«Ho vissuto per quasi otto mesi nella canonica ospite del sacerdote conosciuto in precedenza in una sauna gay di Verona. Sono stato pagato dal parroco con uno stipendio mensile di alcune centinaia di euro per fare sesso con lui e per trovare altri giovani disposti a fare sesso con lui, qui a Genova, in tutto il Nord Italia e anche all'estero, alle Canarie nel corso di numerosi viaggi organizzati da lui con quel preciso scopo. Ho diverse ore di filmati a provare quanto dico e anche numerosi sms spediti al mio cellulare dal sacerdote». Questa la circostanziata denuncia di un brasiliano (pubblicata da Il Secolo XIX) a sua volta denunciato da un sacerdote di Genova per furto. Il parroco nega ogni addebito, e saranno gli inquirenti a decidere. Quello di oggi, è solo l'ultimo di innumerevoli casi che attesterebbero, il condizionale sembrerebbe d'obbligo, un uso non ortodosso delle canoniche.
Il caso più celebre è quello di don Tommaso Stenico, pizzicato dalle telecamere nascoste La7, in Vaticano a proporre ad un giovane contattato via chat un rapporto sadomaso. Ma lo scandalo gay in canonica è servito tra le pieghe della cronaca, soprattutto sui giornali cittadini che trattano la scottante materia con eufemismi, ed ha pure illustri precedenti storici...
Nel 1960 Don Martino Z., rettore della chiesa di S. Maria del Lino (e per anni censore dell’istituto Orfani) di Brescia denunciò il tentativo di estorsione di due baldi giovani. Nel corso dell'inchiesta, secondo gli atti del processo, emerse una realtà ben diversa: il curato aveva "compiuto gli atti di favoreggiamento per servire la propria libidine", aveva concesso ad un giovane una stanza per prostituirsi e si "intratteneva con i due per soddisfare... voglie carnali contro natura, organizzando una vera e propria orgia a tre." Il pubblico ministero decise di non procedere...
Nello stesso periodo due fraticelli di una parrocchia di un paesino bresciano subirono medesimo tentativo di estorsione per aver "ospitato" altri due giovanotti nei rispettivi letti... Altri tempi? Macchè.
Nel settembre scorso (lo riferiva Il Mattino) un diciassettenne è stato condannato a due anni e cinque mesi di reclusione, insieme a due complici, per un tentativo di estorsione ad un sacerdote di Sant'Agnello un comune della penisola sorrentina. I tre avrebbero inviato una lettera anonima nella quale si invitava il sacerdote a pagare 15.000 euro: in caso contrario sarebbe stato divulgato un presunto rapporto omosessuale tra il prete e un giovane.
È inequivocabile, al contrario, un caso riportato da La Stampa il 7 settembre scorso. Un sacerdote di Arizzano ha denunciato per estorsione un rom di 32 anni incontrato casualmente in un parcheggio. Agli antipodi le versioni dei fatti: il sacerdote sostiene che una volta a casa sua il rom lo abbia aggredito e tentato di stuprare; il rom dice che stava beatamente facendosi una doccia quando il religioso, nudo, si è fatto avanti. Peccato per le fotografie, scattate dal ragazzo con il telefonino, che mostrano i due in atteggiamenti che non lasciano addito ad alcun dubbio.
Esattamente un anno prima, La Repubblica divulgava rapporti gay sacerdotali a Firenze: "Incontri omosessuali tra sacerdoti e ragazzi di vita. Una notte a sfondo sadomaso nella canonica di una chiesa toscana, a cui secondo una testimonianza ancora in corso di verifica avrebbe partecipato addirittura un vescovo".
Nel novembre 2006 è la volta di un sacerdote di Modena: il sagrestano gli estorceva denaro dopo averlo filmato durante un rapporto omosessuale con un giovane foggiano disoccupato che frequentava la parrocchia.
Non vorremmo tralasciare il caso di una nostra vecchia conoscenza: don Gelmini. Proprio dalle nostre pagine un uomo oggi cinquantenne accusava il prelato di fare - con lui che all'epoca dei fatti era solo un ragazzino - un cattivo uso delle strutture messe in piedi per la sua comunità. Ma il processo è ancora in corso e non è il caso di proseguire oltre.
Nel 2004 è il turno di Don Nico nel veronese (lo riportava Il Gazzettino). Il giovane buongustaio si era fatto fotografare con un operaio magrebino 26enne. I due si erano conosciuti nel piazzale della canonica e complici due bicchieri di vino: "si erano messi a guardare un filmetto porno a letto. E poi si erano lasciati andare. E il prete più del marocchino. Perché ad un certo punto don Nico non si era neanche accorto che in mano all'amico straniero era comparsa una macchina fotografica con tanto di flash. Il sacerdote si è reso conto di essere in trappola solo dopo il primo lampo".
Fermiamoci al 2003, anche se i casi sarebbero ancora molti, a Garlenda, piccolo comune dell’entroterra di Savona, dove una parte dei fedeli aveva creato un comitato per allontanare il parroco, don Giovanni F. Sottovoce le accuse dei parrocchiani (riportate da Il Corriere della Sera): "Don F. è un gay e fa la bella vita aveva case a Firenze e Ibiza, che metteva a disposizione dei giovani del paese. Girava con un’Alfa 155, finché un suo amichetto due anni fa gliel’ha bruciata".
Insomma l'abito talare non è più garanzia di una serena invisibilità omosessuale. Prete avvisato...