"Les Invisibles, essere gay a sessant'anni secondo Lifshitz
Venerdì 25 Maggio 2012 |
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"I media sono focalizzati sui giovani ma è assurdo e illogico" sostiene Sébastien Lifshitz, autore di "Les Invisibles", un intenso doc sulla vecchiaia glbt presentato a Cannes. L'abbiamo intervistato.

Qual è la genesi di questo progetto?Nasce da una serie di foto che ho trovato in alcuni album di famiglia in un mercato delle pulci. Tra di esse c’erano quelle di una coppia di anziane borghesi, piuttosto ‘old France’, che mi sembravano lesbiche. Ne ho scoperte altre, dagli anni ’20 ai ’60. Io ho 40 anni: mi sono chiesto che cosa significa invecchiare, come sarò a 60 e 70 anni. Non ho immagini di riferimento. Nasce quindi da un desiderio molto personale.

Come si è svolto il casting?
È durato un anno e mezzo, abbiamo provinato una settantina di persone. Una coppia scelta è poi rimasta davvero 'invisibile’: aveva problemi ad accettarsi e ha rinunciato.
Emerge dal film una totale assenza di vittimismo, la loro omosessualità risulta vissuta in maniera non traumatica.Mi sono reso conto che la maggioranza degli intervistati aveva vissuto vite meno difficili di quello che immaginassi. Volevo poi che fossero gente anonima e di tutti gli ambiti sociali. Anche le foto esprimevano il contrario della vittimizzazione.

La vecchiaia al cinema resta ancora un tabù, soprattutto nel cinema lgbt, anche se recentemente qualcosa si muove, penso al film basco "80 giorni" o al focus dedicato agli anziani all’ultimo festival gay di Torino.I media sono molto focalizzati sulla giovinezza ma è assurdo e illogico. Vige una sorta di convenzione secondo la quale sono i giovani che consumano mentre in realtà la società è sempre più anziana. È molto malsano tutto ciò. Siamo tutti destinati a invecchiare.
È molto interessante come in particolare le protagoniste del film siano state molto attive nella militanza non solo gay ma anche a favore dell’aborto, per i diritti delle donne.È una realtà storica: la rivendicazioni dei diritti ha mescolato più livelli e tutti i movimenti sociali sono stati coinvolti in un modo trasversale, costituendone in realtà uno solo con le stesse richieste. Ciò mostra il valore dell’impegno e la forza del cambiamento.

Il tema del viaggio è una costante del suo cinema. Qui il viaggio è soprattutto nel tempo, nella memoria?C’è una ricerca nel tempo ma anche una diversità geografica, attraverso la rappresentazione dei vari luoghi della Francia dove ho girato alla ricerca dei protagonisti e delle loro storie.
Sta già lavorando a un nuovo progetto?Sì, girerò tra breve. Posso solo dire che sarà ancora un documentario.