BALLA CON ME, NINO

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Perla di mezza estate: esce "Mambo italiano", commedia canadese campione di incassi all'estero: storia del coming out in una famiglia di immigrati. Si ride tra stereotipi e musica.

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«E ora si balla!» gridava la pacioccona oversize Tracy dopo l’esplosione di una parrucca e l’esclusione della regina di bellezza oca e cattiva nel finale dello spassoso e campissimo ‘Grasso è bello‘ di Waters. E’ tempo di vorticose danze gay, meglio se col proprio amore: uno degli ultimi tabù (due omosessuali che ballano insieme, possibilmente abbracciati) sta per essere superato.

Non si arriverà forse mai alla limpidezza del finale di ‘Salò‘ (quel ‘Margherita’ sussurrato!) né alla radicalità dell’orgia del kubrickiano ‘Eyes Wide Shut‘ in cui due maschi, nudi, ballano insieme nella villa della setta aristocratica, eppure piano piano qualcosa si muove: ne ‘La donna perfetta‘ due gay si mescolano agli etero al gran ballo di Stepford e anche in Italia, dopo qualche tentativo maldestro (in primis la ‘Milonga‘ con Giannini gay) dal movimento omosessuale si arriva finalmente ai gay in movimento (ritmato).

Ecco ‘Mambo Italiano‘ di Emile Gaudreault, film canadese che in Francia è uscito a maggio col sottotitolo ‘Pacs all’italiana‘ e arriva da noi oggi tra gli scampoli di fine stagione dopo i successi internazionali (per rendere l’idea ha incassato nel mondo il doppio di ‘Dogville’), in 100 copie nelle arene estive.

Maria e Gino Barberini sono due emigranti italiani trasferitisi a Montréal negli anni ’50. Quando il figlio Angelo rivela di essere gay e di amare il bel poliziotto Nino Paventi sarà scandalo.

Tanto più che Nino non vuole certo fare coming out con l’ingombrante madre Lina. Nel cast un veterano di Hollywood, Paul Sorvino, nei panni del babbo Gino:

«Eravamo un po’ inquieti avendo una grande vedette ma dal quarto giorno ci siamo rassicurati. Dopo una scena emozionante ci ha confidato che i dialoghi comici erano tra i migliori che avesse mai letto» racconta la Gaudreault.

Molte scene musicali sono state improvvisate: «Paul e Ginette (Reno, n.d.r.) potevano mettersi a cantare in qualsiasi momento. Era sempre magico, da vedere e da sentire. Tutta la troupe ha apprezzato le loro canzoni».

Inevitabili gli stereotipi sugli italiani (gesticolii continui, senso esasperato della famiglia, parolaccia facile) ma qui fanno parte del gioco frivolo e divertente.

Una specie di ‘Mio grosso grasso matrimonio gay italiano’ in salsa musicarella, ideale per le vacanze.

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