Balli, musica e amore libero al Motel Woodstock

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Il grande Ang Lee torna al cinema con una commedia solare sul mitico concerto rock del 1969 osservato dall’organizzatore gay Elliot Tiber. Colpisce Liev Schreiber en travesti, strepitosa...

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Ecco la commedia che riconcilierà chi ha meno di sessant’anni col grande rimpianto universale: non avere avuto vent’anni o giù di lì nel 1969. Eh sì, quanti avrebbero voluto esserci, dal 15 al 18 agosto in quella landa paludosa dalle parti di Bethel, cittadina dello stato di New York, dove quei famigerati tre giorni di pace e musica diventarono il simbolo dell’aggregazione hippy più sessantottina che mai, quando il trinomio droga & sesso & rock’n’roll raggiunse la sua forma mediaticamente più compiuta.

Il grande regista di ‘Brokeback Mountain’ ci riconsegna tali atmosfere da un punto di vista molto particolare, quello dell’organizzatore gay Elliot Tiber, insoddisfatto decoratore d’interni del Greenwich, che cerca di risistemare ‘El Monaco’, lo scalcagnato motel dei genitori tra le verdi colline dei Catskills. Ma quando si presenta l’occasione di accogliere un festival musicale che non può essere ospitato nella vicina cittadina di Wallkill, per il timido Tiber sarà il momento del riscatto: ma chi può immaginare un’invasione pacifica di quasi mezzo milione di persone?

Ang Lee sceglie un registro molto leggero e fa una scelta spiazzante: niente concerto, che resta fuori campo, per privilegiare la dimensione più intima della famiglia di Tiber, con mamma arcigna (Imelda Staunton, strepitosa) e papà un po’ bollito. Ma resta la lunga trasmigrazione colorata – in split screen, come nel doc premio Oscar del 1970 di Michael Wadleigh – l’onda libertaria al sogno di una vera libertà, l’illusione collettiva di un mondo davvero migliore.

La musica comunque c’è, ed è dei Doors, Grateful Dead, Jefferson Airplane, Richie Havens (una nuova registrazione di ‘Freedom’) e altri, per cui pronti a canticchiare e battere i piedi sul pavimento.

Anche riguardo all’omosessualità, il regista sceglie di lasciare spazio solo agli sguardi ‘delle prime volte’, a un bacio fugace e, nella riuscita scena del trip allucinogeno nel camper, a un’idea di sesso a tre che rimane nell’immaginazione deviata dalla mescalina. Ma c’è un personaggio, davvero spassoso, che dà un tocco gender al film: è il corpulento travestito Welma (Liev Schreiber, convincente e doppiato in italiano da Pino Insegno), quasi una guardia del ‘corpo in transizione’, spalla protettrice di Elliot con tanto di doppia pistola a esclusivo titolo di difesa. Così, il personaggio bene interpretato da Demetri Martin, assume contorni delicati e arricchiti da una certa grazia, in controtendenza con l’esuberanza esperienza tipica dei figli dei fiori.

"Taking Woodstock – a true story of a riot, a concert and a life (una storia vera di una rivolta, un concerto e una vita)" è stato scritto dal vero Elliot Tiber con Tom Monte, ed è uscito in Italia per Rizzoli.

Durante la scena dell’intervista, Elliot Tiber dà questa esemplare risposta: “Voi mi fate domande sulla libertà, l’essenza stessa dell’impresa, di ogni impresa. ‘Libero’ può essere inteso, e spesso lo è, come sinonimo di ‘gratuito’. Non ci sarà dunque un ‘treno della libertà’: il treno è già partito. La musica può essere libera quando la nostra gente è incatenata? Se una canzone non è libera, nessuno lo è. Per questo libereremo tutte le canzoni”.

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