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"Zitta tu che sei brutta!"
di Insy Loan ad alcuni meglio noto come Alessandro Michetti
Sabato 3 Dicembre 2011

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Gay.it -
Mi è capitato spessissimo di sentire persone adulte e vaccinate chiosare una discussione animata con "zitta tu che sei brutta!". Come se fosse un sigillo definitivo in ceralacca bollente.

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Quando mi alleno in palestra ho sempre le cuffie conficcate nelle orecchie. La playlist che ho composto per l'allenamento si chiama "Zitto e corri!". Oltre 40 brani dal ritmo incalzante che dovrebbero incentivarmi allo sforzo come una carica militare al massacro dei nemici. La mia è una di quelle palestre che quando la nomini ti dicono "Ah, quella piena di gay!", e quando timidamente fai notare che in effetti tutte le palestre sono piene di gay ti rispondono con la prontezza del morso di una vipera: "Eh ma la tua in particolare!".

E va bene, la mia è una dove ci sono molti omosessuali. Quelli che non sono gay invece sembrano appena usciti da Regina Coeli per decorrenza dei termini (non certo per buona condotta). Questo fa sì che sia venuto fuori un ambiente dai forti contrasti, per cui se volessimo dargli il titolo di una festa a tema potremmo sintetizzarlo con "piume e sbarre".

Gay.it - In questi tempi di metrosessuali, indecisi e confusi ormonali, non è così facile distinguere il "coatto" dal gay. Entrambi hanno tatuaggi buttati a caso su metri di pelle, due tratti di pennarello nero come sopracciglia e abbronzature galvanizzate. La cosa però che ho notato è che, mentre gli etero si raccontano confidenze anche intime urlando da un lato all'altro degli oltre 500mq di sala pesi ("senti, che t'avanzano un paio di mutande che le ho dimenticate e non ho il cambio per dopo la doccia?"), i gay tra di loro bisbigliano, sussurrano, confabulano come cardinali medievali in un conclave.

Io invece me ne sto lì, con le mie belle cuffie a farmi i beati affari degli altri. Sì, perché il mio svago maggiore tra una serie e l'altra è ascoltare quello che si dice la gente, ignara del fatto che il mio ipod sia quasi sempre spento, soprattutto in prossimità di capannelli ciarlanti. Lo so che non è una cosa molto educata e che rischio un'ingiunzione dal garante della privacy, ma è troppo divertente ascoltare mentre gli altri credono che tu non senta. E dirò di più, per rendere la cosa più credibile, muovo anche le labbra fingendo di cantare una canzone che non c'è.

Insomma, qualche giorno fa mi avvicino a due ragazzi che discutevano animatamente. Mi posiziono in ascolto adottando il solito inganno. Entrambe erano inguainati in tenute ginniche talmente attillate da ricordarmi il Garrone del libro Cuore "strizzato nei suoi vestiti troppo stretti" costretto (lui) dalla povertà della sua famiglia a non averne da indossare della sua taglia.

Ma se avete mai creduto alle favole di De Amicis, vi prego adesso di fare un grande atto di fede e di prendere per vero lo stralcio di conversazione qui riportato che, con la destra posata sulla Sacra Bibbia, giuro corrispondere a verità.

- Gay muscoloso attillato 1, con posa chiastica: "E quindi io gli ho detto che Lady Gaga deve ancora trottare parecchio prima di poter arrivare ai livelli di Madonna."
- Gay muscoloso attillato 2, intanto annuisce con gli occhi socchiusi concordando su una verità certa e insindacabile.

- Gay muscoloso attillato 1: "E questo, che mai visto e sentito prima, mi dice che sto dicendo un sacco di stronzate. Che non ci capisco niente di musica e che non mi devo permettere". Mentre racconta dell'affronto, aiuta Gay muscoloso attillato 2 a tirare su l'equivalente in peso di una trebbiatrice sulla panca per il petto. "E io allora gli ho risposto: ma poi che parli te, ma che non ti vedi come vai vestito in giro tutto aderente, pare che c'hai 20 anni quando invece sei una vecchia?".
- Gay muscoloso attillato 2 non muove neppure un muscolo facciale mantenendo una neutralità elvetica.

- Gay muscoloso attillato 1: "A quel punto gli faccio: beh io almeno ho un bel fisico da far vedere, te invece nessuno ti si rimorchia perché sei una cessa. Sei brutta e fai schifo".
Caso chiuso, vittoria assegnata.Se avessi un euro per ogni volta che ho sentito liquidare esistenze umane in questa maniera, avrei tanti soldi da scongiurare il default della Grecia.

In tanti anni di conversazioni ascoltate (anche senza auricolari nelle orecchie) mi è capitato spessissimo di sentire persone adulte e vaccinate, non necessariamente provinanti scartati de La pupa e il secchione (aspiranti pupe ovviamente) chiosare una discussione con "zitta tu che sei brutta", come se questo fosse il sigillo definitivo in ceralacca bollente per chiudere una discussione animata. Certo, alzi la mano chi non ha mai dato un giudizio estetico su qualcuno con intento denigratorio, ma la convinzione che in un confronto diretto tra adulti questo possa essere davvero la patata da mettere in bocca a un avversario per zittirlo definitivamente sa troppo di cheerleader della Ohio High School. Eppure nel mondo parallelo e surreale che spesso è quello dei gay (di certi gay, lo sappiamo) capita spessissimo. Puoi aver trovato la cura alla leucemia, aver discusso una tesi sul Mahābhārata (in sanscrito, ovviamente) ma tutta la tua esistenza può essere polverizzata dalla sentenza tanto lapidaria quanto puerile: "e poi sei brutto!".

E infatti verrebbe da pensare che solo i bambini possano insultarsi facendo riferimento all'estetica, perché nelle loro menti (naturalmente e giustificatamente) ancora sottosviluppate è un dato sensibile che non richiede un'elaborazione intellettiva particolarmente raffinata che invece ci si aspetterebbe da un adulto, anche se risucchiato da una canotta di Petit Bateau. E invece, eccoli lì, tra il tapis e la parete a specchi, due uomini adulti vantarsi della vittoria dialettica decretata da un "sei uno sgorbio!". Certo, non che gli etero usino sempre forme denigratorie più elaborate (a volte basta dare del laziale a un romanista per vedere la mortificazione prendere forma sul volto della vittima) ma ci si illude che dopo i 20 anni, di qua e di là dalla sponda, si sia oltrepassato almeno la fase orale, la prima e più elementare dello sviluppo freudiano dell'essere umano.

 
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