24° TOGAY, CHE MENÙ SUCCULENTO!

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Presentato il programma luculliano del festival glbt torinese ‘Da Sodoma a Hollywood’ (23 – 30 aprile). Molta Asia, poca Italia e tanti vip: Franca Valeri, Ferzan Ozpetek, Mastelloni,...

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Sulla carta, il programma della 24esima edizione del Torino International GLBT Film Festival (23 -30 aprile), si annuncia come il più equilibrato e interessante degli ultimi anni, con un giusto bilanciamento tra cinema popolare e ricerca sperimentale, presenze glam/divistiche e scoperte ‘underground’ nonostante il budget risicato, poco più di mezzo milione di euro. Come ha ricordato Walter Giuliano, assessore alla Cultura della Provincia di Torino: «Pensavo che il tempo del pregiudizio fosse stato messo in archivio: invece sento fastidiosi rumori di fondo. Solitamente queste tematiche vengono trattate con superficialità e sufficienza: questo festival ha la sua necessità di esistere e ha dato un contributo enorme. Credo che non ci saranno problemi particolari per l’anno prossimo, quando festeggerà le nozze d’argento. Ma bisogna sempre lottare per la cultura».

Ecco il menù dettagliato della grande cineabbuffata – più di 200 film – che si terrà nei cinema Ideal (apertura e chiusura), in zona piazza Statuto, e Ambrosio Cinecafè, a due passi dalla stazione ferroviaria Porta Nuova.

Antipasto: Involtini primavera di celluloide con insalata belga

Sarà l’Asia la grande protagonista del concorso lungometraggi, con ben sette film su dodici (co)prodotti dall’Oriente, e il tagalog sarà una delle lingue madri che ascolteremo di più: ben tre titoli sono filippini. Tra questi segnatevi il cinema porno a gestione famigliare che si vede in Serbis (Servizio), già in competizione a Cannes, della rivelazione di Masahista Brillante Mendoza. «Asia e Sudamerica sono le realtà più interessanti per un lavoro di ricerca accattivante e anche per la loro prolificità» spiega l’organizzatore Cosimo Santoro. «In queste realtà emergenti prevalgono interessanti contrasti fra tradizione e libertà personali».

Ad occhi chiusi consigliamo il film ‘scandalo’ della Quinzaine 2008, l’intrigante Elève libre del talentuoso regista belga Joachim Lafosse di cui avevamo già parlato.

Primo: Paella alla madrilena

Si apre giovedì 23 con la saporita commedia spagnola Fuori menù – Fuera de carta di Nacho G. Velilla, di cui si parla già come ‘nuovo Almodóvar’. Ritroviamo il protagonista di Parla con lei, l’espressivo orsetto Javier Cámara nei panni del proprietario di un ristorante top nel quartiere gay di Madrid, la Chueca. La sua unica preoccupazione è professionale, ossia conquistare una stella nella rinomata guida Michelin, ma quando spuntano i due figli nati da un matrimonio ‘rinnegato’ e si materializza un nuovo vicino di casa, un attraente calciatore argentino, la troppa carne al fuoco rischia di far ‘sbroccare’ l’oberato Javier. Gli ingredienti ci sono tutti per risate matte e liberatorio divertimento che dal giorno dopo, venerdì 24, sarà degustabile da tutti nelle sale tradizionali grazie a Bolero Film.

Secondo: Fritto misto all’italiana

Nessun film tricolore in lizza per il Premio Ottavio Mai: «Non ci è arrivato nulla di narrativo ma abbiamo selezionato in concorso due documentari molto belli (‘Giorgio/Giorgia’… storia di una voce’ di Gianfranco Mingozzi e ‘Isola nuda’ di Debora Inguglia, n.d.r.)» ci spiega il direttore Giovanni Minerba. Quindi conviene dirottarsi verso l’interessante retrospettiva sull’eclettico artista napoletano Giuseppe Patroni Griffi, di cui si potranno rivedere i sei film da lui girati più un documentario realizzato l’anno scorso da Leopoldo Mastelloni, Metti una sera con… Patroni Griffi. Gli amanti del culturismo non si perdano la sezione Europa Mon Amour – Muscoli in gonnella: i peplum all’italiana dove verranno recuperati alcuni cult degli anni ‘60 quali Il colosso di Rodi di Sergio Leone e La vendetta di Ercole di Vittorio Cottafavi.

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Contorno: Patate zuccherate in salsa rosa

Dedicato espressamente alle ragazze, l’omaggio alla scrittrice e poetessa lesbica americana Dorothy Porter che, come ha ricordato la curatrice Ricke Merighi, «ha realizzato romanzi in versi, anche per facilitare una diffusione meno elitaria della poesia». L’attrice Valeria Solarino proporrà una doppia lettura in inglese e in italiano di brani tratti da La maschera di scimmia (Fandango), fonte d’ispirazione nel 2000 per l’omonimo thriller diretto da Samantha Lang. Segnatevi anche le due serie tv saffiche, l’inglese Sugar Rush e la sudafricana Society nonché questo nome: Shu-Lea Cheang, poliedrica videoartista taiwanese dalle parti del cyber-punk, di cui si potranno vedere alcuni corti e i due lungometraggi Fresh Kill e I.K.U.

Frutta: Crema di fichi

Da non perdere il Teddy Award per il miglior documentario Fig Trees (Gli alberi da fico) del grande sperimentatore John Greyson, una sorta di bizzarro video-melò cantato sulla lotta di due attivisti, il canadese Tim McCaskell e il sudafricano Zackie Achmat, per equiparare il prezzo delle medicine contro l’Aids. Alla proiezione serale di domenica 26 verrà consegnato al regista un Premio Speciale del Festival. 

Dessert: Bi-cerin

Gran finale giovedì 30 con la cerimonia di premiazione presentata da Vladimir Luxuria con intervalli musicali tratti dal suo ultimo spettacolo Stasera ve le canto per la regia di Roberto Piana e con l’accompagnamento musicale di Gabriele Cofrancesco e interventi della voce dei Delta V, Georgeanne Kalweit, e della cantautrice rock Pia Tuccitto. Chiuderà il festival, fuori concorso, la commedia bisex spagnola Mentiras y gordas (Sex, party and lies) di Alfonso Albacete e David Menkes su un gruppetto di giovani in vacanza tra sesso, bugie e folli discoparties. In patria è stato un successo al botteghino: nel primo weekend di programmazione ha incassato il doppio di Los Abrazos Rotos (Gli abbracci spezzati), il nuovo melò noir di Pedro Almodóvar.

Ospiti d’onore: Ricco il parterre di ospiti presenti: dalla divina Franca Valeri che aprirà il festival con Lucia Ocone, a Ferzan Ozpetek a cui è stata data carta bianca per scegliere i film del cuore (alcuni classici quali Narciso nero di Powell e Pressburger e Il Segno di Venere di Dino Risi ma anche il dimenticato Leoni al sole di Vittorio Caprioli). Occhio anche al magnetico Filippo Timi a cui è dedicato un omaggio «pensato a stretto contatto con lui», come ci ha spiegato il curatore Giuseppe Savoca. «Abbiamo voluto approfondire un discorso più intimo, scegliendo film meno conosciuti a cui Filippo è più legato».

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