A VENT’ANNI, PARTO DA ME

di

La crisi dei diciassette anni di un lettore precoce: il coming out, la voglia di fare e incontrare. Poi lo scontro con la realtà: "Ho vissuto in standby"....

Eccomi qui quasi al termine di questa notte dove ho pensato tante cose, e ancora ne penso mentre scrivo e ti rendo partecipe di quello che mi viene in mente, così come viene, come quando si parla a noi stessi…
Ho vent’anni, vivo a Roma: e sono gay per il mondo attorno a me da un bel pezzo (o almeno, a me sembra essere passata un’eternità, forse perché il tempo che passa senza che accada niente di particolare passa più lento, o forse uno si accorge che il tempo scorre e anche in fretta solo quando non gli basta più)… da quando avevo diciassette anni, perché è destino, sembra, che io cominci le cose alla rovescia, che parto sempre dalle cose che sembrano più facili da farsi: dicevo, sono gay da un bel pezzo e stanotte mi sono accorto che in realtà, io in questi anni forse non sono stato gay neanche per me stesso, figuriamoci per gli altri…
A diciassette anni ho deciso di essere visibile: totalmente. Senza una storia alle spalle, tranne qualcosina quando ero piccolo, senza niente. Lo so che non dovrei dirlo, ma a volte mi viene da sorridere quando leggo di tutti i problemi del coming out, perché per me non è mai stato quello il problema, quella era la cosa più facile e perché belle mie, la questione non è quanto lo dici e se lo dici, ma come te lo vivi addosso… e ho cominciato dalla fine, perché stanotte l’ho capito, io sto vivendo in standby, e già vivevo in pausa a diciassette anni, e allora pensavo che a essere visibile avrei imparato ad amare e respirare il mondo, invece col cavolo, qui stiamo ancora in ibernazione e non ci si schioda e sembra che le cose debbano andare così per sempre, che la colpa è di una serie sfortunata di coincidenze… e no! No Jena, no… la colpa è mia.
Intanto cominciamo a dirlo, lo faccio mio, così da mettere bene le carte in tavola, è colpa mia quando mi parlo della comunità gay, del ghetto a una dimensione, e non trovo altro da fare che constatare invece di usare la fantasia… e quanto fa schifo questo, e quanto non mi piace quello, e poi ti accorgi che ti sei auto-escluso dalla vita, perché mi sta bene Edoardo che tenti di migliorare le cose, ma che tu non lo faccia e lo dica solo è il fallimento supremo, e non è gustoso affatto…
Però certo che mica ti aiuta il mondo, ma proprio un cazzo di niente… Dopo una storiellina passeggera, all’inizio della mia “nuova fase 17 anni”, quasi quattro anni di nulla: e vabbè che si riesce a trascinare a fatica i propri amici rigorosamente etero a qualche serata gay per vedersi rimorchiare da ragazze carine (sospetto di avere il morbo delle microonde etero…), e pazienza che mi chiudono l’arcigay quando decido di contattarlo, e passi pure le associazioni che ti chiedono la tessera prima del nome… Ma intanto cominciamo da noi stessi, non so da dove ma forse bisogna smettere di chiedersi e cominciare… E allora, Jena… non lo so che farò dopo questa notte: che sono da solo in questa nuova fase (spero… ho tanto tempo davanti ma già troppe teoriche nuove fasi dietro)… è per questo che ti scrivo, dov’è l’inizio, per me che ho cominciato dalla fine: così da tenermi la tua risposta stampata in tasca, che mi porti fortuna che ne ho proprio bisogno… me la scrivi una cosa bella?
Baci,
Edoardo

Caro Edoardo, di cose belle te ne scriverei cento, mille, perché te le meriti tutte. Vorrei anch’io un ragazzo così sveglio e sensibile. Se avessi la tua età credo che ti corteggerei…
Ma veniamo a noi Edoardino. Non credo proprio che tu abbia vissuto in stand by fino a questo momento. Credo invece che tu abbia fatto i passi giusti che in quella (ed in questa) fase della vita, potevi fare. A 17 anni però, è normale avere il piede sull’acceleratore delle esperienze, ma non si deve esagerare se no si rischia di “perdere punti” sulla patente della coscienza e della conoscenza… Come si dice: Ogni cosa a suo tempo e tempo per ogni cosa.
Hai avuto le tue prime esperienze sessual-sentimentali (importantissime!), hai fatto coming out presto, quindi una consapevolezza che non tutti i tuoi coetanei possono vantare e mi dici che non credi di aver vissuto fin qui la tua vita. E che volevi fare? Conquistare Marte? Vincere un Nobel od un Oscar? (forse più adatto ad un giovane gay…), scoprire il vaccino per l’aids? Magari! Certo, è giusto farsi domande Edoardo, se le facessero tutti! ma non bisogna esagerare, altrimenti si rischia di stare troppo tempo a pensare e poco ad agire, ma non credo sia il tuo caso…
Mi piace molto, moltissimo la tua teoria per la quale la causa dei nostri guai (o presunti tali) siamo principalmente noi. Ci piace, a noi gaysssss, drammatizzare, criticare tutto e tutti, polemizzare con il mondo, spesso per non affrontare la realtà. NOI siamo il motore della nostra vita e NOI dobbiamo guidare il nostro destino, senza nasconderci e soprattutto, senza dare la colpa agli altri. Mi consola molto che a soli 17 anni tu lo abbia già capito… alcuni miei coetanei (ma anche più grandi di me) non lo hanno ancora capito e… in una botta di sincero pessimismo, ti confesso che secondo me, alcuni non lo capiranno mai.
Non ti preoccupare Edoardo, non hai cominciato dalla fine, assolutamente no. Sei partito dall’inizio e anche bene sembrerebbe. Stai vivendo giorno per giorno, momento per momento anche se a volte ti sembra di perdere tempo. Quando tu credi di perdere tempo, in realtà stai vivendo esperienze “fantasma”, poco riconoscibili al momento ma che ci sono e che presto ti serviranno a prendere delle decisioni, a fare delle scelte che tu crederai d’istinto e che invece spesso saranno dettate dall’esperienza acquisita e maturata con questo tipo d’esperienza.
Vai avanti così che vai bene, non hai bisogno di nessun promemoria mio o di chiunque altro! pensa con la tua testa!!
Baci grandi
Fabio

di Fabio Canino

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