AMORI TRAGICI TRA CANADA E CINA

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Due film splendidi e riusciti, finalmente in edizione DVD: in "Lilies" la ricostruzione teatrale della relazione tra due adolescenti. In "Lan Yu" una commovente love story a Pechino.

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Probabilmente l’estate non è il momento migliore per l’home cinema, ma la pubblicazione recente in DVD di due titoli impedibili nel catalogo Queer di E.Mik dovrebbe convincere anche i più restii a regalarsi una serata davanti al piccolo schermo. Stiamo parlando di Lilies, splendida opera del canadese John Greyson del 1996 vincitrice anche del premio al San Francisco International Lesbian & Gay Film Festival, e di Lan Yu di Stanley Kwan, che insieme con Wong Kar-Wai è uno dei registi della rinascita cinematografica di Hong Kong.

Una ambientazione teatrale di forte impatto emotivo rende ancora più accesi in Lilies i colori di una storia di passione omosessuale proibita, di gelosia e di vendetta. La vicenda si svolge nel Quebec, in una sovrapposizione temporale tra il 1912 e il 1952: il cardinale Bilodeau (Marcel Sabourin) si reca in un carcere di massima sicurezza su esplicita richiesta di Simon Doucet (Aubert Pallascio), detenuto vicino alla fine e condannato per omicidio, per accoglierne la confessione.

Ma non appena l’alto prelato entra nel confessionale, si trova di fronte ai suoi antichi peccati: gli altri detenuti allestiscono una vera e propria messa in scena, recitano il dramma della Morte di San Sebastiano, e mostrano al cardinale la storia della sua adolescenza. Siamo così trasferiti nell’estate di quarant’anni prima, un periodo cruciale per il destino di tre diciottenni, in lotta con la propria identità, la loro coscienza e le aspettative dei loro genitori. L’amore del giovane Simon per il coetaneo Vallier, la sua attrazione per la bella Lydie Ann e la devastante gelosia di Bilodeau avranno conseguenze tragiche.

Una delle caratteristiche più stranianti e coinvolgenti del film, è il fatto che tutti i ruoli, maschili e femminili, sono interpretati da uomini. La bravura degli attori e la magia delle scenografie, rendono la pellicola preziosa fino alle lacrime.

Nell’opera di Stanley Kwan, uno dei pochi fimakers dichiaratamente gay di Hong Kong, troviamo invece una appassionante storia d’amore ambientata nella Pechino del 1988 (ricordate Tien-an-men?). In realtà, il soggetto di Lan Yu è tratto da un romanzo, intitolato “Beijing story” diffuso su internet nel 1996, e il cui vero autore, rimasto sconosciuto, si firmava ‘Beijing Tongzhi’, letteralmente ‘Compagno di Pechino’, ma la parola Tongzhi, pur essendo il termine con cui tradizionalmente ci si saluta tra comunisti, ha poi preso il significato gergale di ‘gay’… Il romanzo, che è stato il primo a parlare apertamente di amore gay in Cina, è rapidamente divenuto una sorta di cult underground per la sparpagliata comunità omosessuale cinese.

Lan Yu (Liu Ye) è uno studente squattrinato arrivato nella capitale dalle campagne. Un comune amico lo presenta a Chen Hangdong (Hu Jan), ben consapevole dell’attrazione verso i ragazzi di questi. Hangdong è un uomo d’affari di successo, e decide di portare il ragazzo a casa sua; tra i due nascerà una storia in bilico tra l’amore e il rapporto mercenario, che porterà entrambi a perdere il senso della relazione. L’imprenditore non si sentirà in dovere di rinunciare a corteggiare anche altri ragazzi, cosa che sconvolge il giovane Lan Yu, che crede in questa che è la sua prima relazione con un uomo. Dopo varie crisi, Hangdong deciderà di sposarsi con una donna, per rinforzare la sua credibilità sociale, e Lan Yu si allontanerà di lui. Ma un incontro casuale, che avviene dopo il divorzio di Hangdong, riaccenderà una passione che non potrà spegnersi neanche con il tragico finale.

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Uscito nel 2001, Lan Yu è uno dei primi film a parlare di omosessualità in Cina, e il coraggio della storia traspare nonostante la relazione tra i due protagonisti risulti a tratti invidiabile persino per un occidentale. Certamente, il risultato è un film commovente, intimo, che scruta nell’animo di due uomini in lotta con le proprie paure, ancor più che con i pregiudizi dell’ambiente. Un’ottima metafora di ciò che accade anche nel nostro paese ancora troppo spesso.

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