"Troppi studenti stranieri, non si parla di gay e lesbiche"
Lunedì 19 Aprile 2010
Condividi:
|
|
 |
|
|
Il Consiglio d'Istituto del Liceo Livi di Prato ha impedito agli studenti di invitare il Comitato Gay e Lesbiche per parlare di diritti e omosessualità. Perché? "Gli stranieri si turberebbero". |
|
Prato, Liceo Scientifico Carlo Livi. Gli studenti, avendo a disposizione lo spazio dell'assemblea d'Istituto, decidono di contattare il Comitato Gay e Lesbiche di Prato per parlare di omosessualità, omofobia e diritti delle persone lgbt.
Il Comitato, del resto, ha già avuto incontri con altri studenti di istituti superiori in città, com'è successo in occasione della Giornata della Memoria con il liceo Copernico evidentemente più propenso ad affrotnare certe tematiche rispetto alla presidenza del Livi che, invece, ha rifiutato.
"Probabilmente gli studenti del Livi hanno saputo degli altri incontri chiacchierando con i loro coetanei - spiega a Gay.it Emanuele Bresci, fondatore del Comitato - o gironzolando su Facebook dove abbiamo molti contatti con studenti della città, ed hanno deciso di affrontare le tematiche legate all'omosessualità. A quel punto, parliamo dell'inizio della settimana scorsa, hanno contatto uno di noi per chiedere la disponibilità a partecipare a questo loro forum di informazione".
Quello a cui gli studenti hanno detto di essere interessati, oltre ad un breve excursus storico sull'omosessualità dall'antichità ai giorni nostri, sono proprio i diritti, la condizione in cui vivono le persone gay e lesbiche in Italia oggi e l'omofobia.
"Volevano capirci qualcosa in più - continua Bresci - parlando anche dell'omofobia clericale, argomento molto attuale negli ultimi tempi". L'assemblea, secondo le intenzioni degli studenti, avrebbe dovuto svolgersi domani mattina. "Naturalmente abbiamo accettato senza problemi. Per noi incontrare i ragazzi è importantissimo - spiega Bresci - . Invece tra giovedì e venerdì mattina è arrivata la comunicazione che la presidenza aveva negato l'autorizzazione all'incontro. Stupito, chiamo la scuola e parlo con una collaboratrice della preside, che in quel momento non c'era. La signora mi comunica che la decisione è stata presa dal Consiglio d'Istituto secondo il quale l'argomento non era trattabile, o quanto meno non così, perché nella scuola ci sono troppi stranieri che avrebbero potuto sentirsi turbati e che, forse, sarebbe stato meglio fare l'incontro con un gruppo selezionato e ristretto, magari scelto tra gli studenti più grandi".
Insomma, siccome alcuni studenti stranieri sono originari di paesi in cui l'omosessualità è reato o è considerata una malattia o, in ogni caso, un argomento scabroso di cui certo non si può parlare in una scuola, allora non è il caso di affrontarlo, neanche con lo scopo proprio di prospettare la cosa sotto un'ottica diversa e meno discriminatoria di quella a cui sono abituati. E che dire del messaggio che si lancia agli eventuali studenti gay e lesbiche che frequentano quella scuola?
"Ho fatto presente alla signora che non era un discorso legato solo alla sessualità, anche se può sembrare paradossale precisarlo - spiega Bresci -, ma che si tratta di qualcosa di molto più ampio che riguarda diritti chiesti e negati, la vita quotidiana di milioni di persone, le discriminazioni che queste subiscono. Insomma, alla fine, questo richiamo alla persenza degli stranieri tra gli alunni, ci è sembrato un uso strumentale di questi ragazzi le cui culture, di contro, non vengono tenute in considerazione quando si tratta di imporre simboli cattolici a tutti indistintamente".
Il Comitato di Prato ha diffuso un comunicato stampa sulla vicenda. "Probabilmente, se si fosse parlato di libertà di stampa la presidenza del Livi non avrebbe trovato niente da eccepire, anche se tanti giovani immigrati/e studenti e studentesse a Prato provengono da paesi dove i governi e i regimi locali lottano quotidianamente contro la libertà di espressione in tutte le sue forme. Se si fosse parlato dei diritti delle donne, della lotta al maschilismo e alla misoginia che spesso riducono le donne in condizioni di minorità quando non di vera e propria schiavitù la presidenza del Livi non si sarebbe sentita in obbligo di tutelare l’eventuale sensibilità misogina e maschilista di studenti provenienti da paesi dove le donne hanno ben poco da dire - si legge nella nota -. (...) Come associazione gay e lesbica riteniamo estremamente scorretto che si scarichi questo disagio tutto italiano, questa incapacità di sereno confronto sui diritti lgbt, sugli studenti e sulle studentesse stranieri/e, come se la scuola non fosse un luogo di formazione e confronto anche per loro ma solo un teatro di opposti fondamentalismi, come se la violenza omofobica in Italia fosse iniziata a causa dell’immigrazione, come se la presenza multiculturale (e non l’incultura diffusa, la mancanza di laicità, la criminalità organizzata) impedisse all’Italia di svilupparsi e crescere in senso pienamente europeo".
Per di più, essendo le scuole troppo spesso teatro di bullismo a sfondo omofobo, è proprio lì che certi argomenti devono essere affrontati nel modo giusto per evitare che i ragazzi sviluppino una percezione sbagliata e fuorviante dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere.
"Ovviamente ho fatto sapere all'ufficio della presidenza che avremmo risposto e lo faremo - conclude Bresci -. Domani mattina, giorno in cui avrebbe dovuto svolgersi l'assemblea, saremo davanti al Liceo Livi e distribuiremo agli studenti un volantino con il nostro comunicato, in modo che tutti siano informati su quello che è successo. Inoltre distribuiremo anche del materiale informativo, prodotto dal Azione Gay e Lesbica di Firenze, tradotto in cinese, arabo, rumeno, albanese oltre che in italiano, perché pensiamo che tutti abbiano diritto ad informarsi quando ne sentono l'esigenza. A prescindere dalla cultura di appartenenza".
A quanto pare, alcuni degli studenti del liceo hanno già fatto sapere al Comitato che saranno insieme agli attivisti a distribuire il materiale ai loro compagni di scuola. |
Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum: |
| Inviato da:
alanmathisonturing
Data:
21-04-2010 19:40
a me non ha mai spaventato la diversità etnica, anzi, ma quando la cultura che si vuol veicolare è ostile ai concetti di elementare rispetto dei diritti umani ritengo giusto difendersi
Secondo me non è un problema di culture ostili al rispetto dei diritti umani, quanto l'uso distorto che la politica fa delle suddette culture: Perché quando si tratta del crocefisso nella aule scolastiche e giudiziarie tutti si ergono a difensori della cultura Cattolico-italiota e quando si tratta dei diriti dei gay quelle stesse persone difendono coloro che vorrebbero togliere il Crocefisso?
|
| Inviato da:
Ospite
Data:
21-04-2010 14:17
L'immigrazione islamica potrebbe essere invece un toccasana.
In tutta Europa l'Estrema Destra - per odio verso l'Islam -
ha smesso di essere così chiaramente omofoba.
E' successo a Berlino coi Turchi,
a Parigi con gli Algerini, a Londra coi Pakistani
e ad Amsterdam con i Marocchini.
Le città con più mussulmani d'Europa
sono di gran lunga le migliori città per i gay.
appunto!
stiamo parlando di altri paesi europei dove non c'era la corrente di pensiero voluta dal vaticano che debba coesistere antirazzismo e omofobia come in Italia
così come non è ancora ben assimilato il concetto di laicità dello stato
lo capite?
poi nel caso specifico è ovvio che gli stranieri sono solo stati strumentalizzati per giustificare un ingiustificabile omofobia
a me non ha mai spaventato la diversità etnica, anzi, ma quando la cultura che si vuol veicolare è ostile ai concetti di elementare rispetto dei diritti umani ritengo giusto difendersi
|
Inviato da:
almadell (Veneto)
Data:
21-04-2010 12:39
Guarda il mio profilo su Me2
L'immigrazione islamica potrebbe essere invece un toccasana.
In tutta Europa l'Estrema Destra - per odio verso l'Islam -
ha smesso di essere così chiaramente omofoba.
E' successo a Berlino coi Turchi,
a Parigi con gli Algerini, a Londra coi Pakistani
e ad Amsterdam con i Marocchini.
Le città con più mussulmani d'Europa
sono di gran lunga le migliori città per i gay.
|
| Inviato da:
antoninogi
Data:
21-04-2010 12:32
La scusa assurda che i dirigenti della scuola di Prato hanno dato per non consentire la "visita" dell'associazione LGBT, non c'entra nulla con la presenza più o meno massiccia, o più o meno legale degli extra-comunitari in Italia. Ho l'impressione che, come accade troppe volte nel nostro Paese, si voglia trovare un capro espiatorio ad errori che commette chi dovrebbe salvaguardare il diritto, la democrazia, la legalità ecc.
|
| Inviato da:
HoldenTO
Data:
21-04-2010 12:19
Aggiungerei un malinteso senso del Cattolicesimo... concordo su quanto hai espresso inclusa la buona fede del moderatore....
|
| Inviato da:
Ospite
Data:
21-04-2010 12:08
Il guaio è che in Italia esiste una corrente di pensiero
che crede di poter coniugare omofobia e antirazzismo
e questa posizione - assente altrove - è il Cattolicesimo.
appunto per questo motivo certa immigrazione, es. islamica, in Italia potrebbe avere effetti diversi che in altre società cioè portare ad un inasprimento dell'omofobia
io da antirazzista avverto questo pericolo
|
Inviato da:
almadell (Veneto)
Data:
21-04-2010 12:01
Guarda il mio profilo su Me2
Per carità, somo sicuro che il Moderatore era in buona fede;
ma - se fosse per me - censurerei solo gli interventi irrilevanti
e non quelli offensivi; ammesso che qualcuno abbia argomentato una risposta.
Banalmente avevo solo detto che le società con maggiore immigrazione
sono anche quelle in cui l'omosessualità è più accettata.
Non è però il centro della questione.
Un discorso del tipo "non parliamo di gay per non turbare gli stranieri"
è un ragionamento che si potrebbe fare soltanto in Italia.
In Olanda sarebbe stato censurato sia dalla Destra Xenofoba
sia dalla Sinistra Anti-omofoba e Anti-razzista.
Il guaio è che in Italia esiste una corrente di pensiero
che crede di poter coniugare omofobia e antirazzismo
e questa posizione - assente altrove - è il Cattolicesimo.
|
|
|
|
| |
|
|
|
| Interagisci con l'articolo |
|
|
|
|
| |
|
|
|