricamente affermato che, essendo la famiglia tra un uomo e una donna, «Il desiderio di maternità e di paternità un omosessuale se lo deve scordare». L’onorevole Bindi ha poi aggiunto che «è meglio che un bambino cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne».

A questa tranciante dichiarazione risponde Giuseppina La Delfa (nella foto), Presidente di Famiglie Arcobaleno, l’associazione dei genitori omosessuali. «La frase della ministra Bindi è inaccettabile.» dice La Delfa, recentemente vista nella controversa puntata della trasmissione televisiva “Anno Zero”. «È intollerabile sentire dire da un Ministro dello Stato che "è meglio che un bimbo cresca in Africa piuttosto che con due uomini o due donne " quando sappiamo purtroppo che i rischi di mortalità infantile in Africa sono elevati. Noi padri e madri delle Famiglie Arcobaleno, associazione di genitori gay e lesbiche, rivendichiamo a testa alta e con immenso orgoglio le nostre scelte di genitorialità. Voglio ricordare al ministro che nessuno mai potrà impedire alle donne e nemmeno agli uomini omosessuali di procreare e di mettere al mondo dei figli, perciò ci permettiamo di rispondere al Ministro che non abbiamo bisogno della sua autorizzazione e che i nostri sogni di maternità e di paternità riusciamo a realizzarli anche senza la sua benedizione. L'alto compito di un ministro della famiglia non è quello di indicare chi ha diritto o no a mettere al mondo dei figli ma è quello di tutelare tutti i figli della Repubblica dall'ingiustizia e dall'offesa. Ora l'offesa oggi, noi e i nostri figli, la riceviamo da Lei. Signora Ministro – continua La Delfa - La invito a interrogare i nostri figli, i nostri magnifici figli, chieda pure a loro se preferiscono crescere in Africa o in qualunque altro posto piuttosto che con le loro due mamme o i loro due papà! Loro, Le assicuro, non hanno nessun dubbio sulla qualità del nostro amore per loro e sulla qualità delle nostre attenzioni. Un buon genitore, e lei lo sa, come lo sa chiunque si avvicina a noi con una sana curiosità, non si misura al metro del proprio orientamento sessuale. Lo dicono più di mille studi fatti attraverso il mondo, studi richiesti dai governi o dalle università di nazioni come il Canada, la Francia, la Svizzera, la Germania, il Belgio, il Danimarca, gli Stati Uniti... Ma si sa: è molto meglio vivere in Africa che in questi paesi arretrati. Con grande rispetto per l'Africa e i suoi abitanti.» (Roberto Taddeucci)



 
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