AL MIGAY VINCE IL PUBBLICO

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Folla davanti al Pasquirolo nel weekend per il Festival del Cinema GayLesbico, tra sorprese e delusioni. Diverte il semi-porno di LaBruce, convincono 'Proteus' e 'Goldifsh Memory'.

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MILANO – Fine settimana alquanto eterogeneo al Festival Internazionale di Cinema GayLesbico, che ha presentato opere alquanto diverse tra di loro, in grado davvero di soddisfare tutti i gusti.

La serata di venerdì, dopo il bello ma incompiuto “Un mondo d’amore”, omaggio a Pier Paolo Pasolini firmato dal cinefilo Aurelio Grimaldi, e dopo il non brillante “Mango Kiss”, si è chiusa all’insegna del sesso con “The Raspberry Reich”, nuova opera del provocatorio Bruce LaBruce, storia di rivoluzione paradossale e divertente condita da scene di sesso estremo, non a caso interpretate da porno-attori famosissimi. Una pellicola che ha suscitato parecchie risate e diverse reazioni ormonali.

All’insegna del buonumore la serata di sabato, che ha visto in gara due commedie alquanto diverse tra loro, in grado di regalare abbondanti sorrisi. “Eating Out” storia di un etero che si finge gay per conquistare una bionda svampita che lo costringe ad andare a letto con il suo migliore amico, è scivolato nel terreno della battuta facile, efficace ed immediata. Una pellicola che ha dimostrato come sia possibile fare dei film carini con un budget limitato e un’idea già vista puntando su dialoghi ben congegnati e su un cast di giovani belli, se non bellissimi, e di talento. Ben più sofisticata l’irlandese Liz Gill, che in “Goldfish Memory” ha incastrato diverse storie, legate tra di loro dalla difficoltà di dire “ti amo” al proprio partner: una commedia che nonostante evidenti buchi di sceneggiatura ha saputo conquistare la platea del Pasquirolo.

Domenica è stata invece la volta di “Proteus”, nuova opera di John Greyson, già autore di “Lilies”. Un film in costume non sprovvisto di folgorante bellezza visiva, una storia di amore disperato tra un deportato olandese e un nero ladruncolo nel Sud Africa del 1735, che nonostante qualche omaggio non riuscito alla poetica di Jarman e al genio di Peter Greenaway ha dimostrato il talento del suo promettente regista. Ben diversa l’accoglienza riservata a “Coming Out”, unico film gay prodotto dalla DEFA nella ex Repubblica Democratica Tedesca. Un film a tratti incomprensibile, storia di un gay che accetta la propria omosessualità tra mille rimorsi, che a tratti sembrava persino un documentario, totalmente sprovvisto, purtroppo, di particolari sulla vita nella Berlino Est prima della caduta del muro.

Il weekend, che ha registrato una partecipazione record da parte del pubblico, ha fatto da cornice anche alla presentazione di importanti opere letterarie, come il successo “Né con te, né senza di te” di Paola Calvetti e le raccolte di racconti gay “Men on Men 3” e “Principesse Azzurre 2”. Stasera il gran finale, e dopo la presentazione ieri degli ultimi due film in concorso, il trascurabile “Prey for Rock & Roll” e il francamente noioso “Graffiti Artist”, sembra che a conquistarsi i favori della giuria sia “Beautiful Boxer”, il film tailandese presentato giovedì sera. Un verdetto che metterebbe d’accordo tutti, e andrebbe a chiudere questa diciottesima edizione del Festival nel modo migliore.

Una rassegna che ricorderemo con piacere, e che grazie al lavoro degli organizzatori e dei numerosi volontari votati alla causa sta diventando un appuntamento sempre più importante e significativo nell’assonnata vita culturale milanese.

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di Tomaso Andrei

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