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Quanta poca democrazia dentro Arcigay
di Alessio De Giorgi
Martedì 19 Gennaio 2010

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Gay.it - Quanta poca democrazia dentro Arcigay
Gli iscritti che si sono recati alle urne di Arcigay in vista del Congresso nazionale sono appena il doppio degli eletti. Il nuovo presidente dovrà ricominciare da qua, dalla democrazia sfasciata

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La partita che si sta giocando nel Congresso Nazionale che Arcigay terrà dal 12 al 14 febbraio a Perugia riguarda tutti.  Tesserati e non.

Gay.it - Quanta poca democrazia dentro ArcigayArcigay è, nel bene e nel male, la principale organizzazione gay italiana. Ha mille difetti, molti dei quali sono stati denunciati a più riprese proprio su questo portale, tanto che siamo stati accusati di volerla sfasciare, ma è legata a quattro mandate alla qualità della vita di tutti noi, alle possibilità di veder riconosciute in questo paese le nostre coppie o ad avere una legge decente contro discriminazioni ed omofobia. Se Arcigay non funziona, o funziona male, come è successo da alcuni anni a questa parte, ne risentiamo tutti noi: tesserati Arcigay e non, militanti, militonti, menefreghisti o qualunquisti, donne o uomini, gay o bisessuali, visibili o ancora nell’armadio.

È per questo che Gay.it sta seguendo con così tanta attenzione i congressi provinciali che si stanno tenendo in giro per l’Italia.

Gay.it - Quanta poca democrazia dentro ArcigayIo personalmente non ho nascosto le mie simpatie per la mozione Essere Futuro: intanto perché è l’unica ad avere un candidato Presidente, mentre l’altra – Inarrestabile cambiamento - non è riuscita neppure ad esprimere un nome; poi perché quel candidato – il siciliano Paolo Patanè - è persona capace, determinata e testarda; infine perché le sue idee di rinnovata trasparenza, forte rinnovamento ed apertura democratica dell’associazione sono assolutamente condivisibili.

Paolo sta vincendo la partita: ad oggi, sui 40 congressi che si sono tenuti, la sua mozione ne ha vinti 29, oltre il 70% quindi. Su 172 delegati eletti dai congressi provinciali, ben oltre la metà sono favorevoli alla sua mozione, tra cui - con grande sopresa - quelli di due città che venivano date amiche di Aurelio Mancuso, Milano e Bologna. Ma nel cammino che lo sta portando a diventare presidente della principale associazione gay italiana, ci sono alcune ombre che vogliamo sottolineare e che lo costringeranno a mettersi ancora di più al lavoro, una volta eletto, per riformare profondamente Arcigay..

Gay.it - Quanta poca democrazia dentro ArcigayIl primo elemento su cui occorre riflettere è la scarsissima partecipazione al congresso. Due esempi? A Ferrara ad eleggere i 5 delegati sono stati 7 votanti, mentre a Napoli 17 persone hanno scelto 9 delegati. Ci sono circoli importanti, come ad esempio quello di Firenze dove a votare i 6 delegati fiorentini sono stati 7 votanti. Sì, avete sentito bene: in una provincia di poco meno un milione di abitanti, dove quindi abitano almeno 50.000 persone lgbt, il Congresso ne ha richiamati solo 7. Alla faccia della democrazia e della rappresentatività.

Gay.it - Quanta poca democrazia dentro ArcigayInsomma, quello che si profila è purtroppo un congresso autoreferenziale, dove il numero dei votanti dei 44 congressi provinciali non sarà molto superiore al doppio delle persone delegate. Questo è solo uno dei tanti esempi del fallimento degli anni della Presidenza di Aurelio Mancuso: è il risultato diretto di aver spremuto l’associazione, di aver allontanato tanta gente, di aver esercitato un autoritarismo che fa a cazzotti con la democrazia che una associazione deve saper coltivare, di aver cresciuto circoli con rais locali autoreferenziali e senza nessun contatto con la comunità gay.

Gay.it - Quanta poca democrazia dentro ArcigayLa seconda considerazione riguarda la democrazia dell’associazione. Una associazione come Arcigay deve garantire la democrazia interna, tanto più che ad avere diritto di voto teoricamente non sono soltanto i militanti che frequentano i circoli cosiddetti “politici”, ma anche i decisamente più numerosi tesserati dei bar, delle saune e delle discoteche affiliati ad Arcigay. Prendiamo quanto è accaduto sabato a Roma. Nella capitale il suo Presidente, Fabrizio Marrazzo, è persona da più parti discussa: io stesso, tempo fa, avevo criticato Aurelio Mancuso perché aveva deciso col suo solito autoritarismo di defenestrarlo dalla segreteria nazionale senza darne motivazione alla stampa che legittimamente gliene chiedeva conto, ma non ne avevo mai preso le difese definendolo, per l’appunto, "personaggio discutibile". Essendo Marrazzo uno dei più vivaci sostenitori di Inarrestabile Cambiamento, era possibile che i suoi numerosissimi oppositori locali, regolarmente tesserati ad Arcigay,  provassero ad esprimere un voto a lui contrario nel congresso provinciale convocato per sabato: era loro diritto farlo così come era dovere di Marrazzo e di Arcigay Nazionale garantire loro questo diritto. Così non è stato. In una pagina decisamente cupa per la democrazia interna dell’associazione, Marrazzo, con la complicità di chi governa ancora oggi Arcigay Nazionale, ha leso gravemente uno dei diritti fondamentali degli iscritti, che è quello di votare nel congresso: ha messo due bodyguard all’ingresso, ha videoregistrato il congresso senza avere alcun consenso e soprattutto ha impedito il voto ai tanti che, sebbene con la tessera in tasca, dovevano rinnovarne la quota associativa, applicando rigidamente l’orario previsto per la prima convocazione del congresso (orario che è utile solo a limitare il voto, ma non ai fini della maggioranza richiesta per l’elezione). Una gravissima violazione dello Statuto Nazionale, su cui il Presidente Nazionale Aurelio Mancuso si è guardato bene dal prendere posizione, segno ulteriore del decadimento in cui ha lasciato precipitare l’associazione, durante tutti gli anni della sua presidenza.

Insomma, in questo sfacelo, non ci resta che augurare buon lavoro a Paolo Patanè. Ne avrà molto da fare. Ed il supporto di tutti noi sarà determinante, perché determinante è e rimane il ruolo dell’associazione che ci auguriamo venga chiamato a guidare.

Alessio De Giorgi
Direttore di Gay.it


Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum:

Inviato da: van rado
Data: 24-01-2010 15:18

Ma non capisco perché Cioffari si senta in dovere di difendersi per avere usato il social network!!!! Finalmente uno che vive in questo secolo. Se fosse andato nelle discoteche e avesse usato i network di ricerca partner avrebbe fatto ancora meglio.


Inviato da: Ospite
Data: 23-01-2010 19:18

cioffari non è crdibile la tua ricostruzione per non parlare delle promesse di "ricompensa" per il tuo sostegno. Hai portatato un solo voto quello di te stesso e nulla piu. Per cosa ti avrebbero dovuto ricompensare fammi capire


Inviato da: ospite5
Data: 21-01-2010 20:55

Bravo cioffari quando è troppo e troppo. Troppa arroganza troppa arroganza. Spero che serva di lezione agli arroganti. Ma ahimé so che questo non sono in grado di comprenderlo. Il concetto di umiltà non è nelle loro teste.


Inviato da: Paolo Schnitz.
Data: 21-01-2010 12:51

Però De Giorgi, con il quale in passato sono stato critico, in questo ha ragione. C'è molto grigio in ArciGay, può essere per disattenzione bonaria o per comodi privati. Un po' più trasparenza e meno menefreghismo da parte delle masse sarebbe auspicabile. Perché al concerto di Madonna ci sono 100000 gay e ad una fiaccolata per la legge antiomofobia a Milano eravamo in 2000 (ed è stato bellissimo)? Mi sa che in Italia non c'è una reale urgenza di diritti, chiarezza e integrità.


Inviato da: Ospite
Data: 21-01-2010 12:23

7 votanti al congresso di Firenze: secondo me un presidente provinciale serio con questo risultato si dovrebbe dimettere


Inviato da: Ospite
Data: 21-01-2010 12:23

De Giorgi è stato per tanti anni il presidente regionale di Arcigay che ha fatto approvare l'unica legge che c'è in italia pro gay e poi come consulente della regione ha fatto arrivare una marea di soldi a tutte le associazioni gay toscane, arcigay compresa. Dovreste solo essergli riconoscienti...


Inviato da: antoninogi
Data: 21-01-2010 12:02

Spett.le signor Pegoraro, mi rivolgo a lei che parla del "Giglio Rosa" come di un'associazione inclusiva e democratica, la informo che sto ancora aspettando, da 10 giorni, una risposta ad una mia mail inviatale in merito al sit-in indetto da Gay.it in piazza Montecitorio. Al di là di questo, essendo fiorentino e conoscendo la realtà della città, per quanto mi riguarda, rimanete una pagina web con un contatto e-mail. Per me inclusività e democrazia è sinonimo di apertura ed attenzione ad ogni voce, non il silenzio e l'assenza di cui siete testimoni. Sono certo che se foste anche solo più presenti di quanto siete adesso l'associazione fiorentina non languirebbe, ed allora si potrebbe veramente parlare di inclusività. Concludo dicendo che invece di replicare alle osservazioni, per altro legittime, del direttore De Giorgi, dovrebbe preoccuparsi dei dati allarmanti riguardo l'aumento dei siero positivi a Firenze, e non perchè lei sia minstro della salute, ma perchè nei locali associati della città c'è una scarsissima informazione riguardo i pericoli che si corrono nel non usare il preservativo. Se ha bisogno di volontari, qui ce n'è uno. Distinti saluti. Antonino XXXXXXXXXX P.s. Ho mandato questo scritto via mail a Pegoraro...Mi risponderà? Ai posteri l'ardua sentenza.


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