AMORE A PRIMA VISTA

di

di Vincenzo Salemme, Italia 1999

870 0

Bruno, malavitoso e “sciupafemmine”, si sottopone a una operazione agli occhi, un trapianto di cornea. La donatrice era tal Nivea moglie di Fortunato, maggiore dei carabinieri, che improvvisamente diventa oggetto delle attenzioni del piccolo boss…

Attori protagonisti:

Mandala Tayde, Vincenzo Salemme (Bruno)

Cast:

Biagio Izzo, Nando Paone, Maurizio Casagrande, Carlo Buccirosso

Crew:

Sceneggiatura: Vincenzo Salemme – Musiche: Pino Daniele – Produzione:

Mario e Vittorio Cecchi Gori

La nostra recensione

Sono andato a vedere “Amore a prima vista” senza aspettarmi nulla di particolare, sollecitato da un amico che mi aveva detto che “era a tematica”. Devo dire che sono uscito dalla sala contento. Il film è abbastanza divertente, ma si fa apprezzare soprattutto per l’idea centrale della sceneggiatura. Salemme riesce a creare una commedia garbata su un tema scomodo come l’omosessualità rompendo i soliti stereotipi, mettendo piuttosto alla berlina l’omofobia, la paura di non essere “macho”. Certo, ci sono molte gag e situazioni veramente inverosimili (vedi i due guardaspalle o i rapporti tra mafiosi), citazioni da altri film (Thelma e Louise, A qualcuno piace caldo), ma la musica di Pino Daniele fa apparire tutto più bello… Dal nosrto punto di vista, “ce ne fosse”! Ce ne fossero di film che affrontano tematica gay con tanta intelligenza e serenità. Il fatto che il film sia poi all’insegna della commedia italiana, con gag e battute, lo rende ancor più interessante. O forse ritenete che sia più utile un polpettone?

Da La Repubblica, 30/10/99

Se il boss s’innamora di un onesto carabiniere

SOTTO lo strato delle differenze superficiali il secondo film di Vincenzo Salemme, Amore a prima vista, riprende la stessa formula del precedente “L’amico del cuore”: un paradosso basato su un pretesto chirurgico innesca una commedia degli equivoci, che si risolve in una serie di sketch. Salemme è Bruno, figlio di un boss della mala italoamericana e notorio sciupafemmine. In seguito al trapianto delle cornee di una giovane signora (Tosca D’Aquino) morta in un incidente, Bruno s’innamora dell’inconsolabile vedovo della donatrice, il maggiore dei carabinieri Fortunato Cipolletta (Maurizio Casagrande). Terrificato dalle sue nuove inclinazioni sessuali, il giovanotto diventa freddo con la bella fidanzata (Mandala Tayde), e precipita in una grave crisi d’identità. Equivoco dopo equivoco, arriva un pigro epilogo (poiché un film, una volta cominciato, bisogna pur finirlo) e rispolvera uno degli espedienti più vecchi del cinema.

Amore a prima vista non è un film dove non si ride: soltanto, lo si fa vergognandosi. Tutte le situazioni sono facilotte, scontate, indulgenti senza riserve al gusto più corrivo. La critica femminista di un tempo parlava delle donne nel cinema come pura oggettivazione dello sguardo maschile? All’ovest niente di nuovo: i personaggi femminili di Salemme esistono solo in quanto oggetti, siano prostitute o mogli e fidanzate assatanate. Va ancora peggio col tema dell’omosessualità che poi è quello centrale del film. Pazienza che, nel nostro cinema, lo si proponga quasi esclusivamente nella chiave della commedia: ma con Amore a prima vista sembra di fare un viaggio all’indietro nel tempo. Affidate soprattutto ai personaggi secondari, le gag sugli omosessuali funzionano a colpi di “ricchione” e “frocetto”.

(roberto nepoti)

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...