AMORE NERO AL TOGAY

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Si apre con qualche contestazione della destra il Festival del Cinema a Tematiche Omosessuali di Torino. Show della Cortellesi e, sullo schermo, il sensuale "Gli sposi Bulgari" e...

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Il nero va per la maggiore. E’ assodato.
All’inaugurazione del 18° Festival Gay di Torino ‘Da Sodoma a Hollywood’ è stato il tema della serata. Innanzitutto perché, in lugubri tempi postbellici, è necessario ricordare l’improvviso addio di due grandi: Alberto Farassino, critico acuto e insegnante di cinema, già ospite del Togay, a cui è dedicato il catalogo. E Leslie Cheung, indimenticato interprete di ‘Happy Together‘ e ‘Addio mia concubina‘, morto suicida buttandosi da una finestra a Hong Kong il 1° aprile e lasciando una lettera il cui contenuto non è ancora stato pubblicato.

Non si scherza con chi non c’è più ma grazie a Dio si può festeggiare tra amici: nonostante la presenza di un’allarmante banchetto di estremisti di destra fuori dal Teatro Nuovo la serata inaugurale è stata un vero successo. Sala da 1000 posti stracolma, tifo da stadio per ospiti e giurie, uno spassoso show di Paola Cortellesi che ha riproposto il suo personaggio di inviata demente di Cucuzza intervistando il provocatorio direttore Giovanni Minerba “in questo covo di invertiti”. La torta con candeline spenta con gli assessori che hanno reso possibile la vita del Festival è più che meritata.

Dopo il buio in sala e la storica sigla con doppia coppia innamorata del cinema, un bellissimo bambino di colore fatto con la plastilina ha dato il via alle danze cinematografiche: è il protagonista di ‘El negre es el color dels deus‘ (Il nero è il colore degli dei) diretto dai registi spagnoli Marc riba & Ana Solanas e realizzato da una scuola di cinema di Barcellona. Un bimbo bianco resta conquistato da un coetaneo di colore che arriva nella sua classe dopo aver analizzato su una spiaggia le indubbie capacità geometriche riconoscibili sotto la vita di un nudista nero e cerca di conquistarlo tra un gioco e l’altro.

Amori veri e corpi guizzanti, al galoppo e con tentazioni da sauna, nel lungo d’apertura ‘Los novios bulgaros‘ di Eloy de la Iglesia, applaudito in sala dalla moltitudine gaudente. E gran merito va al muscoloso protagonista, lo sfolgorante Ditran Biba, un bruno mediterraneo che sembra un Alex Britti rinforzato con predella sotto ai piedi. L’avvocato quarantenne Daniel, a caccia di prede succulente, vagheggia per il quartiere gay di Madrid, la Chueca, e s’imbatte nello statuario Kyril che però è bisex e vuole far arrivare la sua fidanzata in Spagna. Daniel, per amore, aiuta la famiglia di Kyril, si prende cura della sua famiglia, viene coinvolto nei suoi loschi traffici, accetta di trafficare del materiale radioattivo per la mafia bulgara. Ben fatto, decorato da splendidi corpi nudi e amabilmente leggero, è una commedia fragile con curiosi effetti speciali horror quasi carpenteriani che rivelano l’amore dell’autore per i racconti di Edgar Allan Poe (“l’orrore viene dall’anima”, cita il protagonista). Splendidi i titoli di testa con maschi flessuosi che si tramutano in nuvole di fumo (e viceversa). Il cinema spagnolo non è solo Almodòvar e lo dimostra sempre più spesso.

Auguri sentiti al Festival Gay che è partito alla grande e, nonostante i consueti boicottaggi e intimidazioni, sta ancora dimostrando che il cinema gay è quanto mai vivo e sfacciatamente visibile.

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