Al cinema arriva la vagina coi denti

di

Esce l'horror-grottesco apprezzato al Sundance su una liceale vergine con vorace vagina dentata. Dirige Mitchell Lichtenstein, l'attore di "Banchetto di nozze" alla sua opera prima da regista.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1197 0

Qualcuno lo ricorderà come il bel Simon fidanzato col taiwanese Wei-Tung nel delizioso Banchetto di nozze del doppio Leone d’Oro Ang Lee. Oppure soldato vessato nel corale Streamers di Altman, ruolo per cui vinse a Venezia una Coppa Volpi divisa per sei insieme al resto del cast maschile. Stiamo parlando di Mitchell Lichtenstein, attore americano poco sfruttato al cinema che ritroviamo quindici anni dopo – e parecchi capelli grigi in più – nelle vesti di regista di una curiosa commedia grottesca, Denti, che è stato il "caso" del Sundance 2008 dove ha vinto il premio per la migliore attrice, la rivelazione ventisettenne Jess Weixler.

La trama farebbe pensare a un B-movie di quelli prodotti serialmente dalla specializzata Troma, eppure pare che il mix surreal-horror funzioni e che non si discosti troppo dalla comicità irriverente e sexy-naif alla John Waters: la bionda Dawn (Jess Weixler) è un’avvenente liceale vergine che cerca di reprimere i propri crescenti impulsi sessuali e diventa la leader convinta di un gruppo locale di ragazze "pro-castità". Durante un drammatico tentativo di stupro ai suoi danni, scopre di avere una dote davvero particolare: la sua vagina è provvista di una pericolosissima dentatura affilata. Inizialmente spaventata da questo suo potere da leggenda metropolitana, imparerà a trarne profitto non prima di aver causato evirazioni a catena con sommo stupore del suo ginecologo…

Insomma, il rischio di una comicità trash dalla grana grossissima sembra proprio dietro l’angolo ma a leggere le critiche americane c’è da ricredersi: Peter Hartlaub del San Francisco Chronicle lo definisce «Estremamente divertente e molto intelligente», mentre James Berardinelli su Reelviews parla di «Black comedy che è anche un dramma sulle angosce adolescenziali, una storia romantica che finisce male, un B-horror, un’allegoria sulla progressiva conquista di potere delle donne». Un elogio alla regia di Litchtenstein arriva invece da Kirk Honeycutt di Hollywood Reporter: «Un solido esordio che rende estremamente curiosi sul prossimo progetto del regista».

Una curiosità: il film è omonimo di un’opera di Salvatores del 2000 con Rubini, Bentivoglio e Villaggio, anch’esso grottesco-pulp ma incentrato su un "problema orale" di due dentoni incisivi che creano forti complessi nel protagonista. 

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...