AI FRANCESI PIACE GAY

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Cinema: grande successo per la commedia 'Le Placard' con Depardieu e Auteuil mentre 'La confusion des genres' infiamma il dibattito sui bisessuali

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PARIGI. Sfondano al botteghino, accendono dibattiti nei media: è un grande momento per due film a tematica gay in Francia. ‘Le Placard‘, commedia del veterano Francis Veber con Gérard Depardieu, non fa tempo a uscire che nel giro di una settimana si piazza in testa al box-office veleggiando a quota 1.300.000 spettatori davanti a teste di serie hollywoodiane come ‘Cast Away‘ e il suo naufrago Tom Hanks. Anche la critica lo apprezza (‘Première’ gli dedica la copertina e lo pone tra i preferiti della redazione ex-aequo con ‘Billy Elliot‘ e il film di Kitano ‘Brother‘) mentre una promozione a tappeto spalleggiata da una strategica mossa finanziaria che ha coinvolto grandi capitali, ovvero la fusione dei colossi Gaumont e Pathé, contribuisce non poco al successo grazie a una distribuzione capillare del film nelle sale francesi.

Le Placard‘ (‘sortir du placard’ corrisponde alla locuzione inglese ‘getting out the closet’, ‘uscire dall’armadio’, cioè fare coming out) è la storia di François Pignon (tipico nome dell’ingenuotto insignificante nei film di Veber), un innocuo contabile impiegato in un’azienda di profilattici che per evitare di essere licenziato mette in pratica il consiglio del nuovo vicino di far credere di essere omosessuale spedendo all’azienda una foto in cui è ritratto vestito in pelle e abbracciato a un uomo in un locale gay. In realtà è stato appena mollato dalla moglie e ha un figlio che inizia a considerarlo proprio quando lo vede su un carro del ‘Gay pride’ con tanto di super-preservativo rosa in testa. La stessa azienda, timorosa di una ripercussione sindacale, revoca il licenziamento e impone ai suoi dipendenti un rispetto molto ‘politically correct’ nei confronti del sottomesso che trascende in bizzarri equivoci e situazioni comiche: il machissimo e omofobo Santini (Depardieu), capitano della squadra di rugby aziendale, inizia a dimostrare un’anomala simpatia per Pignon e la moglie si insospettisce quando scopre che lo sommerge di regali quali maglioncini rosa e cioccolatini ripieni. Nel frattempo lo stesso Pignon s’invaghisce della signora Bertrand, la collega d’ufficio che avanza qualche lecito sospetto sull’omosessualità del timido impiegato.

Commedia leggera, leggerissima, con un ottimo ritmo e innegabilmente divertente, non ha pretese sociologiche né può impensierire i gay su come vengono tratteggiati: primo perché in definitiva non c’è neanche un vero personaggio gay nel film (tranne forse il vicino di casa che anni prima ha subito lo stesso trattamento di Pignon) e poi perché – e questo è un motivo di merito dello script – nessuno diventa gay o scopre di esserlo come la maggior parte delle commedie sull’argomento. Il messaggio vuol più blandamente essere quello dell’evidente pericolosità di ogni (pre)giudizio sulle apparenze (una collega di Pignon dice: ‘Non hai visto? Guarda come se fosse un piccione!’ e Madame Bertrand: ‘Perché? I piccioni sono gay?’) con una critica alle conseguenze paradossali del fin troppo diffuso pretesto del ‘politically correct’.

Altro punto a favore di ‘Le Placard‘, che ha indubbiamente contribuito a un proficuo passaparola tra il grande pubblico, un uso molto controllato di battute triviali e concessioni al travestitismo, abitudine radicata e spesso contestata nei film francesi di questo tipo (‘La cage aux folles‘, ‘Pédale douce‘). Daniel Auteuil lavora abilmente di sottrazione nel tratteggiare il suo personaggio pseudo-gay ed è esilarante vedere il titanico Dépardieu dare di matto per colpa dell’umile travet. In Italia il film non è ancora comparso nei listini delle varie case di distribuzione ma potrebbe avere un’anteprima al prossimo Gay Film Festival di Torino.

Nel frattempo un altro film gay, ‘La confusione dei generi‘, opera seconda di Ilan Duran Cohen, storia di un avvocato bisessuale diviso dall’amore (e dal sesso) per uomini e donne, pellicola d’autore, destinata sicuramente a un pubblico più ricercato, accende gli animi dei salotti intellettuali d’oltr’Alpe e spinge addirittura un’associazione bisessuale parigina, il ‘Bi’cause’, a vergare un manifesto per il rispetto dei diritti e dell’identità dei bisessuali.

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Il cinema gay torna a ruggire in Francia: ‘La confusione dei generi‘ è un film ambizioso e coraggioso che punta il dito sullo stato di perenne nevrosi e inevitabile isteria sentimentale della società contemporanea, complicata dai grovigli amorosi dettati dall’incapacità di saper gestire i legami in maniera risoluta: Alain è un avvocato legato alla sua collega Laurence che lo obbliga al matrimonio rimanendo incinta mentre lui continua ad avere rapporti col giovane Christophe. Nel frattempo conosce un affascinante detenuto che lo prega di recapitare una lettera alla sua fidanzata, l’inquieta parrucchiera Babette che diventa così amica di Alain, complicando ulteriormente gli intrecci. Nonostante qualche scena irrisolta e un rischio di pretenziosità dovuto anche alla messa in scena costantemente sopra le righe, Duran Cohen film un’opera personale interessante e coinvolgente sulla vita sentimentale inevitabilmente scissa e disordinata di un quarantenne di oggi grazie soprattutto all’interpretazione sofferta di un bravissimo Pascal Greggory, volto scavato e occhi verdi luminescenti, oggetto (incompreso) del desiderio per uomini e donne, destinato a rivoluzionare la propria vita per l’incapacità di sottrarsi ai legami ‘catenaccio’ che instaura con le altre persone.

Meritevole di avere riacceso il dibattito sulla bisessualità, spesso considerata un’omosessualità male accettata e non un semplice ‘ampliamento del desiderio’ come invece la definisce il sociologo Rommel Mendes-Leite, ha dato vita a talk-show, dibattiti e sondaggi secondo cui il 4 % dei maschi e il 2,5 delle donne francesi sarebbe apertamente bisessuale. Per fortuna anche in Italia potremo presto vedere ‘La confusione dei generi‘, poiché sarà in concorso al prossimo Festival Gay ‘Da Sodoma ad Hollywood‘ di Torino ad aprile. E chissà se sarà anche qui ‘bisex vague’.

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