PERCHÉ MIO MARITO È GAY?

Martedì 13 Gennaio 2004
di Giuseppe Iaculo

 

Una moglie sconvolta: "A 53 anni è diventato omosessuale. Io mi sento in gabbia, mi chiedo che colpe ho… Non me ne faccio niente di un mezzo uomo, voglio relazioni vere".

Perché mio marito a 53 anni è diventato gay? Ha un ottimo lavoro, una moglie 49enne ancora bella, disponibile da sempre a fare di tutto e di più (dalla compagna sexy al muratore, dalla mamma alla commercialista, dalla cuoca alla subacquea, dal falegname all'interprete), di tutto e di più per seguirlo ovunque e comunque...!
Non lo ho mai tradito, ho sempre creduto al nostro rapporto. Ha un figlio sano e intelligente. Io sono in crisi... ne ho le prove... è bugiardo (lo è sempre stato) e non lo ammetterebbe mai. Non parla di se..., e non sa che so tutto, ho prove scritte di tutti i suoi sotterfugi!
Spero di trovarmi un amico con cui parlare di cose profonde (mi interesso di mitologia, storia, psicologia, astrologia), e con il quale fare sesso (non al buio, con le porte chiuse e la maglietta addosso, come fa lui), ma se mio marito poi lo venisse a sapere mi lascerebbe, poiché è perfetto: a lui tutto è permesso, da sempre, a me no (è gelosissimo!!!). Mi sento in gabbia, ma non so cosa fare, oltretutto non lavoro (grande disgrazia). Non mi fa mancare niente, ma a me praticamente manca tutto. Non riesco a fingere di amarlo, sono diventata cupa e silenziosa. Non ho niente contro i gay..., mi chiedo solo com'è potuto succedere e che responsabilità io ne abbia. Credo sia un uomo fragile, succube ed attaccatissimo a madre e sorella - loro due praticamente ci gestiscono l'esistenza -, e che veda in me il suo pilastro.
Io non me ne faccio niente di menzogne e mezzi uomini in cerca di checche..., ho capito che voglio amare ed essere amata, sopratutto non schiacciata da falsità ed egoismo, voglio relazioni con persone mentalmente aperte (non plagiate da mamme abituate ad essere picchiate dal marito tutti i giorni, sorelle invidiose e presuntuose, e mentalità da beduini). E se trovo un lavoro ancora meglio, perché allora alzo proprio i tacchi...! E non mi dica, dottore, che mi potrei separare lo stesso. Chi me le rimborsa le ulcere e le gastriti che mi sono venute nel frattempo???
Antonia


Inizio subito dicendoti, forse in maniera un po' brutale, che gay non si diventa, semplicemente "si è"! Soprattutto non lo si diventa così, improvvisamente. Tuo marito non può essere diventato gay (o bisessuale) a 53 anni o poco prima. Se il suo orientamento affettivo e sessuale di fondo è omosessuale (o bisessuale), esso è sempre stato tale. Egli sembra piuttosto vivere la sua omosessualità in maniera molto conflittuale, tant'è che continua a negarla, mentendo su qualcosa ormai a te evidente. Può essere condizionato dall'eventualità di essere lasciato (lo descrivi come un uomo geloso e simbiotico), o dal far diventare palese ed innegabile quanto finora è riuscito a vivere nell'ombra. Influenzato dagli atteggiamenti e dai pregiudizi omofobici, può avere paura per la sua immagine, per il suo lavoro, o temere semplicemente di rimanere solo, privo delle tue cure, della tua dedizione.
Non so da quanto tempo tuo marito viva (come purtroppo molti uomini gay sposati) un'affettività o un erotismo paralleli al matrimonio, è certo che di questa esistenza parallela ha ancora molta paura. Può avere negato e/o represso i suoi desideri omosessuali per molto tempo e scelto la strada eterosessuale non necessariamente per pura manipolazione ed adattamento, ma presumibilmente davvero convinto di potere, attraverso essa, trovare un equilibrio e mettere da parte la spinta verso il suo stesso sesso. È probabile che egli sia stato mosso verso di te da sentimenti di reale amore - potrebbe almeno in parte, e per quanto la sua condizione affettiva gli consente, ancora provarli -, e abbia scoperto in seguito (o riscoperto) di sentirsi più pieno e appagato con un uomo.
C'è un breve ed intenso libro di Marguerite Yourcenar, il primo da lei scritto, risalente al 1929, Alexis o il trattato della lotta vana: è la storia di un giovane uomo che cerca di uscire dalla situazione "falsa" del suo matrimonio, desiderando finalmente vivere la sua omosessualità. Al momento di separarsi dalla moglie le scrive le ragioni del suo distacco, chiamandola a testimone della "lotta vana" condotta fino ad allora contro la propria inclinazione omosessuale. Te lo consiglio e lo consiglio a tuo marito. Quello che si è, purtroppo (o per fortuna), non si può negare e nascondere per sempre, prima o poi ritorna, come tutte le forme ed i bisogni lasciati aperti nella vita. Viene il momento in cui dobbiamo "chiuderli", o almeno provare a farlo. Se non lo facciamo, se continuiamo a tenere aperti bisogni così fondamentali, ricorrendo ad adattamenti ormai superati, anacronistici e disfunzionali, andremo incontro alla nevrosi.
Certo tu ti sentirai umiliata, rifiutata, tradita ed incompresa. Angosciata forse all'idea di non avere vissuto a tua volta pienamente la tua affettività e sessualità di donna eterosessuale. Confusa e colpevole, in altri momenti, ti chiederai in cosa puoi avere sbagliato e cosa potresti fare per riconquistare o tenerti il tuo uomo. Arrabbiata coverai e quasi agirai inutili propositi di vendetta. Ma, pur rivolgendoti tutta la mia comprensione per la tua inevitabile sofferenza, mi chiedo, e ti chiedo: possibile che tu non ti sia mai accorta di nulla prima, e intendo non necessariamente dell'omosessualità di tuo marito, ma che non fosse un uomo con il quale tu potessi sentirti pienamente donna (e femmina)? In passato quali vantaggi puoi avere avuto tu nel non voler vedere come stavano le cose (proprio così come ha fatto lui)? E quale senso ha invece oggi per te essere pronta a vedere? Come mai tuttora mostri resistenze a separartene, pur affermando di non amarlo e di desiderare relazioni più appaganti? Quali sono le paure dalle quali ti proteggi, preferendo recriminare sul suo conto (e sul suo entourage), e fermandoti davanti alle "buone ragioni" per non andar via?
Non è forse ancora tardi perché tu e tuo marito vi possiate incontrare davvero. L'incontro può tradursi nello scegliere di continuare a rimanere insieme, malgrado la sua omosessualità; può farvi arrivare a decidere di separarvi; trasformare il rapporto in una profonda amicizia o in qualsiasi altra cosa... Ognuno sceglie l'equilibrio che ritiene possibile ed attuabile per dov'è, sulla base del peso della storia personale, facendo i conti con le proprie paure, con l'età, e con tante altre variabili. Ma un incontro vero non può prescindere comunque dalla sincerità e dal dirsi con chiarezza cosa si prova e ciò che si è, con onesta e franchezza.
Forse tu e tuo marito, se, come credo, vi siete amati e vi amate, siete ancora in tempo a farlo.
Cari auguri
Giuseppe Iaculo
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