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La famiglia gay della Cassazione si racconta


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  La famiglia gay della Cassazione si racconta

Dalla sorpresa per la notizia ai progetti futuri. Parla la coppia della storica sentenza della Cassazione. "Ai giovani diciamo: non abbiate paura di pensarvi come una famiglia".

Il 1° Giugno festeggeranno 10 anni di matrimonio ma il nostro paese, da quando volarono in Olanda per sposarsi, ancora non ha riconosciuto le loro nozze. Antonio e Mario sono la coppia di Latina protagonista della storica sentenza della Corte di Cassazione dopo la quale sarà molto più difficile parlare di famiglia escludendo le tante coppie gay e lesbiche ed i loro figli. Dopo il pronunciamento della corte, e dopo che l'avv. Bilotta ce ne ha spiegato gli aspetti tecnici e le conseguenze, abbiamo cercato di conoscerne meglio i protagonisti attraverso una breve chiacchierata con Antonio.



Com'è nata 10 anni fa, quando peraltro in Europa il matrimonio fra persone dello stesso sesso era legale ancora solo in Olanda, l'idea di volare all'Aja per veder legalmente riconosciuto il vostro amore?

In maniera assolutamente istintiva. In realtà stavamo insieme da alcuni anni ed essendo una coppia già consolidata ci è bastato guardarci negli occhi per dire: "Facciamolo!".



Raccontaci, come vi è arrivata la notizia della sentenza?

Eravamo in casa a leggere e ad ascoltare musica. In realtà l'abbiamo saputo tramite le telefonate dei giornalisti. Alle 15:05 è uscita la prima Ansa e ci ha chiamato proprio un nostro amico giornalista che ci segue da parecchi anni; siamo letteralmente cascati dalle nuvole. Pensa che la mattina il nostro avvocato era andato in cancelleria per vedere se era stata depositata la sentenza ed invece la notizia è arrivata prima attraverso il circuito mediatico.



Qual è, se c'è n'è stata una, l'occasione in cui più vi ha pesato non essere riconosciuti come coniugi nel nostro paese?

In realtà, per quanto riguarda la vita di tutti i giorni, siamo stati abbastanza fortunati. Anche qui a Latina non abbiamo mai avuto grandi problemi. Quando siamo andati in Comune agli uffici dell'Anagrafe e Stato Civile a presentare i documenti, come in qualsiasi altra situazione ufficiale, ci è stato detto che non era possibile perché per la legge siamo degli sconosciuti l'uno per l'altro. Ad esempio, anche quando siamo andati in banca a chiedere un mutuo non abbiamo potuto cointestarlo. È capitato invece che mi trovassi in ospedale ed in quel caso i medici non hanno avuto nessun problema a parlare con Mario delle mie condizioni di salute. Sono tante piccole cose che nel complesso fanno la differenza. Un altro esempio è quello del censimento, ma anche prima del 2011 ed anche in altri certificati noi abbiamo sempre dichiarato di essere coniugati.



Parliamo del senatore Giovanardi. Anche nel vostro caso non è riuscito a trattenersi e qualche giorno fa ha commentato la sentenza che vi riguarda dichiarando che l'opinione di un giudice di Cassazione vale quanto quella di un commercialista. Cosa ti senti di rispondergli?

(ride, ndr) Guarda, una delle persone che io stimo di più in assoluto è proprio il mio commercialista! Io penso che Giovanardi viva in un mondo archeologico... Ecco, se l'opinione di un giudice di Cassazione vale quanto quella di un commercialista penso che Giovanardi sarebbe adattissimo a fare l'archeologo! Si occupi di archeologia, sarebbe molto bravo secondo me



Ritorniamo seri... pensi che il riconoscimento dei diritti per le famiglie omosessuali dovrà continuare a passare attraverso vittorie nei tribunali o immagini che prima o poi il Parlamento deciderà di pronunciarsi su dei temi che sono, di fatto, sempre più difficili da ignorare?

È chiaro che ci arriveremo! Tra l'altro, secondo me, con un coup de theatre la politica potrebbe tentare di risolvere questa questione con qualche contentino facendolo passare come una grande cosa. La classica montagna che partorirà un topolino piccolo piccolo. Però, vedi, la spinta che può venire dai tribunali è molto importante e molto forte perché secondo me può incidere sull'opinione pubblica.



Quindi mi stai dicendo che presto secondo te vedremo spuntare una legge con contenuti "a ribasso" rispetto alle rivendicazioni attuali in modo da smorzare la battaglia per la piena parità...

Secondo me sì e riguarderà temi estremamente specifici. Ma un primo passo di questo tipo potrebbe essere un grimandello per riconoscimenti più importanti.



Per salutarci: se potessi rivolgerti ad una coppia che oggi, come voi 10 anni fa, voglia metter su famiglia dando loro un consiglio, cosa gli diresti?

Direi che noi per primi dobbiamo abituarci all'idea di essere famiglia, senza "se" e senza "ma"...



Pensi che quest'idea non sia ancora abbastanza diffusa fra di noi?

Ecco, forse non c'è questa autocoscienza e l'idea non è ancora del tutto diffusa, anche perché poi le persone e le coppie risentono e sono influenzati dell'ambiente che hanno intorno... Ma avere la piena coscienza di essere famiglia è il primo fondamentale passo per essere riconosciuti dagli altri. L'altro consiglio, specie per le coppie giovani, è quello di non porsi limiti anche e soprattutto sulla questione dei figli. Quello che mi preme di più è che i giovani abbiano modelli ed esempi positivi. Fortunatamente oggi si fanno molti meno problemi ma son convinto che mostrare loro qualche modello positivo in più possa permettere di avere più strumenti per potersi immaginare una vita normale e tranquilla come tutti gli altri.

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