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È nelle sale "La ragazza delle balene", bel film neozelandese basato su una leggenda Maori, e tratto da un romanzo dello scrittore gay Witi Ihimaera sul rispetto e...

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Si presenta decisamente con un bel pedigree “La ragazza delle balene“, con premi del pubblico vinti ai festival di mezzo mondo, da Toronto a Rotterdam, passando per San Francisco, sino ad arrivare al World Cinema Audience Award che si è aggiudicato al prestigioso Sundance Film Festival. La storia è ispirata ad una leggenda Maori, secondo cui i loro antenati arrivarono sino ad Aotearoa (il nome della Nuova Zelanda nella lingua Maori) guidati da un uomo a cavallo di una balena, il “Whale Rider” a cui fa riferimento il titolo originale del film. Oggi il leader del villaggio dove approdarono è l’anziano Koro, rigidamente attaccato al protocollo e alle tradizioni della sua gente quasi a reazione della quasi cancellata identità culturale dei Maori a seguito dell’arrivo dei coloni dall’Europa. L’erede maschio a cui passare lo scettro di capo del villaggio però non c’è, dal momento che suo figlio si è ormai rifatto una vita in Germania e c’è solo sua nipote, Pai, quale discendente. L’uomo è disperato e comincia a guardarsi intorno, cercando tra i bambini del villaggio quello a cui poter insegnare come essere un buon capo.

Pai vorrebbe partecipare alle lezioni ma l’uomo l’allontana perché è una femmina, e può forse una donna essere l’incarnazione dell’antenato che cavalcò la balena? La risposta la daranno proprio le balene, arenatesi di notte nella baia dove sorge il piccolo villaggio…

Il soggetto del film è tratto da un romanzo breve dello scrittore, Maori e gay, Witi Ihimaera, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer col titolo “La balena e la bambina”. Il personaggio della piccola bambina che lotta per avere quello che la società non le consente di essere solo per motivi legati alla sua identità sessuale, ha chiari contatti con il crescere da omosessuali in un ambiente fortemente tradizionalista.

Ihimaera crede fermamente che le stesse problematiche di rispetto ed uguaglianza che devono fronteggiare i Maori si applichino perfettamente anche ai gay, l’altra fascia di pubblico per la quale si sente più portato a scrivere. Il suo primo libro apertamente a tematica è Nights in the gardens of Spain ed è stato pubblicato nel 1996, e nel 2000 è tornato ad affrontare l’argomento omosessualità nel romanzo The uncle’s story.

La regista Niki Caro (foto sotto) dal canto suo è al secondo film ma anche il suo primo lungometraggio, Memory & desire – memorie e desideri (1997), lo avevo sceneggiato traendo ispirazione da un romanzo di uno scrittore gay, Peter Wells. Ci ha spiegato il perché della sua scelta (due film da due libri di autori gay) nel corso di un incontro avvenuto ad Auckland, dove vive: «Perché sono dei grandi libri, con bellissime storie.

Con Witi Ihimaera, l’autore del romanzo, siamo stati in contatto tutto il tempo e ogni volta che finivo una nuova stesura delle sceneggiatura andava in visione a lui. È stato meraviglioso e nelle fasi iniziale è stato colui che ha fatto da ponte tra la produzione del film e la comunità Maori».

La Caro si è detta anche molto soddisfatta della reazione del pubblico al film: «E’ bello vederli alla fine della proiezione con le lacrime agli occhi, anche gli uomini – spiega – Penso che rispondano tutti alla capacità di comprensione mostrata dai bambini del film, dal loro essere comunque gentili con degli adulti che pure non li trattano in modo giusto».

«Niki ha trasformato il romanzo in modo meraviglioso – ha commentato Witi Ihimaera – Ha inoltre aggiornato la storia che è diventata molto più attuale. Non si tratta soltanto di una comunità che deve affrontare un problema di stirpe e di successione, ma è anche un film sulle donne e di come cercano di trovare un proprio posto all’interno della società. Pai è diventata un’icona, una ragazza che insegue disperatamente la sua sovranità e il suo destino in un mondo concepito per gli uomini».

Il film ha la fortuna anche di aver trovato una giovanissima protagonista assolutamente straordinaria in Keisha Castle-Hughes, 11 anni all’epoca delle riprese e senza alcuna esperienza come attrice alle spalle.

Non meno eccellente comunque anche il resto del cast, composto da attori sconosciuti da noi con l’eccezione di Cliff Curtis (nella foto con la Castle-Hughes), che interpreta il padre della bambina; l’attore è da tempo attivo anche a Hollywood ed ha recentemente girato Runaway Jury con Dustin Hoffman e Gene Hackman. Ultima nota sulle musiche, opera dell’australiana Lisa Gerrard (Premio Oscar per Il Gladiatore), le cui composizioni rarefatte e sognanti sono perfetto commento ad un film inusualmente ricco di emozioni e che trova nelle sequenze ambientate sulle spiagge della Nuova Zelanda, come Lezioni di piano, i suoi momenti più belli.

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