Amori gay & uomini soli al Lido di Venezia

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La passione queer sarà una delle protagoniste della 66a Mostra del Cinema. Ben 14 film in concorso per il 3° Queer Lion tra cui l’esordio di Tom Ford...

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“Io sono l’amore, “L’amore e basta”, “La normalità dell’amore. Tra film e dibattiti, è curioso che la parola più inflazionata dal cinema italiano etero più ‘moccioso’, ossia ‘amore’, vocabolo pesante, ‘impossibile a definirsi’ come soleva dire Casanova, a Venezia indicherà la passione, sì, ma quella gay. Eh già, alla 66a Mostra del Cinema di Venezia (2 – 12 settembre) il sentimento queer la farà da padrone e già si prospetta un’edizione assai cinefila e abbondante di opere a tematica omosessuale. Saranno infatti ben 14 i film in concorso per il premio Queer Lion destinato al miglior film a tematica glbt, la cui giuria è presieduta dalla coppia emergente Gustav Hofer e Luca Ragazzi, autori rivelazione di “Improvvisamente l’inverno scorso”, riuscito doc premiato col Nastro d’Argento sulla farsa tutta italica dei DiCo (verrà ripresentato al Cinema Astra del Lido giovedì 3 alle ore 17 come evento speciale delle Quinte Giornate di Cinema Omosessuale). Gli altri componenti della giuria ‘all male’ sono il regista sardo Peter Marcias, il sottoscritto e l’anglo-olandese Mark Smith, vicedirettore del mensile “Time Out Amsterdam”

Tutti pronti, quindi, per la possibile grande sorpresa del Lido che potrebbe scombinare le carte a giochi praticamente già fatti (passerà il penultimo giorno), ovvero l’esordio al cinema dello stilista Tom Ford, lanciato da Gucci e ora titolare di una società tutta sua, in concorso di getto col dramma “A Single Man”, ispirato all’omonimo straziante capolavoro di Isherwood del 1964, folgorante romanzo breve uscito in Italia per Guanda col titolo “Un uomo solo” e dedicato a Gore Vidal, classico imperituro della letteratura glbt incentrato su una giornata apparentemente ordinaria di un professore inglese, George, che insegna in un college californiano. Piccoli eventi quotidiani (una lezione mattutina, un salto in palestra, la visita a due amiche a loro modo entrambe malate, l’incontro con uno studente), sottili sommovimenti dell’anima, la consolazione dell’alcol come spunti per tratteggiare con rara profondità il senso di disagevole solitudine che ha invaso la vita di George dopo la morte del compagno investito da un camion. Il cast è da grande occasione: il protagonista sarà il superfriendly Colin Firth affiancato dall’ineffabile e rosseggiante Julianne Moore (ci sembra perfetta per il tormentato ruolo di Charley) e dallo scavato Matthew Goode che interpreterà Jim, l’amato scomparso.

Grande attesa anche per il doc battente bandiera tricolore “L’amore e basta” di Stefano Consiglio che uscirà nelle sale il 4 settembre in contemporanea con la Mostra: nove coppie omosessuali di vari paesi europei che raccontano senza infingimenti la loro storia d’amore davanti alla macchina da presa. Se ne parlerà anche al dibattito “La normalità dell’amore, organizzato da Lucky Red che distribuisce il film, in programma presso la Villa degli Autori venerdì 4 alle 15.30 alla presenza di Luca Zingaretti, voce narrante di “L’amore e basta”, di Jacques Lang e dell’Onorevole Paola Concia.

Potrebbe sorprendere l’opera seconda dell’ambizioso Marco Filiberti (“Poco più di un anno fa”) col (melo)dramma tra Visconti e Sirk “Il compleanno” sullo sbandamento amoroso di un papà per l’avvenente figlio di una coppia di amici (interpretato dal modello brasiliano Thyago Alves) durante una vacanza estiva a Sabaudia. Cast da leccarsi i baffi – Alessandro Gassman, Piera Degli Esposti, Maria De Medeiros, Massimo Poggio – e odore di scandalo per alcune scene sessualmente esplicite ma anche per una controversa dichiarazione dell’autore alla stampa romana: “Se c’è uno che ha sbandierato agli altri la propria omosessualità sono io ma ci tengo a dire che ho fatto un film non gay”.

Un altro atout italiano decisamente radical-chic sarà “Io sono l’amore” di Luca Guadagnino sullo sgretolamento di una famiglia alto borghese di industriali lombardi, i Recchi, causa innamoramento della patriarca Emma per il cuoco Antonio. Ma ci penserà anche un personaggio lesbico a dissolvere la certezza dei valori morali e monetari dei Recchi. Anche qui è scintillante il parterre attoriale: due rispettosissime ‘lady pallore’, la marmorea Tilda Swinton (premio Oscar per “Michael Clayton”) e la lanciata Alba Rohrwacher si confronteranno con l’inossidabile Marisa Berenson e l’innovativo regista teatrale Pippo Delbono. Alta tensione garantita anche nel thriller in concorso “Persécution” di Patrice Chéreau con la stregata (e stregante) Charlotte Gainsbourg, già Palma d’Oro per “Antichrist” di Lars Von Trier, e i belloni Romain Duris e Jean-Hughes Anglade. Un uomo misterioso perseguita Daniel, un trentacinquenne fidanzato con Sonia, arrivando a penetrare nel suo appartamento e infilarsi nel suo letto. Ma chi è costui?

Per gli amanti della polposità oversize ecco alle Giornate degli Autori lo spagnolo “Gordos” di Daniel Sánchez-Arévalo in cui un ex imbonitore televisivo di pillole per il dimagrimento, omosessuale ed erotomane compulsivo, cerca di risvegliare la propria eterosessualità repressa con la vedova del suo socio in affari.

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Una profonda amicizia tra Aman (Said Sabrie), un ventenne somalo cresciuto a Roma, e Teodoro (Valerio Mastandrea), un ex pugile dal passato misterioso è invece al centro dell’opera prima “Good morning Aman” di Claudio Noce che verrà presentata alla Settimana Internazionale della Critica.

Vichingi tatuati e muscolosi invaderanno gli schermi durante la proiezione del danese “Valhalla Rising” di Nicolas Winding Refn con Mads Mikkelsen e Alexander Morton, epopea guerresca della tribù Barde tra virilismo conquistatore e stupri gay. In questa mostra palindromica – è l’edizione numero 66 – non ci lasceremo certo perdere il seguito del graffiante “Happiness” di Todd Solondz (autore del dimenticato “Palindromes”) ossia “Life during Wartime” con Charlotte Rampling e Ally Sheedy, dove ritroveremo il pedofilo paterno Bill che esce dal carcere ma non sarà più interpretato da Dylan Baker bensì da Ciaran Hinds.

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