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Europride, cercasi Dolce e Gabbana
di Alessio De Giorgi
Lunedì 13 Giugno 2011

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Gay.it - Europride, cercasi Dolce e Gabbana
Nonostante i critici, siano in servizio permanente, l'Europride è stata una pietra miliare a cui Lady Gaga ha soltanto contribuito. Chi è mancato? Sponsor, politica, ma anche i grandi locali gay.

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Quanto è successo sabato a Roma è stato epocale. Ben oltre le 500.000 presenza del World Pride 2000, che segnò una svolta per la comunità lgbt italiana, l'Europride di Roma, con un corteo partecipatissimo, una presenza mediatica incredibile e, dulcis in fundo, l'intervento di Lady Gaga, rimarrà una pietra miliare nel lungo, lunghissimo cammino che la comunità lgbt italiana sta compiendo per avere pari dignità e pari diritti.

Alcune considerazioni sono d'obbligo dopo questo faticoso ed emozionante weekend, ed eccole quindi in ordine sparso.

L'assenza della politica. La grande assente come sempre, ma Gay.it - Europride, cercasi Dolce e Gabbanasicuramente più di prima, è stata la politica italiana. Da questi signori, da destra come da sinistra, è evidente che bisogna guardarsi sempre con grande attenzione e con grande sfiducia. All'Europride erano presenti solo tre parlamentari: una lesbica (la combattiva Paola Concia, PD), una persona di colore (Jean Leonard Touadi, PD) ed una frociarola (Silvana Mura dell'IDV), tutte e tre persone fantastiche e motivate, ma che da sole simboleggiano la solitudine politica in cui siamo. Neppure un messaggio di Napolitano, o del Ministro Carfagna: c'è voluta la lettera di Hillary Clinton, Segretario di Stato statunitense, per far arrivare un po' di venticello della politica a Roma e giustamente Paola Concia ha definito questa situazione "umiliante". Siamo soli, e con le nostre sole gambe dobbiamo andare avanti.

Il trionfo di Miss Germanotta. Chi aveva paura che la presenza di Lady Gaga soffocasse l'Europride si è dovuto ricredere, e così chi pensava che il popolo lgbt fosse venuto a Roma solo per questo. Il palco pressoché deserto prima dell'arrivo del corteo ha dimostrato a tutti la sensibilità politica del milione di persone che sono venute a Roma, così come al quindicesimo minuto del discorso POLITICO di Lady Gaga è parso chiarissimo a tutti che Lady Gaga non era venuta lì per fare qualche canzonetta e farci sculettare: tutt'altro. le cose che ha detto sono state importanti, forti ma ben dosate, significative, quasi storiche, fosse solo che nessuna popstar di quel livello si era mai esposta sui nostri temi in modo così deciso e forte.

L'assenza della comunità lgbt organizzata. Neppure un carro commerciale ha solcato le strade di Roma e questo è vergognoso. Dove erano i Gay Village, i Padova Pride Village, gli organizzatori di serate assai lucrative a Milano come a Torino, a Napoli come in Sicilia? Possibile che non si siano sentiti in dovere di rendere alla comunità lgbt una piccola parte di quello che questa gli da settimanalmente, riempiendo le loro piste da ballo, le loro saune, i loro bar? Possibile che non potessero spendere qualche migliaio di euro per far sentire anche loro la voce a Roma? Possibile che non abbiano colto anche solo banalmente l'impatto pubblicitario che una loro presenza a Roma avrebbe comportato?

L'assenza di sponsor. In tanti si sono lamentati dei costi anni delle Gay.it - Europride, cercasi Dolce e Gabbanafeste collaterali. Ma vi chiedo: come pensate che si sia pagato tutto l'ambaradan di sabato? Con sponsor inesistenti? Come Gay.it, concessionaria dell'evento, abbiamo provato e riprovato a far arrivare qualche finanziamento privato all'Europride, ma abbiamo raccolto solo briciole. Neppure con il ciclone Lady Gaga qualcosa si è smosso, anche se ci siamo andati maledettamente vicini. E allora: possibile che, per dire una azienda a caso (ma non così a caso, vista la loro vicinanza oggettiva all'evento, per target di riferimento e per "appartenenza" della proprietà alla comunità lgbt), Dolce e Gabbana non si siano sentiti in dovere di dare un contributo all'Europride, anche solo finanziando, chessò, qualche evento collaterale? Cosa erano per una azienda come questa 50 o 100mila euro di sponsorizzazione? Una briciola nel mare.... o qualche maglietta in più da vendere.

La gioia e la fatica degli organizzatori. Quanto è accaduto a Roma - il corteo, il colpaccio di Lady Gaga, il Pride Park, gli eventi collaterali, le manifestazioni culturali - non è avvenuto a caso: è stato il frutto di mesi e mesi di lavoro duro degli organizzatori, cui va dato merito e cui va reso onore. Paolo Patanè, Rossana Praitano, tutti i ragazzi del Mario Mieli, di Arcigay e delle altre associazioni si sono spaccati le ossa per portare a casa questo incredibile risultato, ed è giusto ed opportuno che almeno per qualche mese gli altri si limitino a ringraziare, anzichè criticare.

Ed ora? Ora c'è da rimboccarsi le maniche e far sì che lo straordinario risultato politico, sociale, culturale e di visibilità di sabato 11 giugno 2011 non vada perso.

Il movimento gay deve ritrovare unità e, in quest'ottica, far ripartire il percorso di una federazione delle associazioni lgbt che dia unica voce alla nostra comunità, al di là di litigi, ripicche e personalissime ambizioni politiche. Per un paese dilaniato, sfiduciato, che sta perdendo prospettive e speranze, non serve la cacofonia dei tristissimi litigi attuali nel mondo gay, ma serve un movimento lgbt unitario che sappia imporre i nostri temi all'agenda politica italiana. Occorre un salto di qualità, di cui comunque possiamo essere capaci, mettendo via divisioni e guardando al bene comune, che è la realizzazione delle nostre speranze e la piena attuazione dei nostri diritti. A quel punto forse riusciremo ad essere di nuovo al centro della vita politica di questo paese, ed arrivare ad ottenere risultati sarà forse più facile.

Gay.it - Europride, cercasi Dolce e GabbanaQuanto sta succedendo in questi mesi nel nostro paese ci dà speranza. Non sono tanto banalmente le bastonate elettorali e giudiziarie che Silvio Berlusconi sta prendendo (perché chi verrà dopo di lui non è assolutamente detto che faccia di più per noi), ma è il risveglio di una Italia che vuole civiltà, cultura, diritti, giusti profitti. Di un'Italia che vuole semplicemente essere un po' meno Italia e un po' più Europa. E di questa nuvoa Italia noi, persone lgbt, abbiamo maledettamente bisogno. Ce la possiamo fare: basta crederci.


Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum:

Inviato da: alfie10
Data: 15-06-2011 17:41

Purtroppo è vero che siamo divisi tra di noi e creiamo ghetti (se non hai gli occhi azzurri, se non hai più di 25 anni etc. etc.)però è altrettanto vero che volendo possiamo riscattarci e costruire qualcosa che ne valga la pena (Paola Concia e tantissimi altri insegnano).Dipende solo da noi (poichè da un certo mondo della politica non possiamo attenderci nulla). Allora, proviamo ad incontrarci e a costruire qualcosa di bello e duraturo!!


Inviato da: luigiiannello
Data: 15-06-2011 08:36

però, credo che non tutto sie perduto in Italia e che lentamente e progressivamente, discutendo e relazionandoci, a qualcosa di buono prima o poi ci si deve arrivare, la società cresce e si evolve, deve crescere ed evolversi.


Inviato da: soledamore (Campania)
Data: 14-06-2011 18:43
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Io credo che Nichi Vendola al Pride avrebbe dovuto pronunciarsi in maniera decisa sulle unioni omosessuali. E fare un riferimento, anche timido, alla sacralizzazione del matrimonio religioso omosessuale. Era una buona occasione, questo Europride a Roma. E avrebbe dato senso reale alla sua partecipazione. Se continua per questa strada la sua "nuova narrazione" si rivela per quello che è: un raccontino postmoderno abbastanza pop, in cui la morale della favola è sempre quella: orgoglioso di essere gay e orgoglioso di non avere diritti :mrgreen: Proclamarsi gay e cattolici implica la consapevolezza di un rinnovamento culturale profondo, della Chiesa e dello Stato Italiano. Non può essere solo il modo per raccogliere i voti dei cattolici progressisti e quelli lgbtq. Abbiamo scoperto che l'inconscio non è un teatro, ma è più di un'officina o una fabbrica: è un laboratorio. Nel quale il desiderio non normativizzato deve reagire, non cristallizzarsi. Che umiliazione che sia stata la Clinton, politica statunitense, a fare il punto politico sulla situazione. Come la maestra rivolta a dei bambini un po' deficienti. Nichi non dovrebbe tenere in nessun conto il mondo cattolico etero tradizionale, perché se si appoggia ad esso farà la fine di tutti gli altri politici: sarà ricattabile dalle gerarchie ecclesiastiche, una volta eletto grazie ai voti dei cattolici tradizionali. Dovrebbe parlare invece con i cattolici omosessuali e/o omosensibili. Mesi fa, in questo forum scrissi una lettera abbastanza puntuta per stimolare un dialogo che speravo fosse proficuo ("Prolegomeni ad un epistolario mancato" in "Salotto culturale", credo). Non ho mai ricevuto risposta, nemmeno dal più infimo dei suoi collaboratori o semplicemente da qualche gay che lo ha votato. Credo che tutto ciò esemplifichi bene la distanza fra comune cittadino e classe politica italiana attuale. Una distanza che nel dopo-Berlusconi sembra destinata ad aumentare, piuttosto che a diminuire. VENDOLA DI' QUALCOSA DI GAIO E DI SINISTRA! DIMOSTRA IL VALORE AGGIUNTO DI ESSERE CATTOLICO! NON TI PIEGARE AGLI UKASE DEL VATICANO! STABILISCI UN CONTATTO CON I CITTADINI COMUNI LGBTQ, ANCHE VIRTUALE!


Inviato da: faufau (Lombardia)
Data: 14-06-2011 16:09
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Avete dimenticato Nichi Vendola, anche lui presente al Pride.


Inviato da: atteso (Sicilia)
Data: 14-06-2011 14:35
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Condivido quanto scritto un pò da tutti ma credo che la colpa ce l'abbia anche Arcigay per i rapporti con i locali in cui si entra solo se tesserati. Negli passati più che alla crescita culturale, civile e politica del movimento si è interessata agli aspetti economici e, quindi, ai rapporti con i gestori delle saune o delle discoteche. Adesso raccoglie quanto ha seminato. Peccato che a pagarla siamo tutti, specialmente i gay dai 45 in su.


Inviato da: gaymotel (Lombardia)
Data: 14-06-2011 12:26
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Purtroppo bisogna ammettere che il "mondo gay",è sempre stato nemico di se stesso almeno in Italia...è risaputo che qui',i peggiori nemici dei gay,i piu' razzisti e spietati,sono i gay stessi...L'ambiente,vive di bellezza,giovinezza,sesso,e delle solite parate del "mister gay dell'anno" fino a 30 anni....dopo questa "data di scadenza" si entra nel girone delle "vecchiacce bavose" che a detta delle giovani frocette,dovrebbero restare a casa a guardare willy & Grace o al massimo,pagare l'escort di turno per scopare. Le associazioni gay,sembrano delle Norimberga del sesso dove i vari giudici anziani,fanno l'occhietto al fustacchione muscoloso di turno comprandoli in cambio di qualche promozione o sistemazione lavorativa...i gay anziani e / o poveri ? possono pure crepare, quelli senza casa ? che vadano sotto i ponti, Quelli disoccupati ? che vadano alla CARITAS. No signori miei...qui' non siamo in California,e le "comunita' gay" fatte di dentisti,imbianchini,avvocati,autisti,idraulici eccetera gay che si aiutano e si conttattano tra di loro per lavoro,qui' non ci sono. Ho visto sentito un mio amico imbianchino gay che mi diceva che gli altri gay non lo chiamano perchè sperano sempre che l'imbianchino etero bergamasco,durante il lavoro,gli ficchi l'uccello in bocca....Allora,di cosa parliamo ?


Inviato da: luigiiannello
Data: 14-06-2011 08:02

Il mondo gay italiano è targhet economico di aziende gay friendly solo se omosessuali omofobici interiorizzati ( la maggior parte in Italia), che pensano all'universo gay solo per un punto di vista sessuale e non relazionale e di diritti, il problema maggiore è che la così detta lobby gay è manipolata da codesta situazione che implicitamente è in accondiscenza con le religioni monoteiste contro gli omosessuali orgogliosi di esserlo. E' giusto che in questo momento le coscienze tuonino ovunque per far capire cosa stia succedendo e come cambiare.


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