BASTA CROCIATE ANTICLERICALI

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"Sono un prete, sono gay, ho accettato la mia omosessualità. Non capisco gli attacchi al Vaticano: condanna solo le forme più estreme". La Jena e don Franco Barbero...

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Cara Jena,
dopo aver letto tante lettere pubblicate in merito all’omofobia della Chiesa e a tante crociate “inverse”, sento la responsabilità di dover scrivere due righe (o poco più) per esprimere anche il mio pensiero.
Sono anche io un prete che, come tanti, cerca di vivere la propria omosessualità nel modo più libero ma anche più rispettoso possibile. Non ho mai sentito il problema di riconoscere la mia tendenza, poiché da quando ho avuto un briciolo di ragione non ne ho mai, lucidamente, dubitato. Forse questo mi ha facilitato molto le cose e le relazioni interpersonali. Ma veniamo a noi. Quello che mi preme scrivere e precisare è questo.
La Chiesa, almeno dal Concilio Vaticano II, non passa il suo tempo a condannare alla cieca chi è omosessuale (cf. i vari manuali più accreditati di morale, ad es. Sgreccia, Chiavacci, Vidal, ecc…). Semmai, a mio parere, sta tentando di dare una risposta diversa ad una realtà vasta e non nascondibile come quella dell’omosessualità. Certo ci sono anche prelati che nella vita non sanno fare altro che esagerare nei proclami e nelle risoluzioni, chissà poi perché… Ma se si deve stare attenti a questo tipo di “crociate”, dovremmo stare attenti anche a quelle “crociate” inverse, dove cioè un potere condanna l’altro.
Attenzione, poiché potrebbe essere pericoloso cadere in questo vortice dove una mano condanna l’altra! Mi sembra che spesso i proclami (a volte quasi blasfemi) di chi vede nella Chiesa un pericolo a dir poco mortale, siano dettati più da ignoranza (nel senso vero del termine) e da una volontà di volersi sostituire ad un “potere” costituito, piuttosto che da una seria e decisa voglia di dialogo e di rispettoso desiderio di comprendersi. Forse mi sbaglio, ma non lo so… In più credo che ogni persona abbia il diritto di vivere ed esprimere la propria sessualità come meglio crede, ma non si possono sventolare bandiere e parole per affermare e difendere posizioni solo personali mascherate da quel diritto comune e inviolabile che si chiama libertà. In una società civile la libertà e la dignità delle persone non sono mai separate dal senso del rispetto verso la comunità intera. D’altronde noi gay sappiamo bene quale stile di vita spesso ci troviamo a vivere. La Chiesa, se vogliamo, ce l’ha con quegli atteggiamenti che non rispettano né la dignità né la libertà delle persone, omosessuali o no che siano. Quando uno stile di vita diviene eccessivo non produce nulla di buono in nessun caso, né tantomeno porta ordine e senso civile; uno stile di vita che ancor più spesso è irrispettoso di quei gay (che forse sono la maggioranza) che cercano una vita tranquilla, un amore fedele, una posizione decorosa nella vita, una realizzazione dopo tante fatiche e sofferenze.
Questo la Chiesa non approva: l’atteggiamento (e non la tendenza) irrispettoso non solo dei cosiddetti “normali” ma anche di quei gay che non hanno nessuna intenzione di imbastire crociate inverse, o lotte per la conquista di un potere inverso, o di ostentare una posizione, rispettabile quanto vogliamo, ma che non è l’unica. La Chiesa (quella vera e costituita) esiste da duemila anni – da quattromila se consideriamo la prosecuzione del giudaismo – e già questa mi sembra una ragione sufficiente e necessaria per poter ritenere di essere in una nave sicura, anche se non perfetta. Se Dio avesse voluto una Chiesa perfetta, e quindi statica, non l’avrebbe fatta di uomini, ma di angeli o di puri spiriti…
Forse sono stato troppo diretto nell’esprimere il mio pensiero, ma spesso certe affermazioni mi fanno male, molto male, più di quelle parole dette da persone lontane (forse solo apparentemente) dal mondo gay. Con questo voglio dire semplicemente che mi riconosco perfettamente come gay e come appartenente a questa realtà normale, ma se è sbagliato intraprendere crociate dirette credo che sia sbagliato mettere in piedi anche crociate inverse. E se sono arrivato a scrivere tutto questo è perché tengo veramente alla mia identità ed a chi, come me, vive una condizione di vita certamente non facile, ma anche bella, piena di soddisfazioni e ricca di sentimenti.
Non sono pentito di essere gay, non sono pentito di essere prete…
Se poi ci sono prelati omofobi affari loro. Grazie a Dio la vita eterna è spirituale e il corpo… passa!
Un saluto affettuoso a tutti.
Marco.

Carissimo Marco hai ragione, il corpo passa, ma finchè c’è, voglio decidere io, e solo io, sul suo “utilizzo”.
Non ti preoccupare, non sei stato troppo diretto nell’esprime il tuo pensiero… ancora non hai sentito il mio.
Hai ragione, non è giusto fare delle crociate “inverse”. Non è giusto fare delle crociate “inverse” solo per gli omosessuali. C’è tanto materiale sul Vaticano che la questione omosessuale è solo una piccola parte!!
Inizierei la mia piccola crociata personale ricordando le visite del Papa al dittatore cileno Pinochet. Un criminale che ho visto affacciarsi ad una finestra a salutare accanto al Papa. Per par condicio voglio ricordare che lo stesso Papa si è affacciato ad un altra finestra con un altro dittatore, Fidel Castro. O vogliamo parlare, caro Marco, del silenzio orribile della Chiesa ufficiale durante il nazifascismo con la deportazione di massa degli ebrei? Certo, molti preti si sono mossi in silenzio, rischiando la propria vita per salvare vite umane. Il Vaticano, no.
La mia piccola crociata personale potrebbe continuare riflettendo su una anomalia del nostro Paese che “dovrebbe” essere laico ma che poi fa scegliere gli insegnanti di religione ad un altro Paese, il Vaticano chiaramente. Però quando si tratta di mettere mano al portafoglio (gli stipendi insomma) batte cassa all’Italia. Insomma, io in quanto italiano -oltre che gay- con le mie tasse devo pagare persone scelte dal Vaticano che vanno in giro a “parlare male di me”. E a proposito di soldi: perché il governo Italiano deve pagare tutti i viaggi del Pontefice??!! I biglietti Alitalia io li pago, eccome!! Parlo di piccole crociate personali prendendo però spunto da una parola, crociate appunto, uno dei primi danni della Chiesa Cattolica!! Certo la Chiesa ha fatto anche tanto bene nel mondo, non lo nego. Spesso però su iniziative private di preti, suore e frati che si muovevano in silenzio. La Chiesa è bravissima a chiedere scusa degli orrori perpetrati; qualche “decina di anni” dopo però. Per le scuse ai gay quanto dobbiamo aspettare!?
Volevo anche segnalarti, caro Marco, che l’8 per mille della dichiarazione dei redditi che molti italiani destinano alla Chiesa cattolica non va a favore di opere di bene… no mi dispiace… ho visto comprare con quei soldi, automobili, vestiti e case per gli amanti dei potenti del Clero!
Fai bene Marco a non sentirti in colpa per essere gay. Saprai sicuramente di non essere il solo. Dico sempre che la più grande sede dell’Arcigay è proprio quella in Vaticano!! E potrei andare avanti in eterno con le mie piccole crociate, ma credo che per rispondere più sensatamente alla questione che tu hai posto (quella gay) ci sia bisogno di qualcuno più serio e più saggio di me. Per questo lascio la parola (in questo caso lo scritto…) a Don Franco Barbero che credo tu conosca. Lo ringrazio ancora una volta per essere sempre così solerte e preciso nell’aiutarmi. Io ti saluto Marco e ti ringrazio per avermi dato la possibilità di sfogarmi, di portare avanti le mie piccole crociate. A te la linea Don Franco!!!
Fabio

E’ sempre difficile dialogare con una persona di cui si conosce direttamente solo il nome. Intanto prima di parlare di crociate inverse bisognerebbe leggere con onestà ed accuratezza tutti i documenti vaticani ufficiali in cui si parla espressamente di omosessualità. Non si tratta di alcuni prelati che esagerano nei proclami e nelle risoluzioni. Si tratta (qui sta la differenza) di documenti che esprimono la posizione ufficiale della chiesa gerarchica, redatti da una congregazione vaticana dove la condanna dell’esperienza omosessuale è esplicita, ribadita, senza possibilità di equivoci, sempre pubblicata dopo l’approvazione ufficiale del Pontefice romano. Cavarsela dicendo che è colpa di qualche prelato omofobo o esagerato significa chiudere gli occhi e cambiare le carte in tavola.
Che poi esista una ricerca biblica e teologica assai variegata ed anche innovativa, è di tutta evidenza. Ma non si possono citare Sgreccia, Chiavacci, Vidal come se appartenessero alla stessa “corrente”. Tra il vaticanissimo Sgreccia e Vidal vi sta un oceano…. E’ vero anche che uno stragrande numero di biblisti e teologi “ai margini” oggi esprimono posizioni davvero liberanti e dissenzienti con una dignità intellettuale e morale di altissimo livello e che la loro autorità è sempre più ascoltata anche all’interno della chiesa. La loro marginalizzazione paradossalmente ha reso molto più “udibile” la loro voce.
Dire che la chiesa gerarchica “ce l’ha con quegli atteggiamenti che non rispettano né la dignità né la libertà delle persone omosessuali o no…” è almeno umoristico per quanto riguarda gay e lesbiche. Quando si continua a parlare dell’omosessualità nei termini dell’ultimo documento vaticano, è proprio la gerarchia che va a colpire la dignità e la libertà delle persone omosessuali. Certi linguaggi perentori lasciano posto ad una sola posizione, non al dialogo.
Non mi sembra che gay e lesbiche abbiano imposto crociate. Certo, esistono sempre anche eccessi ed atteggiamenti discutibili. Gay e lesbiche non rivendicano alcuna umanità perfetta. Ma la crociata, con le precise indicazioni date dal Vaticano ai politici e agli amministratori, è stata messa a punto da parte della gerarchia. Gay e lesbiche non hanno nessuna terra santa da conquistare e non hanno nessun nemico da sconfiggere tranne il pregiudizio e la violenza. Vogliono una “terra per sé” da condividere, da “coabitare”, senza estromettere nessuno, senza attentare a nessuna istituzione. Le battaglie civili svolte con passione ed argomenti non sono crociate. Quanto alla chiesa come “nave sicura” il discorso sarebbe lungo. A me le imbarcazioni un po’ meno sicure in cui si decide insieme dove andare piacciono di più che non quelle dove un solo capitano e pochi intimi decidono tutto e fanno sempre lo stesso viaggio. Ma, giustamente, c’é chi ha bisogno del transatlantico della verità! Io ho scelto le migliaia di barchette di Pietro, metafora eloquente della incerta ricerca umana, e il loro viaggio mi sembra più vicino alla realtà della vita.’
Cordialissimi saluti a don Marco e a tutti/e
don Franco Barbero (franco.barbero@viottoli.it)

di Fabio Canino

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