Arisa e Chiara Francini illuminano l’inaugurazione del ToGay

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Trionfale avvio del 27° Festival "Da Sodoma a Hollywood" con sala stracolma e significativo discorso del sindaco Fassino. Applausi per Arisa, Chiara Francini e la commedia drammatica "Time...

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Magnifica Arisa. È stato un trionfo il vero e proprio concerto con cui la cantante potentina-genovese ha inaugurato la 27esima edizione del Torino GLBT Film Festival "Da Sodoma a Hollywood" nella stracolma sala 6 dell’UCI Cinemas al Lingotto. Un irresistibile show swingante e informale, in cui la funambolica Arisa, autodefinitasi "un Puffo dentro a una gnocca", scherza ironica con gli spettatori e il valente pianista Giuseppe Barbera, interrompe una canzone e la riprende, innesta l’ormai sacrale "Tanti auguri" della Carrà e Rettore col suo malizioso "Cobra" facendole sue, chiude in crescendo con una rasserenante "Pace" per spazzare via l’eco malinconica della sanremese "La notte", splendida e insinuante. "Sono felicissima di essere qui, io vado dove c’è amore – ha spiegato al pubblico -. Una mia amica mi ha raccontato di essersi innamorata per la prima volta di una donna a 45 anni, non si può dire dove va la vita… Io lesbica? No way!".

In tono con la riuscita serata anche il brio effervescente dell’attrice toscana Chiara Francini che è salita sul palco col curatore della programmazione Angelo Acerbi in sandali e calzini bianchi come i protagonisti etero della nuova, spassosa sigla del festival. La simpatica "discolaccia-toscanaccia" testimonial 2012 per la campagna mondiale uomo di Dolce & Gabbana, di cui si è vista un’esauriente clip con il suo excursus cinematografico (ha anche recitato con Spike Lee in "Miracolo a Sant’Anna"), ha letto un bizzarro zibaldone con i motivi per cui "vorrebbe essere un ragazzo gay", tra cui: "sarei stata un adolescente omosessuale senza brufoli perché avrei saputo coprirli col fondotinta".

Il discorso più significativo è stato del sindaco Piero Fassino: "Siamo felici e orgogliosi di dare un contributo a fondare una società che rispetti e riconosca i diritti di ciascuno nelle proprie scelte di vita. Il ruolo delle istituzioni è anche quello di promuovere iniziative che vadano in questo senso: noi riconosciamo l’investimento nella cultura e attestiamo il valore etico e culturale di questo festival".

È seguita la commedia drammatica senza infamia e senza lode "Alle tijd" ("Tempo da risparmiare") di Job Gosschalk, coproduzione belga e olandese su un orsone quarantenne, Maarten (Paul de Leeuw), insegnante di musica a vispi bambinelli, nella cui vita irrompe l’avvenente Arthur (Alwin Pulinckx), confuso però sulla propria sessualità. Quando la sorella Molly (Karina Smulders), convivente con Marteen, decide di andare a vivere col fidanzato attore di teatro che desidera sposarla e Arthur pensa di stabilirsi a casa di Maarten, gli equilibri esistenziali del gruppo avranno un deciso scossone, tanto più che Maarten scopre il futuro cognato baciarsi con un’altra ragazza.

Gradevole e ritmato nella prima parte, in cui emerge un messaggio positivo su come sia necessario adeguarsi in maniera elastica alle nuove forme di famiglia allargata indipendentemente dai rapporti di sangue – nella casa con giardino vive quasi in pianta stabile un’amica cinquantenne convinta di essere destinata a rimanere sola – subisce una brusca virata verso un dramma ospedaliero più convenzionale in cui il solo elemento innovativo è una doppia paternità maschile in cui i due papà non sono però gay ma possibili padri naturali dello stesso bambino.

Applausi in sala.

(foto:spaziotorino.it)

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