Se si parla di droghe si rischia di entrare in un ginepraio troppo folto e pieno di spine. Un argomento insidioso, specialmente in Italia e nonostante alcune forze politiche favorevoli a certe aperture. Tra i moralisti della prima ora, in genere amici cattolici che sentono il dovere morale di insegnare agli altri come si sta al mondo, e i permissivisti estremi, il tema è già abbastanza complesso perché ci si debba mettere di mezzo pure noi froci.
Però, per quanto non legato in particolare al mondo gay, il tema droghe è una realtà ampiamente diffusa. La mia stessa esperienza del
sesso, delle relazioni sentimentali e del semplice frequentare l'ambiente, è andata di pari passo con la scoperta delle droghe. Non perché i finocchi siano tutti dei tossici e nemmeno perché lo siano le persone con cui mi accompagno: molti dei miei amici più cari manco fumano, per quanti sforzi faccia lo Stato per cercare di persuaderli, con tutte quelle scrittine nere accattivanti e fantasiose sulla base dei pacchetti di sigarette (i divieti stimolano, da che mondo è mondo).
Eppure il modo di vivere appieno questa realtà permette di avere al tempo stesso un esatto specchio della società in genere. Il mondo gay è molto vario e nei posti più impensabili si possono fare incontri sorprendenti che difficilmente agli
eterosessuali capiterebbero. Calciatori e ballerini, fan di
Madonna e darkettoni, intellettuali e schiavi della
moda, ricchi sfondati e morti di fame, minorenni e pensionati: è un ritratto non di genere ma un segno della eterogenea realtà finocchia.
Cui si aggiungono, appunto, a far da contrasto con salutisti e seminaristi, i tanti gruppetti intenti a rollare tranquillamente spinelli fuori del locali, ma anche i discotecari impasticcati per necessità fisiche di
passà a nuttata, e gli estremisti del
sesso attenti più al piacere che alla prestazione.
Non che tutte le volte il
sesso o l'uscita notturna siano vincolati all'uso
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