Rourke è risorto, in stile bear, ma Penn lo batte ai punti
di Roberto Schinardi
Lunedì 9 Marzo 2009
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Nel match da Oscar ha vinto giustamente Sean, anche se il reviviscente Mickey offre un'interpretazione memorabile di lottatore "loser" nel decadente Leone d’Oro di Aronofsky. |
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Il tormentone critico del momento è: Sean Penn meritava l’Oscar per il gay “Milk” o doveva andare a Mickey Rourke per il Leone d’Oro “The Wrestler”? Molti stanno dalla parte dell’Academy, che ha consegnato al sublime Penn una statuetta meritatissima; ma c’è chi esacerba la discussione, come Aldo Fittante, direttore di “Film Tv”, secondo il quale il mancato Oscar a Rourke è “un torto enorme è forse irreparabile”. No, per una volta l’Academy ci ha visto giusto. Certo, l’interpretazione di Mickey Rourke in “The Wrestler” è notevole, ma il suo nobile lavoro va innanzitutto inquadrato nel metodo Stanislawskij propagandato dall’Actor’s Studio e tanto amato da Marlon Brando: lui non recita ma “è” Randy Robinson detto “L’Ariete”, wrestler di successo negli anni ’80, caduto in disgrazia e costretto a vivere in una roulotte e a esibirsi in incontri d’infimo ordine per poi a rinunciarvi a causa di un infarto per sovrasforzo sul ring e vendere cibaria mal cucinata dietro il bancone di un supermercato.
Dalla prima all’ultima inquadratura, anche se nella sua vita è stato pugile col soprannome di “El Marielito” e non lottatore, Mickey Rourke interpreta se stesso ma senza un vero talento attoriale, dandosi senza risparmio in maniera molto “fisica”, fatta di carne torturata e sangue a fiotti (subisce di tutto: sparapunti, lamette, affetta-prosciutti, eccetera) e dove il corpo gonfiato da droghe varie, steroidi e chirurgia plastica rende assolutamente irriconoscibile, se non in qualche lampo dello sguardo, il bel Mickey supersexy, fascinoso e magnetico, dei tempi di “9 settimane e ½ “. Al contrario, Sean Penn “sparisce” davvero sotto la pelle di un reincarnato Harvey Milk: la sua interpretazione lo trasforma realmente nel celebre attivista gay di Woodmere e la sua abilità sta proprio nell’eccelso mimetismo in cui nulla è lasciato al caso ma frutto di profonda e studiata assimilazione: modulazione della voce, comportamento, gestualità e aspetto fisico.
L’ingiustizia invece c’è stata a Venezia, dove la Coppa Volpi è inspiegabilmente finita nelle mani di Silvio Orlando per “Il papà di Giovanna” firmato Pupi Avati, assolutamente inferiore alla virtuosa performance del reviviscente Rourke (improvvide mosse campaniliste o semplice ossequioso rispetto della regola che impedisce sovrapposizione dei premi maggiori?). Merito della riuscita va anche all’accorta regia di Darren Aronofsky, un eclettico talento snobisticamente sottovalutato (l’intrigante “Pi – il teorema del delirio”, ma anche lo straziante “Requiem for a Dream” con una suprema Ellen Burstyn) che in “The Wrestler” dà il giusto spazio al suo giganteggiante protagonista pedinandolo di spalle alla Zavattini/Dardenne e valorizzando due eccellenti spalle femminili: una Marisa Tomei giustamente nominata all’Oscar, dolente e protettiva lap-dancer in cerca di riscatto emotivo e una furente Evan Rachel Wood, figlia abbandonata e bisognosa di una legittima riconciliazione con la figura paterna vagamente omofoba che la crede lesbica con sottile disgusto.
Del mondo dei lottatori abbiamo la conferma che gli incontri spesso sono studiati a tavolino, mossa per mossa, e i contendenti sono in realtà complici; nei backstage il cameratismo tra questi ammassi himalayani di carne muscolosa spesso depilata - gli amanti del genere bear rasato ne andranno pazzi! - spesso confina nell’approccio goliardico filogay (Rourke invita con sguardo ambiguo a “farsi la doccia tutti insieme”). La lotta tra maschi, nudi o con costumino colorato a seconda delle esigenze di scena, è uno dei feticci del porno gay, e su Internet proliferano siti ad essa dedicati, quali il giovanilista “The Spladle”, il professionale “Metrowrestling” e il piccantello “Gay Wrestling Sex Videos”.
Bellissima, sui titoli di coda, la canzone di Bruce Springsteen che dà il titolo al film, questa sì ingiustamente ignorata dall’Academy che non l’ha nemmeno nominata agli Oscar.
Se amate il pettorale tornito, i corpi anabolizzati e madidi di sudore dei wrestler professionisti ma soprattutto un’interpretazione da loser comunque memorabile, in grado di riconsegnare all’empireo hollywoodiano una star degli anni ’80 tornata in auge dopo una mutazione fisica davvero gender, non potete perdervi questo ruggente (ma anche decadente) Leone d’Oro 2008 che rappresenta in modo emblematico anche la fine dell’era Bush, di cui Mickey Rourke è sempre stato un gran sostenitore. |
Gli ultimi interventi su questo argomento dal Forum: |
| Inviato da:
Vince-oscarologo
Data:
13-03-2009 13:25
In effetti mi riferivo proprio a christian Floris che ho visto da Santoro difendere a spada tratta la Carfagna facendo intendere anche di essere diventato un suo collaboratore.
Il mio paragone tra Oscar e David di Donatello era chiaramente ironico: alla cerimonia degli Oscar (spettacolo perfetto, studiato nei minimi particolari e professionale) non succederebbe mai che una vincitrice come la povera signora premiata l'anno scorso come migliore parrucchiera (!!!) per il film I Viceré presa dall'emozione cada dal palco al momento di uscire franando rovinosamente sulla platea.
Il prestigio del premio salvaguarda lo stesso da eventuali condizionamenti (non che essi siano assenti dagli Oscar: l'Academy fino agli anni 60' è stata certamente più conservatrice e repubblicana di quella che a partire dagli anni 70' ha via via compiuto scelte più progressiste, ma anche cinefile (tanto che oggi i film premiati corrispondono a quelli preferiti dai critici negli Usa). Ma l'influenza più che sul singolo premio va esaminata più in generale sul complesso delle nomination che possono far capire il mutamento dei gusti dei giurati nel tempo.
Il David di prestigioso purtroppo ha solo la bellissima statua di Donatello: i premi sono da qualche anno suddivisi tra le due maggiori forze produttrici esistenti in Italia: Rai e Mediaset (attraverso Rai Cinema 01 e Medusa). Scommettiamo che nel 2009 il maggior numero di premi andrà a un film Medusa per festeggiare il ritorno di Silvio. Il mondo del cinema è di sinistra... ma tiene famiglia ed ha bisogno di finanziamenti pubblici o privati (comunque oggi controllati dalle stesse mani)!!!
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Inviato da:
soledamor (Trentino-Alto Adige)
Data:
13-03-2009 12:46
Guarda il mio profilo su Me2
ovviamente anche il post precedente in risposta ad "ospite" l'ho scritto io, ma evidentemente ho dimenticanto di firmarmi.
Cito e rispondo a vince-oscarologo:
[quote="Vince-oscarologo":2ff3h3 10]Anche la Carfagna ha preso un gay al ministero delle pari opportunità...quindi possiamo aspettarci che "Diverso da chi?" vincerà il David di Donatello?
[color=#0000FF:2ff3h310]non credo proprio vince-oscarologo: la fabbrica dei sogni è Hollywood, questa fabbrica che piaccia o meno tende a supportare le politiche americane che hanno sempre un' influenza mondiale, coniugando con maestrìa esigenze spettacolari e colonizzazzione dell'immaginario collettivo globale. Il cinema italiano ha avuto un'influenza artistica internazionale solo ai tempi del neorealismo, poi ci sono stati singoli artisti anche geniali ma non c'è in Italia un sistema-cinema come inegli U.S.A. "Diverso da chi?" avrà solo un respiro nazionale, legato alla nostra Italietta.
La Carfagna rappresenterebbe emblematicamente proprio la differenza tra l'Italia e gli U.S.A. se fossero vere le accuse che le hanno mosso i Guzzanti sulla base della "divulgazione" di un'intercettazione telefonica very hot (il pompino fatto dalla ministra al premier): Clinton non si sarebbe mai sognato di far fare il ministro delle pari opportunità a Monica Lewinsky e fu processato dal villaggio globale rischiando di perdere il mandato per il soffietto della stagista che a sua volta dovette dimenticarsi della Casa Bianca e riciclarsi nella società dello spettacolo per continuare a campare strumentalizzando la squallida vicenda...in Italia è successo tutto il contrario: da i calendari al ministero
Ma sull'affare italiano Carfagna-Berlusconi per il quale sono in corso procedimenti giudiziarii meglio non insistere, ché un'altra starlet politica di prima grandezza, la Carlucci, già sta preparando una legge per vietare l'anonimato su internet in modo da limitare drasticamente anche in rete la libertà d'opinione. L'Italia sta diventando come la Cina e Berlusconi sempre più comunista... temo che le ronde se continua così si trasformeranno preso in tribunali del popolo ambulanti. Il film di Umberto Cartelli non è ancora uscito nelle sale, per ora l'hanno visto solo Grillini e soci e pare che Franco gli abbia già impresso il bollino della gay politically correctness: da ciò deduco che non sarà un Povia 2 in immagini che descrive un Luca (Argentero) che si rieterizza dopo aver conosciuto una donna, ma qualcosa di più sofisticato e che non susciterà levate di scudi nella comunità glbt (questa volta pare si tratti di semplice "transumanza" etero di carattere non definitivo). Non mi risulta che la Carfagna abbia preso un gay al ministero delle pari opportunità, ma che anzi si sia schierata contro i gay pride e che un conduttore radiofonico, Christian Floris, sia diventato Carfagnino per una sua scelta, che va rispettata (spero che non la imiti anche nella spregiudicatezza nel raggiungere il potere, ma non credo che il premier sarebbe disposto a concedergli quello che avrebbe concesso a Mara essendo notoriamente eterissimo) senza essere stato peraltro assunto dalla ministra (anzi ha perso pure il posto accusando i gay radicali di sinistra di mobbing). Non credo che Sanremo possa paragonarsi con il David di Donatello, quindi non credo ci sarà un secondo effetto Povia in versione filmica, comunque vada. Nè il Donatello può paragonarsi agli Oscar; non credo inoltre che un'era Berlusconi possa avere un respiro più ampio di quello nazionale che ci riguarda, a differenza dell'era Obama. Infine mi sembra che "Diverso da chi" non abbia una portata storica e universale come Milk, pur trattando di politica (siamo in un'epoca in cui lo status socio-politico di gay fa parte della coscienza collettiva). E d'altra parte bisognerebbe confrontare "Diverso da chi" con un film italiano a tematica machista, stabilire il valore estetico di entrambi, conoscere i risultati delle premiazioni e solo allora, al limite, opinare cosa abbia determinato la vittoria dell'uno o dell'altro sul piano del rapporto struttura/sovrastruttira [/color:2ff3h310]
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| Inviato da:
Ospite
Data:
13-03-2009 10:52
Obama sceglie un gay per seguire la campagna contro l'aids...lo leggo oggi proprio su questo sito. Mie care, mi confermate voi stesse che io avevo ragione e voi avevate torto! Invece di rispolverare il "privato è pubblico" d'antan per costringere a un improbabile e inutile coming out [size=150:334lzzen]Marco[/size:334lzzen] Bolle, le più radical sciccose si rileggano Marx (se mai l'hanno letto) e si ristudino (se mai l'hanno studiata) la differenza tra struttura e sovrastruttura, per capire meglio il rapporto che c'è tra la politica e i mezzi di comunicazione di massa!
La dimostrazione che non sai di chi né di cosa parli.
[color=#0000FF:334lzzen]Gesù ma quanto è petulante questa ospite! Sempre a cercare il refuso nel tentativo di smontare il contenuto che non le aggrada. So benissimo che si chiama Roberto Bolle: gli ho dedicato un intero post nella sezione coming out del forum, già prima di citarlo in questo altro post. Gli è che in quel momento pensavo a Marco Carta, che potrebbe essere usato invece con profitto, piuttosto che non Roberto, per un discorso di coming out utile al movimento glbt.[/color:334lzzen]
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| Inviato da:
Michele Bakunin
Data:
13-03-2009 10:46
[quote="Vince-oscarologo":27vzcw9r]Anche la Carfagna ha preso un gay al ministero delle pari opportunità...quindi possiamo aspettarci che "Diverso da chi?" vincerà il David di Donatello?
Con quelle due mozzarelle depilate di interpreti maschili, l'Orso d'oro di Berlino non lo vince comunque
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| Inviato da:
Vince-oscarologo
Data:
13-03-2009 10:42
Anche la Carfagna ha preso un gay al ministero delle pari opportunità...quindi possiamo aspettarci che "Diverso da chi?" vincerà il David di Donatello?
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| Inviato da:
Michele Bakunin
Data:
13-03-2009 10:40
oeh là! esageruma nen, adesso non esageriamo! ha solo sbagliato il nome proprio
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| Inviato da:
Ospite
Data:
13-03-2009 10:38
Obama sceglie un gay per seguire la campagna contro l'aids...lo leggo oggi proprio su questo sito. Mie care, mi confermate voi stesse che io avevo ragione e voi avevate torto! Invece di rispolverare il "privato è pubblico" d'antan per costringere a un improbabile e inutile coming out [size=150:mzv31jj1]Marco[/size:mzv31jj1] Bolle, le più radical sciccose si rileggano Marx (se mai l'hanno letto) e si ristudino (se mai l'hanno studiata) la differenza tra struttura e sovrastruttura, per capire meglio il rapporto che c'è tra la politica e i mezzi di comunicazione di massa!
La dimostrazione che non sai di chi né di cosa parli.
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