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La differenza tra Sanremo e Hollywood
di Flavio Mazzini
Lunedì 23 Febbraio 2009

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Gay.it - La differenza tra Sanremo e Hollywood
C'è un Oceano che divide il nostrano Sanremo e una festa del cinema come quella di Los Angeles. Ma non solo quello...

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Non ho più l'età per fare nottata, quindi non ho seguito nemmeno questa edizione degli Oscar. Nutrivo speranze per "Milk" ma sapevo che era quasi impossibile vincere la frenesia diffusasi per "The millionaire" ennesimo giocattolone di Danny Boyle, regista strepitoso sul piano tecnico che però a me raramente riesce a comunicare emozioni. Emozioni che invece "Milk" mi ha regalato senza sosta. Sono di parte, lo ammetto.

Appena mi sono svegliato, ho acceso quindi il pc per leggere le notizie e ho avuto la conferma del trionfo di "The millionaire". Poi, però, scorrendo i nomi sono finito alla statuetta per il miglior attor protagonista. E ho avuto un brivido. Un brivido reale, che mi ha percorso la schiena e mi ha riportato a tutta la mia storia personale di gay represso e poi finalmente uscito allo scoperto. E mi ha riportato ovviamente anche alla sera di qualche settimana fa, quando in un'anteprima gremita di gay altrettanto emozionati, ho avuto il privilegio di poter assistere alla proiezione del film in lingua originale, ascoltando la voce di quello straordinario e coraggioso interprete che è Sean Penn.

Che da oggi, sarebbe bene ripeterlo, è il primo attore premiato per un ruolo omosessuale, un attivista coraggioso che ha pagato con la propria vita questo coraggio, perché era convinto che le cose potessero e dovessero cambiare, contro tutto e tutti: l'opinione pubblica, i pregiudizi, lo status quo e i tanti farneticanti religiosi che presumono di parlare in nome di Dio, un Dio che però nulla ha dell'amore (quello sì, reale) e della celeste intelligenza del Cristo.

Non è un caso che Benigni, abituato da anni alle letture Dantesche (un altro che di amore se ne intendeva e che pure è stato spesso travisato per scopi omofobi), abbia usato quelle meravigliose parole a Sanremo. Ma sarebbe ora di voltare pagina e lasciarci alle spalle questo festival così ricco di belle sorprese ma anche tanto segnato dall'omofobia. Lasciarcelo alle spalle per occuparci di qualcosa di realmente più importante a livello mondiale perché, permettetemi di dirlo, c'è una bella differenza tra il secondo posto dietro un Marco Carta in una manifestazione non proprio internazionale, e i due Oscar vinti da Milk.

Sì, perché oltre a Sean Penn, si è portato a casa la mitica statuetta anche il giovane sceneggiatore del film, Dustin Lance Black, trentenne nato mormone e che ha subito sulla propria pelle tutta l'omofobia di cui perfino l'America è ancora piena (come è piena di razzisti, di antisemiti e di maschilisti, solo che lì non li premiano…). Perché, sarebbe bene dire anche questo, è vero che ci sono ragazzi che vivono vite omosessuali insoddisfacenti fino a che non incontrano la donna della loro vita, ma è altrettanto vero e difficile da contestare che per ognuno di questi, ce ne sono migliaia, forse milioni, che vivono soffocanti vite 'eterosessuali' con gli amici, in famiglia e con l'altro sesso, fino a quando non prendono il coraggio a due mani e si decidono a seguire la propria reale natura.

Perciò l'Oscar a questo ragazzone biondo, che dopo anni di repressione è sbocciato, ha iniziato a vivere la sua vita ed è riuscito nell'impresa di raccontare quella del grande Harvey Milk, facendola giungere a milioni di spettatori in tutto il mondo e regalando loro emozioni e speranza, la sua vittoria e quella di Sean Penn, a mio modesto avviso, valgono ben più delle miserabili polemiche innescate e di alcuni cartoncini deliranti e qualunquisti esposti a Sanremo. Dei cui messaggi, state certi, non resterà traccia nel nostro futuro. E di cui già oggi, al di fuori dei nostri ristretti confini, nessuno avrà notizia. Nemmeno un solo gay in tutto il mondo. Perché, per fortuna, avranno qualcosa di meglio di cui parlare.


Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum:

Inviato da: ageofaquarius
Data: 25-02-2009 19:56

L'Italia sta facendo lo stesso percorso del film con Brad Pitt: lui da vecchio diventa negli anni bambino compiendo il tragitto inverso, e l'Italia dal 2000 si è incamminata verso il Medioevo! Auguri


Inviato da: massese
Data: 24-02-2009 18:37

certamente le divisioni sono una caratteristica del bel paese, che non risparmiano neanche noi.e altrettanto vero che ci compattiamo in momenti di "crisi" quale lo è stato il recente festival di sanremo. perché è inutile negarlo, e spacciare la canzone di povia come una cosetta di cattivo gusto che si scioglierà col primo sole primaverile, quando le cose, ahime non stanno così.il pretesto di povia è l'attacco feroce di un crociato, che non finirà con sanremo. è una strategia di ordine culturale, pericolissima, verso la quale dobbiamo correre ai ripari.al di là delle divisioni a me pare che un'iniziativa come il bollino friendly, sia doverosa ed efficace. nella nostra società, una cosa conta di più della morale cattolica,di cui la canzone "luca era gay" è intrisa fino all'osso: questa cosa è il profitto, i SORDI. E Lì CHE DOBBIAMO COLPIRE.se preparata bene, e diffusa capillarmente, la moda del bollino, si rivelerà un'arma potentissima. del resto nessuno potrà criticare la scelta di noi gay di spendere i nostri risparmi presso esercizi amici. CARTE IN TAVOLA. ricordatevi CHE SIAMO ALMENO TRE MILIONI. SIAMO UN MERCATO. QUESTA è LA STRADA VINCENTE. FARANNO LE CORSE A DICHIARARSI FRIENDLY. se succede che una grande industria viene insultata in tv, pretende immediatamente ampie scuse. guai a sporcare il marchio.perché l'immagine porta clienti, e soldi. usiamo insomma gli strumenti del mercato. con gli stessi strumenti in italia si sono creati partiti dal nulla. in fondo quello che vogliamo ottenere noi è ben più modesta cosa. pensate, per assurdo, tanto per misurare la nostra forza, se decidessimo tutti assieme di consumare esclusivamente una sola marca di pasta ...cosa succederebbe? improvvisamente molti potenti industriali si accorgerebbero di noi e attraverso loro, i loro spot , anche la gente.possiamo condizionare, dobbiamo condizionare.le chat, le associazioni, le dichiarazioni ufficiali sui giornali, i luoghi di vacanza, ampiamente frequentati dai gay ( edi torre del lago) potrebbero essere utilizzati per amplificare l'iniziativa. una volta che la notizia arriverà alle tv, il gioco sarà bello è fatto. a noi resta solo il compito di assecondare l'iniziativa informandoci presso l'elenco dei marchi amici ( consultabile magari qui su gay. it).è più semplice di quanto sembri. io ricordo che qualche anno fa venne proposta una pubblicità, quella della impulse. c'era una gag simpaticissima, che non sto a raccontarvi...cambiai deodorante da un giorno all'altro. e ancora oggi uso impulse.


Inviato da: Ospite
Data: 24-02-2009 13:17

Non ci resta che piangere allora? Si dice che l'Italia è mediamente indietro di 10-15 anni rispetto al resto del mondo occidentale. Vedendo "Milk", ho capito che non è vero: siamo indietro di almeno 30 anni. Ciò significa che forse, dico forse, vedremo le stesse conquiste nel 2040 o 2050, se va bene. Bella prospettiva. Peccato che la vita passi, e anche in fretta.


Inviato da: Flavio Mazzini
Data: 24-02-2009 13:00

Temo, caro Massese, che sia impossibile. Perché ci sono poche cose divise come i gay italiani. La mia sensazione, ascoltando tutti i livelli, da chi scrive e lavaora nel campo a chi frequenta i forum, le chat, i locali, i battuage e chi non frequenta nulla, è quella di fratelli litigiosi orfani di veri genitori. Nessuno ci guida, chi dovrebbe farlo a sua volta preferisce litigare con i fratelli, non ci sono interessi comuni che stiano a cuore alla maggioranza ed è quindi impossibile prendere un'iniziativa comune. I nostri nemici paradossalmente ci sono indispensabili perché in parte riesconoa tenerci uniti, ma si tratta di fuochi fatui. In fondo i gay italiani sono apputno italiani e come tali, se ne impippano di avere mascalzoni farabutti al governo che in quasi tutti gli altri Paesi del mondo occidentale sarebbero stati costretti a dimettersi per molto meno. Siamo mafiosi, è un dato di fatto. Mafiosi e/o indifferenti, tiramo a campare e le grandi battaglie ideali non ci appartengono. Ci indigniamo solo fino a che non arriva ora di cena, non abbiamo in considerazione alcuna la cosa pubblica e l'avvenire del Paese. Ci bastano un paio di sigarette e un paio di numeri giusti. Se così non fosse, non avremmo una classe politica che alla fine ci rispecchia, a destra come a sinistra.


Inviato da: MASSESE
Data: 24-02-2009 12:16

dobbiamo stare molto attenti perché ciò che s'è consumato in italia recentemente ho l'impressione che sia solo l'inizio di una campagna d'odio verso di noi. è diventato necessario far sentire il nostro peso, quello di almeno tre miliono di persone omosessuali in italia. oltre alle discussioni servono iniziative mediatiche potenti. serve prendere decisioni ferme e non negoziabili. torno sull'idea del BOLLINO FRIENDLY. ed anzi, chiedo a mazzini, che conosce meglio di noi le meccaniche delle associazioni gay, di farsi promotore di questa iniziativa. del resto, è l'unico gironalista, che si degna di rispondere a noi forunisti, quando solleviamo critiche verso i suoi scritti. noi gay italiani, se ci muoviamo compattamente possiamo orientare i consumi. ci sarà verso di noi molta più attenzione e rispetto se decideremo, e dichiareremo di non voler più consumare prodotti di aziende insensibili alle nostre rivendicazioni.questo è un modo per far pressione sul mercato, che per corteggiarci dovrà dimostrare maggior attenzione alla nostra sensibilità. il bollino dovrebbe essere esteso a tutti i negozi che si riconoscono nelle nostre posizioni. solo in quegli esercizi dovremmo portare i nostri soldi ed evitare gli altri, privi di bollino. è una buona strategia, ne sono certo, va solo ben pianificata .


Inviato da: fabio_sv
Data: 24-02-2009 10:58

Gli americani, seguendo l'evento televisivo più importante dell'anno, hanno sentito uno che diceva che chi è contro i matrimoni gay si deve vergognare. Gli italiani, seguendo l'evento televisivo più importante dell'anno, hanno sentito uno che diceva che essere gay è un patologia comportamentale da cui si deve "guarire" per essere felici.


Inviato da: RagazzoVicentino80 (Veneto)
Data: 24-02-2009 02:37
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Mi permetto solo un appunto. Non ho ancora avuto la fortuna di visionare Milk e non vedo l'ora di farlo, tuttavia ho appena visto The Millionaire e l'ho trovato decisamente emozionante. Non sono, quindi, d'accordo con il tono di questo articolo, perche' sembra quasi che abbia vinto una pellicola di scarso valore.


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