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Il PD, il voto gay e questa campagna elettorale


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  Il PD, il voto gay e questa campagna elettorale

Il segretario nazionale di Arcigay, Riccardo Gottardi, esprime le sue perplessità su questa campagna elettorale e i programmai dei candidati premier. «Nessuno soddisfa appieno le nostre istanze».

Che cosa faranno gay, lesbiche, bi e trans alle prossime elezioni? Andranno a votare o se ne resteranno a casa? E se voteranno, a chi daranno fiducia?

Sta tutta qui la questione che nello scorso fine settimana ha occupato le pagine dei giornali, quando il Corriere ha annunciato la presunta candidatura di Aurelio Mancuso con la Sinistra Arcobaleno e la chiusura definitiva dei rapporti tra PD e Arcigay. Ma quella candidatura non c'è mai stata e parlarne è solo fantapolitica. Quel che è vero è che c'è grossa delusione rispetto al PD, perché ha un che di beffardo riproporre nel programma il "riconoscimento dei diritti delle persone conviventi", ossia la stessa formula su cui il governo Prodi ha continuato a rischiare di cadere.


C'è però anche una grande attesa rispetto ai segnali che Veltroni vorrà dare per accreditarsi come un'opzione credibile per il popolo LGBT. Finora la risposta di Veltroni al ventilato "strappo" con i gay è stata la candidatura di Paola Concia, una donna lesbica dichiarata che però non ha a che fare con il movimento. Mi spiace, ma questa non è una risposta. Ho moltissimo rispetto per Paola e la polemica non è con lei. So bene quanto coraggio ci voglia per essere dichiaratamente omosessuali, soprattutto per le donne, prima nei Ds e ora nel PD. Mi auguro che grazie al suo esempio tante altre donne lesbiche del PD trovino il coraggio di fare coming out e sono certo farà un ottimo lavoro in Parlamento. Ma come ha dichiarato lei stessa, Paola è una donna di partito, non di movimento. Un brava donna di partito, aggiungo io, abile e capace, altrimenti non sarebbe riuscita ad arrivare dov'è.


Ma, come il movimento delle donne, noi non consideriamo qualcuno parte del movimento semplicemente perché gay o lesbica o trans. Non basta essere gay, lesbica o trans per avere il "voto gay" o per avere l'appoggio di Arcigay. Il nostro sostegno va a chi si mette in relazione con noi, ha chi dimostra di meritare la nostra fiducia, a chi si pone al servizio delle comunità LGBT anche quando questo obbliga ad una posizione scomoda. E questo vale per i candidati lesbiche o gay come per quelli eterosessuali.


Nelle liste sono stati inseriti operai, per una legittima operazione d'immagine, e leader del movimento sindacale e operaio che sono rappresentativi di questo pezzo di società. Se nelle liste del PD stanno esponenti che vengono dall'associazionismo cattolico (ACLI), da quello ambientalista (Legambiente), dalle organizzazioni come l'Opus Dei, e chi più ne ha più ne metta, non mancano quelli dell'associazionismo LGBT?

Ecco perché la risposta di Veltroni, non è stata una risposta.


Dal PD, così come dalle altre forze politiche, attendiamo delle risposte. Finora non c'è una forza che ci abbia pienament soddisfatti. Anche la Sinistra Arcobaleno non ha un programma che accoglie appieno le istanze del movimento così come declinate nella piattaforma politica del Roma Pride 2007. Si parla infatti, ad esempio, di uguaglianza sostanziale, si noti bene, non "formale e sostanziale". Tradotto, significa un sì alle unioni civili, non al matrimonio. Per carità, è un punto di partenza interessante e non a caso Bertinotti ha parlato di un "compromesso dinamico". Ma non può che lasciare un po' sorpresi che la sinistra "radicale" proponga un compromesso e che tutti i partiti che, separati, erano favorevoli al matrimonio una volta uniti propongano le unioni civili. Soprattutto visto che, al di là delle dichiarazioni formali, nessuno pensa davvero che Bertinotti corra per fare il premier. Quindi, se la prospettiva è comunque l'opposizione, o al massimo un compromesso di governo con il PD dopo le elezioni, durante la campagna elettorale tanto vale spararla grossa. O no?


In questo clima confuso aspettiamo con ansia, anche se con un po' di scetticismo, insieme a milioni di gay, lesbiche e trans, che chi si candida a leader del paese sappia dire parole chiare, riesca ad essere coinvolgente, arrivi a dare una prospettiva di piena cittadinanza al popolo LGBT.




Riccardo Gottardi

Segretario nazionale Arcigay

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