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La madre di Andrea: non sapevo che mio figlio veniva deriso


  La madre di Andrea: non sapevo che mio figlio veniva deriso

La madre di Andrea chiede verità: "Perché la scuola mi comunica solo ora e con una lettera su un quotidiano che mio figlio veniva deriso?". E spiega: "Lo smalto era perché non si mangiasse le unghie"

Dopo i funerali, la madre del piccolo Andrea vuole risposte sui motivi che hanno indotto il proprio figlio a togliersi la vita. "Voglio sapere perché un ragazzo di 15 anni, mio figlio, ha preso una sciarpa e si è impiccato", dice in una conferenza stampa nella sede del Siulp, sindacato italiano unitario di polizia, che ha offerto loro sostegno. "Andrea non era gay - spiega -, era sensibile, gentile, intelligente, aveva letto più di mille libri. È stato vittima dell'ignoranza".



La famiglia del quindicenne romano ha voluto incontrare i giornalisti. La donna, in particolare, se la prende con la scuola che non l'ha informata: "nessuno ci ha detto che ci fossero problemi di integrazione, ora voglio sapere. Com'è possibile che da un paio di jeans lavati male sia nata la persecuzione e gli insulti sul muro al 'ragazzo dai pantaloni rosa, non fidatevi di lui perché è frocio'? O che dallo smalto per le unghie, messo affinchè non se le mangiasse e tornasse a suonare il pianoforte, siano arrivati quei borbottii, tanto che persino un insegnante lo ha ripreso? O da quella foto in maschera per carnevale, vestito da donna, sia nato quel tam tam di irrisioni?"



E' l'avvocato a chiarire però che "non vi è nessuna aprioristica posizione accusatoria nei confronti di nessuno, né della scuola o di altri ma è necessario scoprire le cause del suicidio di Andrea" e che per questo "presenteremo memorie, istanze e se sarà necessario esposti e querele". Per il legale è "trascurabile parlare della sessualità di un ragazzo che aveva compiuto 15 anni da una settimana", il punto della vicenda "è se la questione dell'identità sessuale o dell'omosessualità sia stato il grilletto premuto contro questo ragazzo per vessarlo. Un ragazzo diverso da altri, con una cultura più ampia, e una voglia di approfondire la vita in modo diverso, vittima dell'ignoranza e forse anche dell'invidia". L'appello è "a tutti quelli che possono sapere qualcosa: parlino".



La mamma di Andrea passa in fretta al nocciolo della questione, l'identità sessuale di Andrea: "da tempo era innamorato di una sua coetanea. Se fosse stato omosessuale non avrebbe avuto remore a dirmelo, io e mio marito abbiamo educato i nostri figli alla libertà e rispetto". Ma qualcuno lo prendeva in giro e quella pagina derisoria su Fb che ha fatto il giro della scuola e oltre, di cui i genitori non sapevano nulla ora pesa così tanto, ora la madre può solo immaginare che cosa Andrea possa aver provato, che cosa avrebbe potuto fare lei per aiutarlo, consolarlo, fargli capire: "Non sospettavamo ci fossero problemi di integrazione a scuola, non sapevamo di quella pagina che girava con il nome storpiato, la foto vestito da donna, una foto di Carnevale. La scuola non mi ha mai detto nulla. Quando sono andata a parlare con gli insegnanti alla fine dello scorso anno di liceo mi hanno detto che era perfettamente integrato. Era un mio cruccio - racconta, perché Andrea veniva dalla Schola Puerorum della Cappella Sistina, una scuola maschile, aveva una formazione e una sensibilità diverse, e temevo che l'impatto con una scuola statale potesse essere difficile". Ma "non mi hanno mai detto nulla, neppure quando il preside ha fatto rimuovere dall'imbianchino una scritta d ai muri della scuola: 'non vi fidate del ragazzo coi pantaloni rosa, è frocio'".



Lo smalto sulle unghie è stata "un'idea mia", spiega la donna che si
adesso si tormenta per la scelta. "Voleva smettere di mangiarsi le unghie per poter riprendere a suonare il pianoforte, lui aveva scelto il rosa, perché era estroverso". I pantaloni rosa? Si tratta di "un paio di jeans che un lavaggio sbagliato aveva cambiato di colore, che non metteva mai. Una sola maglietta rosa nell'armadio e sì aveva anche un quaderno rosa. E allora?" E ancora: "Quella foto su Facebook vestito da donna, è successo una volta per Carnevale, e io gli ho prestato pure il reggiseno. Io ora sento la colpa, cosa devo pensare, se non gli avessi fatto mettere quello smalto, quel vestito. Si è ucciso per questo? È colpa mia?". Quello smalto che una insegnante, stando al racconto della donna, aveva fatto notare ad Andrea di fronte a tutta la classe: "Tua madre che dice dello smalto che ti metti?", avrebbe detto. "Basta che gli porto i nipoti", sarebbe stata la risposta di Andrea. E tutti si erano messi a ridere.

Giovani   Omofobia   Scuola  

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bitteredo
Ho ENORME rispetto x la vicenda e il dolore di questa famiglia, quello che pero' non riesco a comprendere è questa ostinazione oltre ogni ragionevole limite nel rifiutare qualcosa che pare piu' che palese.. Ripeto ogni commento in una vicenda come questa deve essere fatto con molta cautela e delicatezza pero' non a discapito di una verita' oggettiva...
più di un anno fa
aleics

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