“2 Volte Genitori”, storie di figli gay e famiglie felici

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La nuova opera del milanese Claudio Cipelletti, incentrata su alcuni genitori di omosessuali, conquista le platee di Milano e Torino. Don Barbero: "Proiettiamolo al posto della messa di...

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Un applauso interminabile in una sala stracolma del Cinema Ambrosio. Entusiasmo palpabile ma anche occhi gonfi dalla commozione. È stata un vero successo, la doppia presentazione piemontese – a Torino grazie al Togay e a Ivrea per la rassegna ‘Ivrea la gaya’ – del magistrale ‘2 volte genitori’ di Claudio Cipelletti, valente documentarista milanese ultimamente un po’ eclissatosi. Una coinvolgente testimonianza del difficile percorso emotivo di alcuni genitori di omosessuali dell’associazione Agedo, un ottimo lavoro – un’ora e mezza che vola via e si vorrebbe subito rivedere – con una dote rara per questo tipo di doc dall’intento comunque sociopedagogico: la levità.

Una leggerezza che sa essere profonda, capace di rendere anche divertenti – molte le risate durante la proiezione – i lunghi dialoghi carichi di umanità di cui il regista ha saputo cogliere i momenti più significativi senza mai essere scontato (strepitosa la famiglia con due gemelle omozigote, una lesbica e una etero), cogliendo anche l’aspetto più retrivo della deriva familista italiana con interviste shock contro i gay durante il Family Day.

“Questo progetto è nato grazie a un’iniziativa di Paola Dall’Orto ma ci sono voluti sei anni perché si realizzasse” spiega il regista. “La prima scaletta l’ho fatta nel 2002. L’anno successivo ero andato a riunioni di gruppi dell’Agedo. È un problema che è nella cultura ma non ha nessuna radice nella natura delle cose. Liberiamocene una buona volta! ‘2 volte genitori’ è stato fatto con 30.000 euro. L’abbiamo già sottotitolato in spagnolo e inglese. Chi l’ha visto in questi paesi si è identificato nell’aspetto psicologico. Certo non potrebbe accadere nelle sette nazioni con la pena di morte per atti di omosessualità, non dico le altre ottanta che la condannano. Ma ricordiamo che tra queste c’è la Turchia, dove vige un fondamentalismo identico a quello che si vede all’inizio del film. Anche a Milano abbiamo riempito la sala e ben 200 persone sono rimaste fuori. Siamo riusciti a far piangere settantenni eterosessuali! Un esercente milanese mi ha proposto di portarlo in un suo cinema”.

“Mi sono fatto un pianto immenso, avevo bisogno di un’emozione di questo genere, oggi” aggiunge Don Franco Barbero, visibilmente commosso. “Sono prete da 46 anni e da altrettanti combatto contro la gerarchia cattolica e contro l’oppressione verso gay, lesbiche e transessuali. Nella chiesa cattolica sta passando la cura Nicolosi, una cura riparativa! È una perversione che nel catechismo trova una semplificazione: la prevenzione dell’omosessualità. È incredibile quanto di omofobico c’è in questo tipo di cultura. Voglio fare una proposta: siccome nel periodo natalizio di feste ce ne sono in abbondanza, si potrebbe sostituire la messa di mezzanotte con la proiezione di questo film. Bisognerebbe portarlo ai confratelli omosessuali. È vero che è un tragitto difficile, ma un percorso possibile che riempie il cuore di gioia. Guardate questi genitori: è un cammino che si dirige verso la gioia condivisa in quest’Italia che va verso il fascismo. In barba a tutti i Berlusca e i Ratzinger di questo mondo!”.

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