A VENEZIA 2001APPRODA LA KIDMAN

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Divismo glaciale tra i fantasmi di Amenabar

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Che fascino, Nicole. Ma anche che glacialità, che freddezza, che divismo impostato e un po’ infantile. Ecco la cronaca puntuale della giornata più attesa (e più delirante) del Festival di Venezia: riesco a fiondarmi alla conferenza stampa di ‘The Others‘, thriller gotico classico dello spagnolo Alejandro Amenàbar in cui Nicole Kidman è una donna dai nervi fragili che vive con i due figli fotofobici in una splendida villa in mezzo a un parco brumoso dell’isola di Jersey, alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

All’arrivo di una donna anziana, un giardiniere e una ragazza muta che si offrono come camerieri, l’equilibrio della famiglia viene turbato: lei impone di non aprire una porta prima che sia stata chiusa l’altra e inizia a percepire strane presenze nella casa. Il film è gradevole e si salta sulla sedia almeno tre volte ma state attenti a non farvi raccontare da nessuno l’idea sulla quale è fondato sennò vi rovinate la sorpresa (il film viene distribuito dalla Lucky Red).

Arrivo con un’ora e mezza di anticipo per assicurarmi un posto in seconda fila e non scollo neanche a pagamento: dopo mezz’ora i giornalisti si accapigliano per impossessarsi dei posti occupati con borse e magliette. All’inizio della conferenza la sala è strapiena: una burbera bodyguard impone di non fare foto pena il ritiro dei pass, la tensione è alta. Ecco finalmente la diva, sorridente e rilassata, diafana e altissima in un semplice vestitino collegiale color crema: partono urli da stadio e si alzano decine di mani agitate per prenotare un intervento.

La selezione del moderatore è crudele. Nicole viene subissata di domande, gli altri attori del film (tra cui Fionnula Flanagan, la zia Molly de ‘La conquista del west’) vengono praticamente ignorati come il regista Amenàbar (considerato tra l’altro una delle promesse del cinema spagnolo); i due bambini sono terrorizzati come nel film. Dopo mezz’ora riesco a farle una domanda sul nuovo, attesissimo progetto del grande e deviante Lars Von TrierDogville‘, opera misteriosa (già etichettata come manifesto del cinema antiglobal e antiamericano) su una donna bellissima che arriva in un paesino Usa negli anni ’30 e sconvolge la vita degli abitanti travolti dall’avvento del capitalismo. La diva andrà a girarlo in Danimarca dove Von Trier ricostruirà un’America astratta e brechtiana in studio (senza sfondi e con i muri delle case disegnati col gesso sul pavimento). L’ultima ‘vittima’ del geniale regista danese è stata Bjork, impazzita sul set del bellissimo ‘Dancer in the Dark‘ per le tremende pressioni psicologiche di Lars. Nicole spiega che non è vero che ha dubitato sulla scelta del film ma si trovava in Australia e aveva già dato la sua parola a Lars. «Sono nervosa, partirò in gennaio per la Danimarca ma non amo parlare di film ancora da girare. Voglio lavorare con i registi più grandi, girerò in autunno anche il nuovo film di Jane Campion» (‘In the cut‘, n.d.R.).

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