Brad Pitt, idiota irresistibile “A prova di spia”

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Nella spassosa commedia dei Coen "Burn After Reading", l'amato Brad Pitt incarna l'impiegato beota di una palestra che si impossessa di un cd creduto top secret. Look improponibile,...

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Non sfoggiava un look così balzano dai tempi di Johnny Suede, il superfriendly Brad Pitt, quando veniva diretto da Tom DiCillo e incarnava un aspirante rocker con capelli ritti e terrificante ciuffo platinato a banana; eccolo nuovamente con taglio verticale improponibile – punte di biondo mechate su metà testa – nella spassosa commedia americana alla John Landis Burn After Reading – A prova di spia dei fratelli Coen, ultimo capitolo della cosiddetta "trilogia degli idioti" iniziata con Fratello, dove sei? e proseguita col trascurabile Prima ti sposo, poi ti rovino.

Il nostro amatissimo Brad – ha appena donato 100.000 dollari agli organizzatori della campagna contro la "Proposition 8" che vuole annullare le nozze gay in California – interpreta un impiegato demente di una palestra di Washington che ritrova un cd smarrito da una cliente e, convinto che contenga preziosi segreti spionistici (sono le memorie dell’alcolizzato Osborne Cox – un John Malkovich stropicciatissimo – ex-dipendente della Cia), tenta di ricattare l’autore con la complicità della collega Linda Litzke – una strepitosa Frances McDormand – ossessionata dal sogno di ben quattro interventi di chirurgia plastica per rifarsi letteralmente una vita.

«Una storia di persone incredibilmente cretine» come l’ha definita George Clooney che nel film interpreta l’amante di Linda conosciuta via web ma anche della moglie del ricattato, l’algida dottoressa Katie Cox (Tilda Swinton tinta mogano, impagabile). Una girandola scatenata di menzogne, pedinamenti, corna – «tutti vanno a letto con tutti» come ricorda un agente della Cia – in cui spicca proprio Brad, perfetto nella svagatezza naif di un beota totale che tracanna in continuazione Gatorade, ha la bocca costantemente impastata da chewing-gum e non si separa mai dal suo I-pod fasciato sul braccio e sparato via auricolare a massimo volume. Quando riceve un dritto in faccia da Osborne che non vuole sottostare ai suoi ridicoli ricatti, gli grida in faccia: «Frocio!» e lo stesso Osborne viene sospettato dai colleghi di «aver cambiato sponda» quando notano che due uomini non smettono di fissarlo.

Anche se preferiamo i Coen da drama thriller – pensiamo al mirabile L’uomo che non c’era più che all’osannato Non è un paese per vecchi –  indubbiamente i fratelli di Minneapolis sono a loro agio con il personaggio del criminale idiota coinvolto in trame farsesco-burlesques, veicolo esemplare di una caustica critica ad alcune ossessioni tipicamente americane: la paranoia di essere osservati, inseguiti, intercettati; la bulimia sessuale, specialmente via Internet; la mania ormai collettiva della forma fisica a ogni costo, con ogni mezzo chirurgico.

Curiosità: l’ottimo montaggio serrato è firmato da Roderick Jaynes che in realtà è uno pseudonimo dietro al quale si nascondono proprio loro, gli inseparabili fratelli Coen.

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