A LONDRA FOTOGRAMMI QUEER

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Chiude nella capitale inglese il festival di cinema GLBT. Molte le curiosità: uno sguardo su omosessualità e horror, un documentario su Jarman, e il porno-cult di Bruce LaBruce.

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LONDRA – In occasione della sua diciottesima edizione il London Lesbian and Gay Film Festival diventa maggiorenne e si ripropone con un programma ricchissimo di proposte. La serata di apertura, il 24 marzo, è stata dedicata alla prima europea dell’americano “The event” con Don McKellar e Olympia Dukakis, di cui ci eravamo già occupati. Quella di chiusura, il 7 aprile, vedrà la presentazione di “Robin’s Hood“, rilettura in chiave lesbica della nota vicenda ambientata nella foresta di Sherwood, qui sostituita dall’ambiente metropolitano di Oakland, USA. Il film è scritto è diretto dall’esordiente Sara Millman, girato in digitale con un micro-budget ed accompagnato da una colonna sonora a base di hip hop. In mezzo a queste due serate un programma fittissimo e ricco di novità e curiosità.

L’enfant terrible della porno cinematografia gay, Bruce LaBruce, propone il suo ultimo e tanto per cambiare controverso film, “Raspberry Reich” (foto). Dopo la parata di skin heads che si esibivano nel suo precedente “Skin flick” stavolta posa il suo occhio su un bislacco gruppo di terroristi anarchici che passano le loro giornate a fare sesso. Trama sconclusionata, attori pessimi (ma ben dotati), realizzazione volutamente semi amatoriale e con tanto di alternanza tra primi piani di eiaculazioni e proclami ideologici. Chiaramente fuori di testa, ma certamente nuovo tassello nella personalissima filmografia di questo singolare regista canadese evidentemente non adatto a tutti i palati.

Sempre di provenienza canadese è “Gone, but not forgotten” nel quale un esperto di borsa si reca nei boschi per suicidarsi dopo aver realizzato che covano in lui pulsioni omo. Viene salvato da un ranger che se lo porta a casa, nonché a letto. Dalla trama sembra una commedia ma il regista Michael Akers ci assicura che quello che voleva fare era un dramma.

Tilda Swinton, amatissima per la scelta mai banale dei film nei quali comparire, si quadruplica nientemeno in “Teknolust” (foto), bizzarra fanta-commedia romantica nella quale interpreta la parte di una biogenetista che ha creato tramite la clonazione tre diverse versioni di se stessa: la cattiva Ruby, la timida Olive e la repressa Marianne, che vanno in giro esibendo tre ben distinte versioni della capigliatura, rubando seme maschile. Si tratta di un’opera colorata e altamente camp ma che al tempo stesso offre qualche interessante spunto di riflessione sul futuro della sessualità nell’era cibernetica e delle implicazioni morali della clonazione. Il film è diretto da Lynn Hershman-Leeson e vede nel cast anche Jeremy Davies nei panni di un solitario navigatore della rete e la rediviva (e tutta rifatta) Karen Black in quelli di un’investigatrice privata un po’ matta.

La Swinton compare anche nel documentario dedicato al grande e mai troppo rimpianto Derek Jarman (foto), di cui ricorre quest’anno il decennale della morte (nell’occasione in Italia l’etichetta Dolmen ha appena ristampato alcuni dei suoi lavori, tra cui “Caravaggio”, “Edoardo II” e “The Angelic Conversation”). “Life as Art” ne ripercorre in modo approfondito la carriera e beneficia anche dell’apporto e delle testimonianze di molti che con Jarman lavorarono, dalla già citata attrice allo scenografo Christopher Hobbs, al compositore Simon Fisher-Turner. Non è il solo documentario interessante proposto dalla rassegna. Tra i tanti altri ci sono un reportage sul coming out nei paesi in via di sviluppo realizzato da John Scagliotti (“Dangerous living“), uno sui legami tra i soldati russi dell’Armata Rossa di stanza a San Pietroburgo (“Komrades“, foto accanto al titolo) nonché uno sguardo d’insieme a esponenti più o meno famosi che hanno caratterizzato e animato il movimento gay britannico, in “Carry on calling” e “Peter Tatchell: just who does he think he is?“. Per scoprire realtà sconosciute ai più un paio di documentari (“Juchitan Queer Paradise” e “Braids and sandals”) ci permettono di dare uno sguardo alla colorata vitalità della comunità GLBT messicana, ma nel resto del programma non mancano affatto titoli e contributi dal sud est asiatico. Insomma si tratta di un festival veramente cosmopolita e internazionale nel quale, spiace sottolinearlo, l’Italia brilla per la sua completa assenza.

Sul versante lesbo-musicale da segnalare “Rise above” un documentario su una delle più oltraggiose punk rock band mai apparse sulla scena musicale statunitense, le Tribe 8. La regista Tracy Flannigan ha assemblato 80 minuti che manderanno in sollucchero le lesbiche più radicali ed estremiste, sia musicalmente che ideologicamente. Per i maschietti pareggia i conti “Nick Name & The Normals”, sull’aggressivo e sboccato gay-punk-rocker Nick Name (foto). Decisamente l’altra faccia del post punk. Più soft i temi e le atmosfere di “Revolutionary girl Utena: the movie”, lungometraggio a cartoni animati che porta sul grande schermo i personaggi della serie giapponese creata nel 1997 dal disegnatore Chico Saito e dal regista di “Sailor Moon” Kunihiko Ikuhara. Punto chiave della narrazione la tenera relazione tra la protagonista Utena e la sua fiamma Anthy.

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Oltre a quanto accennato (e molto altro) il Festival propone anche una rassegna collaterale sui rapporti tra cinema horror e omosessualità, presentando una selezione di film d’annata, tra i quali il ben noto “Miriam si sveglia a mezzanotte” col trio Deneuve, Sarandon, Bowie. Tra le novità invece una geniale rilettura del grande successo horror “The ring”, campione d’incassi lo scorso anno. In questo mediometraggio (45 minuti) tutti coloro che vedono l’arcana videocassetta ricevono una telefonata nella quale viene loro comunicato che, shock!, entro sette giorni…. saranno gay. Non sorprende che il titolo sia “The hole”.

Il London Lesbian and Gay Film Festival è organizzato in partneship col prestigioso British Film Institute e non si limita ad interessare Londra: da maggio a settembre infatti una versione itinerante porterà una nutrita selezione dei film in oltre 40 cinema sparsi per tutta la Gran Bretagna. Se vi trovate oltre Manica per lavoro o diletto e volete informarvi sulle località e sale interessate il sito web dove poter trovare tutte le informazioni utili è www.llgff.org.uk.

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