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Dalla, Avvenire: "Tentativi di mettere il timbro su storia"


  Dalla, Avvenire:

Il quotidiano dei vescovi polemizza con chi ha rivendicato, per Marco Alemanno, il ruolo di compagno dell'artista ed ha parlato di "ipocrisia della Chiesa" per un funerale negato ai gay dichiarati.

A distanza di due giorni dal funerale di Lucio Dalla nella basilica di San Petronio a Bologna e dal commosso saluto del suo compagno Marco Alemanno, il mancato coming out del cantante e gli outing postumi continuano a far discutere.

"Il dibattito post mortem sull'orientamento sessuale di Lucio Dalla rappresenta una pagina di cattivo gusto che il sistema mediatico avrebbe potuto e dovuto evitare - ha dichiarato il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori e consulente della Commissione parlamentare per l'Infanzia -. Le riflessioni sui funerali in cattedrale, che normalmente agli omosessuali dichiarati verrebbero negati, il presunto mancato coraggio di fare outing (coming out, ndr) e gli interrogativi sul ruolo di compagno o collaboratore di Marco Alemanno si collocano ben oltre la linea di demarcazione della pietà dovuta a un defunto, che del proprio orientamento sessuale ha fatto una questione privata e personale".


"Tutto ciò - continua Marziale - è assurdo e difficilmente può essere annoverato alla voce diritto all'informazione, dietro il cui paravento molti spesso si rifugiano". Per il sociologo "il dibattito danneggia lo sforzo che negli atenei si compie quotidianamente per costruire una cultura scevra da pregiudizi rispetto alle differenze di genere, la cui mancata corretta comprensione origina omofobia e si colloca nel quadro dell'emergenza educativa in corso". "Lucio Dalla, che ho avuto il piacere di conoscere personalmente e apprezzare per il suo modo di essere - conclude Marziale - era e rimarrà un interprete della più elevata espressione culturale del Paese, a prescindere dal suo orientamento sessuale".


E sull'argomento interviene anche il quotidiano dei vescovi, Avvenire, nonostante sia stata proprio la chiesa ad auspicare che dell'argomento non si parlasse più. Secondo il direttore Marco Tarquinio sui funerali di Lucio Dalla, sulla sua omosessualità e sull'atteggiamento della Chiesa si sarebbe consumato "un incomprensibile esproprio della storia di un uomo, delle sue scelte, dei suoi sentimenti. Tentato da soliti cacciatori di timbri e di legittimazioni politiche". "Servirebbe un pò più di rispetto - scrive Tarquinio sul numero odierno del quotidiano - da parte di tutti coloro che evidentemente poco o nulla sanno della sua e della nostra fede e che si sono precipitati a fare della vita di un amatissimo artista una bandiera, questa sì 'ipocrita', da sventolare sugli spalti delle proprie convinzioni e condizioni". "Per il resto - chiude il direttore - la verità ancora una volta è semplice: a Bologna, in San Petronio, la comunità cristiana ha accolto un figlio e attorno a lui si è raccolta. Non ci sono altri 'timbri' da mettere sul passaporto di un cristiano che torna alla Casa del Padre".


E mentre da Genova il presidente della Cei Bagnasco prova a placare la polemica dicendo che "davanti ai morti, preghiamo gli uni per gli altri", a tentare di porre fine alla questione, arriva oggi una vignetta di Vauro pubblicata sul sito di Servizio Pubblico, la trasmissione condotta da Michele Santoro inonda il giovedì sera su Sky e su alcune tv locali. La vignetta raffigura Dalla che, chitarra sulla schiena, arriva in paradiso e confessa: "Ok, sono gay". Un annoiato Dio lo guarda e gli risponde: "E chi se ne frega!".

Gli ultimi interventi su questo argomento da Facebook:

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