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Ospite
Data:
4-11-2007 13:14
Ma che succede se uno chatta con uno che non conosce che ha meno di 16 anni ma chi dichiara di essere maggiorenne? ...Non oconoscendolo e il rapporto essendo soltanto virtuale, io, in quel caso sono convinto di chattare con un maggiorenne, anche se di fatto il tipo ha meno di 16 anni: Come mi possono accusare di pedofilia se sono stato ingannato? Se ero convinto che il tipo con il quale chattavo era piu grande??O possono solo denunciare qualcuno se questo continua a chattare con un 15enne anche dopo che il 15enne gli ha rivelato la sua età o se cerca deliberatamente un minore di 16 anni??
Se fosse come nella prima ipotesi, basterebbe che un omofobo adulto qualsiasi entrasse in chat e una volta contattata la sua "vittima" , gli propone uno scambio foto magari con l'indirizzo mail di suo figlio 14enne per poi denunciare il malcapitato per pedofilia.
Spero non sia cosi.
Che ne pensate?
[size=150:3bykjpj4]Gli avvocati condannano il pacchetto sicurezza senza attenuanti[/size:3bykjpj4]
di Dimitri Buffa
[size=75:3bykjpj4]“La politica non deve cedere alla piazza e alle fomentazioni della stessa. La politica, nobilmente, deve poter garantire governabilità anche quando l'insicurezza cresce e deve essere in grado di disinnescare le suggestioni spesso interessate che provengono dall'esterno''. Appena pochi giorni fa, da Treviso, queste parole del presidente dell’Unione delle camere penali italiane, Oreste Dominioni, hanno dato la linea a tutti i penalisti italiani a proposito del famigerato pacchetto sicurezza. Nel merito, “L’occidentale”, ha poi potuto farsi spiegare in maniera articolata, punto per punto, dal segretario dello stesso organismo presieduto da Dominioni, cioè dall’avvocato Renato Borzone, quali sono le critiche mosse al provvedimento in questione.
“Cominciamo da sei punti fermi di metodo - dice Borzone - entro i quali le leggi andrebbero fatte, soprassedendo all’emotività del momento e facendo la tara alle notizie gonfiate dai giornali o alle trasmissioni televisive che hanno sempre per ospite d’onore il magistrato in lotta contro qualcosa di turno”.
Eccoli, così come sono stati approvati proprio a Treviso nel recente convegno sulla giustizia gestito dall’Ucpi.
Punto primo. “Uno Stato forte salvaguarda la sicurezza dei cittadini senza necessità di violare le proprie regole e la Costituzione.”
Punto secondo. “Il processo penale non è uno strumento di lotta alla criminalità.”
Punto terzo. “I fenomeni delinquenziali si combattono con una presenza forte ed efficace delle istituzioni, degli organi di polizia investigativa e di prevenzione, con l’uso intelligente delle strutture del potere esecutivo sul territorio ma senza perdere, allorché dalla prevenzione e dalla investigazione si passi all’accertamento processuale delle responsabilità, le garanzie dello stato di diritto nella valutazione della prova e nell’accertamento della responsabilità penale, senza intaccare la presunzione di innocenza del cittadino.”
Punto quarto. “La legge Gozzini è, anche statisticamente, il baluardo del principio di rieducazione della pena costituzionalmente sancito. Non può dimenticarsi che grazie agli istituti in essa previsti decine di migliaia di persone, in questi anni, sono state recuperate al consesso civile: rappresenta una volgare mistificazione l’enfatizzazione di un pur grave episodio o di un eventuale errore di un magistrato per farne derivare una campagna politica autoritaria diretta a sopprimere elementari principi di civiltà giuridica.”
Punto quinto. “Le recentissime modifiche legislative del cosiddetto “pacchetto sicurezza” in fase di presentazione in Consiglio dei Ministri rappresentano un attentato alla stessa certezza del diritto che assumono di voler tutelare. Soprattutto, le stesse sono assolutamente inutili per il fine che asseritamente si propongono, e fanno regredire il sistema processuale immettendovi concezioni di natura autoritaria indegne di una democrazia liberal-democratica”.
Punto sesto. “Tra queste disposizioni sono particolarmente inaccettabili, quelle che limitano la presunzione di innocenza, il diritto di difesa in determinati processi secondo la logica del doppio binario, il patrocinio dei non abbienti, l’ampliamento delle misure di prevenzione di derivazione illiberale, la valutazione della personalità del reo sulla base delle veline di polizia anche ai fini della emissione di misure cautelari, la esecutività di alcune sentenze prima del passaggio in giudicato, la presunzione della necessità della custodia cautelare in carcere per nuovi titoli di reato, l’immediata esecutività degli appelli del pubblico ministero accolti dal Tribunale della libertà, l’utilizzo incontrollato del giudizio immediato per ottenere una giustizia frettolosa ed esemplare, l’aggravamento spropositato di sanzioni detentive per reati di scarso allarme e con la finalità di introdurre i principi della colpa d’autore d’ispirazione totalitaria.”
Passiamo ora ai singoli provvedimenti ventilati dalla maggioranza e vediamo quale è il giudizio articolato che dà il vertice delle camere penali italiane per ciascuno di essi.
Testimoni di giustizia assunti nella pubblica amministrazione: “E' assurdo il concetto di premio per chi deve solo fare il proprio dovere, cioè denunciare un’estorsione o un mafioso. L’incentivo premiale squalifica la testimonianza e favorisce il mercimonio. Si rischia di fare così una categoria di testimoni di serie B, rendendoli più simili ai pentiti.”
Più poteri ai sindaci: “Vanno bene quelli amministrativi, non quelli di natura penale. Ingolfare le aule di processi contro ambulanti, mendicanti e lavavetri promossi da questi intraprendenti primi cittadini non servirà a nulla se non a fare prescrivere tutti i processi, compresi quelli per reati più gravi. E’ una delle misure più demagogiche.”
Ubriachi alla guida, da tre a dieci anni per chiunque commetta un omicidio colposo sotto l’effetto di alcool o droghe: “L’aumento delle pene preoccupa, ma non è la cosa più importante. Già adesso si potrebbero comminare pene alte ma il problema è che i magistrati tendono a dare non più di sei mesi per un omicidio colposo, compiuto anche sotto l’effetto di alcool o stupefacenti. Quindi più che cambiare le leggi dovrebbe cambiare la mentalità dei magistrati che le applicano, come al solito. Poi esiste un problema tecnico tanto per l’alcool quanto per le droghe. Ossia bisogna usare criteri di valutazione scientifici e non “emotivo - proibizionistici”. Ad esempio i parametri per l’etilometro includono chiunque beva due bicchieri di vino a tavola e questo è visibilmente assurdo.
Per le droghe inoltre non si distingue la mera presenza nel sangue, che nel caso della canapa indiana perdura per un mese, e per le altre droghe da 48 a 72 ore, dalla psicoattività effettiva delle sostanze. In altre parole uno che compie un incidente e magari uccide involontariamente qualcuno un giorno, una settimana o addirittura un mese dopo avere fumato uno spinello o 72 ore dopo avere assunto cocaina in realtà è perfettamente sobrio. L’aggravante dovrebbe scattare solo dopo avere accertato che la guida era effettivamente sotto l’effetto psico attivo della sostanza, cioè nelle due ore immediatamente successive all’assunzione della stessa. E questo è possibile esaminando il tasso nel sangue di alcool o droghe al momento dell’incidente.”
Scippatori e rapinatori equiparati ai mafiosi: “Nella Costituzione è prevista una gradualità della pena, che va anche applicata in tempi ragionevoli e per questo, invece di abolire l’appello o la prescrizione del reato, sarebbe meglio dare più strutture materiali ed economiche alla giustizia per velocizzare i processi. Inoltre è intuitivo che se si tratta il piccolo delinquenti come un mafioso lo si spinge tra le fila della criminalità organizzata. Dove sta il vantaggio allora?”
Abolizione di alcune garanzie formali per l’imputato come quelle dell’attuale meccanismo delle notifiche processuali: “Già ora si potrebbero semplificare le notifiche, magari facendole per e mail, ma non si può pensare che si notifica solo al difensore senza avvertire l’imputato, perché ci sono moltissimi casi in cui il difensore e l’imputato non si incontrano per mesi se non per anni. Inoltre il cittadino deve sapere che le cause dei rinvii sono quasi sempre per colpa dei giudici e dei cancellieri che sbagliano regolarmente le notifiche, per superficialità e impreparazione. Cosa che fino a dieci, quindici anni fa era impensabile. Allora la media degli errori era fisiologica e non superava il dieci per cento, oggi in certi tribunali arriviamo oltre il cinquanta per cento. Va cambiata la serietà e l’impegno nel lavoro, non la procedura.
E poi non è certo colpa degli avvocati se si fissano le udienze di appello a cinque anni dal al primo grado. Un processo di appello mediamente dura un’udienza, massimo due, di trenta minuti, ma se tra un’udienza e l’altra passano due anni di chi è la colpa? Recentemente le camere penali italiane hanno promosso un monitoraggio sulla corte di appello di Roma a proposito delle cause più frequenti di rinvio delle udienze dei dibattimenti. E’ venuto fuori che nel 75% dei casi la colpa era dell’amministrazione della giustizia. Altro che tattiche dilatorie dei difensori, come scrivono nelle loro relazioni i magistrati distaccati dal Csm a fare i consiglieri e a scrivere i provvedimenti nel ministero di Mastella.”[/size:3bykjpj4]
[color=red:3bykjpj4][size=15 0:3bykjpj4]Adescamento di minori su internet. Norma che prevede la reclusione da uno a tre anni per chiunque “allo scopo di sedurre, abusare o sfruttare sessualmente un minore di anni 16, intrattiene con lui, anche attraverso la rete Internet o altri mezzi di comunicazione, una relazione tale da carpire la fiducia del minore stesso”: “Si lascia, con l’indeterminatezza voluta da questa norma, troppo potere discrezionale ai magistrati che potrebbero perseguire anche persone che non avevano alcun intento di nuocere a questi minori, essendosi limitati ad esempio ad approcci scherzosi o magari senza sapere la vera età di chi chattava con il computer nascondendosi dietro uno pseudonimo. Già le attuali norme su abusi e violenze dei minori lasciano troppo spazio a fenomeni di isteria popolare (vedi il caso di Rignano Flaminio), una legge siffatta sarebbe un festival dell’errore giudiziario.”[/size:3bykjpj4][/color:3bykjpj4]
[size=75:3 bykjpj4]Abolizione o drastico ridimensionamento dei benefici della legge Gozzini: “è la cosa più demagogica che questa maggioranza potrebbe mettere in atto. La legge Gozzini ha rieducato negli anni centinaia di migliaia di cittadini cosiddetti devianti. Il ministero nasconde i dati ma noi li abbiamo ottenuti per vie traverse e sappiamo ad esempio che nel 2006 su 42340 persone che hanno beneficiato di premessi premio, semilibertà, lavoro esterno, affidamento in prova ai sevizi sociali, sono stati solo 132 quelli che hanno tradito la fiducia della collettività. Se in Italia tutte le leggi funzionassero così saremmo in Svizzera. E poi parliamoci chiaro, se dovessimo mandare in carcere tutti quelli che ogni anno usufruiscono della Gozzini bisognerebbe incominciare a costruire intere città prigione in ogni parte d’Italia. Come nel film “1997, fuga da New York”.[/size:3bykjpj4]
[url:3bykjpj4]http://www.l occidentale.it/node/8192[/url:3bykjpj4]
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