23°Festival Mix: non solo cinema, oltre l’immaginario queer

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Sta per cominciare l'edizione 2009 del festival di cinema gaylesbico e cultura queer. Più di cento film, documentari e corti, oltre a musica, teatro e letteratura. Gay.it ha...

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Visioni, ipnotiche e realistiche. Soprattutto, per tutti. Grandi personaggi (a maggioranza femminili). Un unico sogno che riplasma e reinventa se stesso, il cinema. Torna l’imperdibile appuntamento milanese per gli amanti della settima arte – ma non solo – il 23° Festival Mix di Cinema Gaylesbico e Queer Culture (4 – 11 giugno), tanto buon cinema ma anche teatro, musica, letteratura, da sempre molto attento alle esigenze del pubblico e pronto a ‘sganciarsi’ dalle gabbie espressive del cosiddetto cinema glbt. Da giovedì prossimo, nel prestigioso Teatro Strehler, più di cento film, corti e documentari per ridefinire sul grande schermo i confini sempre più fluttuanti della cosiddetta cultura omosessuale. Ne abbiamo parlato col direttore Giampaolo Marzi.

La tua introduzione al programma del festival è un invito a immaginare e lasciarsi immaginare. Dove si sta dirigendo, secondo te, l’immaginario queer?L’idea di lasciarsi immaginare è un punto di (ri)partenza. L’immaginario queer sta diventando una definizione stretta quanto poteva essere ‘cinema gay lesbico’ che un tempo aveva una sua ragione di contenuto. Oggi sta ripartendo coinvolgendo anche elementi di storie e punti di vista trasversali, ritornando a occuparsi in generale delle grandi questioni non legate esclusivamente alla rivendicazione. Si riparte quindi da quella condivisione degli anni ’70 del movimento di contestazione, certo più etero che omo, sulla liberazione sessuale sia in Europa che negli Stati Uniti, il movimento femminista o del free sex, tutto quel mondo vissuto che è scomparso. L’eredità della libertà conquistata, per la maggioranza, è diventata un fatto consolidato. Per la minoranza è rimasto un continuo riscoprire, rivendicare, tutelare. Si può dire: ripartiamo tutti insieme a rimetterci in discussione. Il Festival Mix vuole affrontare anche altri argomenti, non solo coming out o di rivendicazione del matrimonio ma anche questioni più universali attraverso il cinema, a partire dal nostro vissuto che è unico, particolare, straordinariamente diverso ma può dire cose che valgono per tutti.

Quindi sempre meno un festival tematico…È un festival tematico perché è un evento di comunità, si definisce un territorio dentro al quale muoversi con libertà sapendo che la chiave di lettura è la condivisione di quello che si sceglie di proporre e sta dentro a questa cornice. L’identità è fondamentale, è un dato di fatto, ma bisogna anche lasciarsi immaginare dagli altri ma soprattutto immaginare quello che fino a oggi non c’è stato il tempo di dire e pensare nello specifico queer.

Qual è stato, quest’anno, l’appoggio delle Istituzioni per i finanziamenti ?

Siamo al Teatro Strehler, un fiore all’occhiello di Milano. È il segno dell’elasticità della società civile che attraverso quello spazio, ospitandoci, ci regala l’opportunità di essere dentro Milano e parlare con la città, relazionarci in modo democratico. La Provincia di Milano da quindici anni ci appoggia con un piccolo contributo che anche quest’anno c’è, insieme al patrocinio. Abbiamo la fortuna di avere un pubblico sempre presente e l’associazione C.I.G-Arcigay che sostiene in parte l’organizzazione e ha fatto uno sforzo economico indispensabile.

Parlami del film d’apertura, "The Way I See Things" ("Il modo in cui vedo le cose") di Brian Pera, opera sconosciuta anche agli addetti ai lavori…

Sono stupito che non abbia avuto visibilità e spazio che merita. È un’opera assolutamente indipendente che mi ha colpito fin dal titolo. Brian Pera è un giovane di grande talento, è anche scrittore e questo film è tratto da un suo libro ancora inedito. Vive per scelta nel Tennessee, in una realtà di provincia e ‘The Way I See Things’ è ricco di elementi autentici che raccontano questa dimensione diversa dallo stereotipo gay e costruisce complesse dinamiche esistenziali di dolore, piacere e scoperta. Abbiamo sempre aperto con titoli da dibattito. È costruito visivamente in modo intelligente, cita Lynch e ‘Scene da un matrimonio’ di Bergman senza essere arrogante. È fatto anche di silenzi ma non noiosi e riesce a essere coerente facendo emergere fortemente la soggettività gay in modo sincero. Anche ‘Variety’ ne parla bene.

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In controtendenza con il cinema queer contemporaneo, c’è molto Occidente e poco Oriente…

Non è una scelta di esclusione, ma rientra nella costruzione di un percorso. Il cinema orientale oggi forse rischia di essere solo una scelta esotica rispetto a un cinema mediamente di qualità. Continua a dire sempre le stesse cose, con una lingua e un contesto culturale differenti che sembrano nuovi ma non lo sono affatto.

Per quanto riguarda il sempre esiguo cinema italiano, mostrerete un ottimo documentario, "2 volte genitori" di Claudio Cipelletti… Lo proponiamo gratis a tutti i genitori milanesi, indipendentemente dall’età dei figli. È un’occasione unica:  il Teatro Strehler è un po’ il cuore della tradizione della cultura, dell’esercizio della condivisione di tutti. Invitiamo mamme e papà a venirlo a vedere gratuitamente per informarsi e confrontarsi, ma scoprire anche in questi sette giorni di festival uno spazio aperto al dialogo.

 

Il vero colpaccio è "Rage" di Sally Potter che era in concorso a Berlino…Sally Potter decostruisce l’immagine completando l’intuizione di Jarman in "Blue". Tutte le suggestioni sono sonore. Le voci raccontano le emozioni, sono la trama del film. Il fatto che vedi solo primi piani con sfondi colorati funziona: il suo obiettivo è far riflettere rispetto alla centralità di quello che vediamo. ‘Rage’ racconta il fashion system come metafora di un declino dell’immaginazione. La New York di Sally Potter è quel mondo della moda, il fashion-system di una Milano sempre di corsa, creativa del nulla. Dovrebbe essere distribuito da Mikado nelle sale tradizionali.

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