AMORI TRA DIVE

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Da oggi nelle sale, ecco "Otto donne e un mistero", il film-evento di Ozon con un cast di grandi attrici, tratto da una piéce dello scrittore gay Robert...

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"Per non vivere sole alcune ragazze amano altre ragazze, e si vedono ragazzi sposare dei ragazzi…". No, non è Dalida rediviva ripescata anonimamente in un qualsivoglia spettacolo drag ma l’attrice colosso (soprattutto per le dimensioni) Firmine Richard che nel divertententissimo ‘8 donne e un mistero‘ di François Ozon – grande successo di critica e pubblico in Francia, sui nostri schermi da oggi, distribuzione Bim – la reinterpreta seduta mollemente in cucina dopo che le altre 7 hanno scoperto che è lesbica. E non è la sola ad alimentare il coté saffico del film, visto che quando Catherine Deneuve e Fanny Ardant vengono sorprese avvinghiate sul pavimento e si giustificano con "non è come credete…" le rimanenti commentano, neanche troppo sconvolte, "noi non crediamo, noi vediamo…".

Ma chi sono i personaggi di questo incredibile cast che riunisce la maggior parte delle massime attrici francesi contemporanee (oltre alle tre già citate ci sono Isabelle Huppert, Emmanuelle Béart, Danielle Darrieux, Virginie Ledoyen e Ludivine Sagnier)? Otto splendidi fiori, otto splendide donne. C’è la vamp ricca e bella, la sorella isterica e repressa, la nipotina vergine e irrequieta, la cuoca nera e lesbica, la maliarda misteriosa e bisex, la nonna alcolizzata e finta paralitica, la figlia incinta e irrequieta, la cameriera seducente e perfida. L’unico uomo è in camera da letto, con un coltello piantato nella schiena: chi è l’assassino?

Il talentoso regista francese François Ozon, che con questo film rappresenterà la Francia nella corsa alle nomination per i prossimi Oscar, parte da un classico del giallo teatrale (una villa isolata nella neve, i sospettati che nascondono segreti e moventi) e da un pièce dello scrittore gay Robert Thomas, grande autore di mistery, da cui anche Hitchcock voleva trarre un film, per rileggere in chiave camp e oltraggiosamente kitsch la femminilità prorompente che trasudavano le dive anni ’50 nei melodrammi alla Douglas Sirk citato in molte scene. E per ognuna è stato creato uno splendido look dai colori pastello ideale per l’azzeccata fotografia di Jeanne Lapoirie simil-technicolor dalle tinte calde e pastose scelta per ricreare l’atmosfera melò del film: c’è un’altezzosa Deneuve leopardata, una seducente Ardant in rosso fuoco, un’isterica Huppert marroncina e così via. Ha dichiarato il regista: "Ho anche ripreso primissimi piani delle scarpe, a una a una, ma poi non ho avuto il coraggio di montarli".

Poi, l’inosabile: Ozon fa azzuffare le sue splendide creature in risse improvvise, scompone la cofanatura platinata di Catherine Deneuve affossandovi le manate violente di una nevrotica Huppert, fa spaccare una bottiglia in testa alla povera decana Danielle Darrieux, intreccia gambe e corpi di Ardant e Deneuve unite prima in una lotta e poi, sdraiate sul pavimento, da un bacio sulla bocca (scena pubblicizzatissima, fortemente simbolica ma in realtà molto casta). Mescola amanti segreti, furti, adulteri, incesti, avvelenamenti, ricatti e rivelazioni che spostano in continuazione i sospetti come in uno spassoso Cluedo filmato: il gioco funziona e diverte. Inoltre, a sorpresa, fa cantare a ciascuna delle attrici una canzone del vasto repertorio della varieté francese (Dalida, Barbara, Nicoletta, Françoise Hardy) su cui svettano ‘A che cosa serve vivere liberi’ – senza amore – cantata da una suprema Fanny Ardant ‘gildesca’ e ‘Toi jamais’ in cui la Deneuve ingioiellatissima gorgheggia un po’ incerta ‘Uomo, non sei che un uomo…!’.

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Ozon radicalizza l’essenza camp e retrò di tanto teatro gay che esaspera ludicamente la femminilità esagerata e idolatrata grazie a un cast di per sé eccezionale (premiato a Berlino per il miglior contributo artistico) che eccelle per classe, glamour e ironia. E quando Fanny per qualche secondo guarda in camera silenziosa e triste quasi ad invocare quel cinema che non c’è più (o il suo François, non Ozon ma Truffaut) sono brividi a fior di pelle.

Otto più.

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