Lana del Rey o "Lagna dei gay"?
di Matteo Giorgi
Giovedì 26 Gennaio 2012
Condividi:
|
|
 |
|
|
È davvero brava come sembra o c'è un'ottima strategia marketing dietro all'artista di cui tutti parlano e che vorrebbe eguagliare il successo flash che fu di Adele? |
|
Sgombriamo subito il campo dagli equivoci: recensire il disco di Lana Del Rey vuol dire parlare di tutto tranne che della musica contenuta all'interno. Qui infatti c'è da analizzare tutto il contesto in cui questo Born to die è nato, cresciuto e sviluppato con la compiacenza della discografia 2.0, ammantata dalle nuove aspettative di passaparola, link sui social network, pitchfork, ecc. ecc.
Facciamo un breve passo indietro: Lizzy Grant viene lanciata nel 2010 con grosse aspettative. Epic fail. Loschi individui (i discografici sopra citati) decidono di metterci mano: cambia il nome in Lana Del Rey che è "esotico ma non impegna". Lei ci mette bocca: passando da un chirurgo estetico. Nell'ombra, un padre milionario la asseconda e arriva il momento della famosa "collocazione discografica" (che qualcuno mi fulmini per aver detto questa parola). Hipster affamati di nuove icone sono pronte a trovare la nuova Dea.
The time is now ed ecco quindi sparire tutte le tracce del passato, che possano infastidire la nuova strategia. Videogames, video autoprodotto almeno nella sua autodichiarazione, invade tutti i new media ed il resto è storia recente. Il "wow", diventa presto un "chissà" proprio perché il nuovo fenomeno indie diventa mainstream.
Born to die è già pronto ad invadere gli scaffali mondiali, virtuali e non. Le prenotazioni sono da record. Ascoltarlo senza tutto questo buzz che ti rimbomba e la acclama/denigra è difficile. Eppure è un bel disco. Certo, non il capolavoro che uno poteva riconoscere immediatamente un anno fa ascoltando 21 visto che, banalmente, pare si voglia ricreare il fenomeno "vendite a sorpresa" di Adele.
Il mondo è quello di un certo lo-fi mischiato alla seduzione da passato prossimo: di una Nina Simone, di Antony, della Shivaree dei tempi d'oro o di un James Blake dei giorni nostri, di Fiona Apple, di una Nancy Sinatra gangsta, come lei stessa ama definirsi. Eppure il meglio è passato. Ed è tutto in Blue Jeans (una "Wicked game" con le tette non lontana dall'eco di P.J Harvey), Videogames e un altro paio di pezzi che già risuonano ovunque. Se proprio dovessi pensare ad un ulteriore bomba punterei su Summertime sadness.
Ma il punto è che ora arriva la prova del nove: il live. La prima uscita al Saturday Night Live è stata disastrosa. Juliette Lewis non sgarrando di molto ha scritto sul suo Twitter: "Sembra di vedere e sentire una 12enne che prova ad esibirsi davanti allo specchio". Lei si difende dicendo che "è una cantante da studio ed è più interessata ai processi compositivi della canzone, non alla televisione".
È anche vero che oggi non si può prescindere da un'intensa attività live visto che ormai i dischi non si vendono più e bla bla bla. Insomma, questa Lana del Rey (già ribattezzata genialmente LaGna dei Gay) io devo ancora veramente capire se sia TOP o FLOP. Nel frattempo mi cotono ed esco. | |
|
| |
|
|
| Interagisci con l'articolo |
|
|
|
|
| |
|
|
|