Anche il Giffoni Film Festival diventa queer

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Alla cinekermesse dedicata ai ragazzi particolare attenzione alla tematica glbt, dalla teen comedy "Struck By Lightning" con Chris Colfer, star di "Glee", al dramma dark e gender "Unconditional".

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Si è rivelata assai queer la 42esima edizione del Giffoni Film Festival, “il più necessario” come fu definito da François Truffaut, ospite internazionale dell’edizione del 1982. All’apprezzata cinemanifestazione dedicata al cinema per ragazzi, che si chiude stasera nel paesino salernitano di Giffoni Valle Piana col concerto di Nina Zilli, oltre alla commedia drammatica "Elliot Loves" diretta da Gary Terracino di cui abbiamo già parlato, domenica nella sezione "Anteprime" è stata presentata la teen comedy "Struck By Lightning", opera seconda di Brian Dannelly ("Saved!") interpretata e sceneggiata dalla star gay di "Glee" Chris Colfer. Un ruolo da protagonista assoluto il suo, scritto all’età di diciassette anni, che non ha nulla da invidiare alla personalità travolgente del suo adorato Kurt Hummel. Qui è il risoluto Carson Phillips, direttore del giornalino scolastico con ambizioni da redattore del New Yorker e famiglia ordinariamente disfunzionale: la mamma Sheryl (Allison Janney) si strugge nel passato, mentre il padre assente Neal (Dermot Mulroney) ha una nuova fidanzata incinta (Christina Hendricks) e l’affezionata nonna (Polly Bergen) stenta a riconoscerlo a causa di un galoppante Alzheimer.

Carson è inoltre odiato da quasi tutta la scuola finché non riesce a reclutare con piccoli ricatti un composito team di redattori che contribuiranno al suo riscatto sociale grazie anche all’appoggio dell’unica vera amica, la grassottella Malerie (Rebel Wilson). Costruito come un lungo flashback a partire dalla morte accidentale di Carson, colpito da un fulmine prima di terminare il liceo, ha scatenato i "Gleeks" per i quali la proiezione era riservata da programma – pare più di 2000 da mezzo mondo, Russia e Iraq compresi – e che si sono però infervorati per l’arrivo di un’altra star di Glee, Dianna Agron, ossia la cheerleader Quinn Fabray, di passaggio in Italia prima delle riprese a Parigi nel nuovo film di Luc Besson con Robert De Niro, "Malavita".

Fuori concorso sono passati anche due film italiani gay della scorsa stagione, il pregevole "La kryptonite nella borsa" di Ivan Cotroneo e il letterario "Un giorno questo dolore ti sarà utile" di Roberto Faenza tratto dall’omonimo romanzo di Peter Cameron.

La tematica queer è rilevante anche nello psicodramma dark "Unconditional" dell’esordiente Bryn Higgins in cui la vita routinaria di due gemelli sedicenni, Kristen e Owen (Madeleine Clarke e Harry McEntire), stressati per le cure costanti che richiede la madre malata, viene sconvolta dall’arrivo di un fascinoso ventenne, Liam (Christian Cooke) di cui Kristen si innamora perdutamente. Ma Liam è attratto da Owen che però lo preferisce in versione femminile: lo convince a indossare vestiti da donna e a farsi chiamare come la sorella, trasformandosi in una femme fatale che scatenerà e farà scatenare pulsioni incontrollate. "Unconditional" è stato apprezzato in particolare dalla critica: Screen International parla di “dramma cupamente disturbante, ben scritto e girato magistralmente” mentre per il San Francisco Chronicle si tratta di “un potente mix di tensioni gender, sessuali, generazionali e di classe con performances eccellenti”.

E’ davvero un buon segno che un festival espressamente dedicato ai giovani lasci spazio alla tematica queer con un ampio ventaglio di proposte internazionali che attraversano intelligentemente vari generi cinematografici. Insomma, lunga vita al Giffoni Film Festival.

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