BILANCIO POSITIVO AL MIGAY

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Si è chiuso martedì il Festival del Cinema Gay di Milano dedicato alla magia, con un sorpredente show dei maghi Otelma e Absea. Vince lo splendido "Tan de...

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MILANO – Il cornetto rosso scelto come simbolo portafortuna per esorcizzare il tanto temuto numero 17 ha portato decisamente bene al Festival Internazionale di Cinema Gaylesbico e Queer Culture che si è chiuso martedì sera a Milano. Un’edizione che si è contraddistinta per la più che discreta qualità dei film presentati e per la massiccia partecipazione del pubblico, che nonostante il lungo weekend e il clima estivo non ha disertato la sala del cinema Pasquirolo. Grossa parte del successo riscontrato è attribuibile alla novità più apprezzata di quest’anno, ovvero l’introduzione di sottotitoli elettronici che hanno accompagnato ogni proiezione e che sono andati a sostituire la traduzione simultanea in cuffia facilitando la visione delle opere presentate.
In una cerimonia di chiusura rallegrata dai due variopinti maghi Otelma e Absea, il primo protagonista di un rituale erotico e il secondo semplicemente incontenibile nel suo essere diva (si è presentato con il chihuahua in braccio come le regine della Hollywood anni ’50), sono stati premiati i migliori film delle tre diverse categorie del concorso. Tra i cortometraggi la preferenza è andata a “Blow” dell’australiana Marie Craven ed ex aequo a “Two Minutes After Midnight” dell’inglese Seamus Rea, mentre per i documentari il riconoscimento maggiore è toccato a “The Gift”, aspra e scioccante cronaca del fenomeno barebacking, ovvero della deliberata volontà di contrarre il virus dell’HIV. L’attenzione era ovviamente concentrata sui lungometraggi, la categoria più seguita dagli astanti: la giuria ha scelto il bel “Tan de repente” dell’argentino Diego Lerman, viaggio di un gruppo di donne alla ricerca di un nuovo sé, una pellicola già premiata a Locarno e che avrebbe meritato un’adeguata distribuzione nelle sale italiane. Menzioni speciali ai francesi Ducastel e Martineau e al loro irrisolto “Ma vraie vie à Rouen”, allo sloveno “Varuh Meje- Guardian Of The Frontier” di Maja Weiss, intricata ed affascinante metafora politica con al centro tre Grethel smarrite nella foresta, e premio del pubblico a “Yossi & Jagger” di Eytan Fox, sicuramente il più applaudito della settimana. Vale comunque la pena citare almeno altre tre storie scivolate davanti ai nostri occhi: la poesia un po’ kitch di “Claire”, film d’apertura con tanto di accompagnamento orchestrale, il sanguigno “Luster”, in grado di esplorare il disagio dei giovani americani, e il divertente “Lily Festival” della giapponese Sachi Hamano sulla sessualità nella terza età.
Un’edizione questa diciassettesima che più delle precedenti ha saputo trasformarsi in un vero e proprio evento in grado di coinvolgere spettatori, artisti e addetti ai lavori anche all’esterno del cinema. In questa direzione si sono mossi gli organizzatori, che hanno inserito in programma anche momenti volutamente leggeri come l’intervista incrociata sull’omosessualità ai Krisma, Subsonica e Cristina Donà, l’incontro con una vulcanica Viola Valentino, che per quasi mezz’ora si è dimenata sul palco come una vera teenager, il dibattito con i giovani autori dell’antologia “Men on Men 2”, o ancora la presenza di cartomanti chiamati a sciogliere dubbi e tensioni di ansiosi avventori. Particolarmente riuscite le feste organizzate al frequentatissimo Billy, al mitico ed esclusivo Plastic di Viale Umbria e al centro sociale C.S.O.A, location estremamente diverse tra di loro e in grado di accontentare un po’ tutti i gusti.
Cala quindi il sipario sulla rassegna, ed è proprio un duro colpo per chi continua a sostenere che il numero 17 porti male: il Festival non solo è sopravvissuto ma ne esce rafforzato, confermandosi senza alcun dubbio come uno dei migliori degli ultimi anni.

di Andrea Tomasi

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